Il Superuovo

L’Almamatto e Pirandello ci raccontano quel pizzico di follia che è in ognuno di noi

L’Almamatto e Pirandello ci raccontano quel pizzico di follia che è in ognuno di noi

Riscopriamo la follia che ci appartiene, con l’Almamatto e con la rilettura del dramma Enrico IV di Pirandello.

Tutti i migliori sono matti”, ci ha insegnato Alice nel Paese delle Meraviglie, e così siamo cresciuti ripetendocelo come a voler autogiustificare quel pizzico di follia che, in fondo, appartiene ad ognuno di noi. Ma se, per ricordarcelo ancora meglio, cercassimo il riferimento in un matto per ogni giorno dell’anno? Adesso è possibile, grazie all’Almamatto.

Almamatto, un matto al giorno

Almamatto. Un matto al giorno. 365 tipi strani (+1) che hanno cambiato il mondo” è il titolo del libro realizzato da una squadra di psicoterapeuti, sotto la coordinazione di Giampietro Savuto, con l’intento benefico a favore del progetto Centro Crisi di Lighea Eos Impresa Sociale. Uno per ogni giorno dell’anno, vengono presentati una serie di tipi strani che, nonostante la loro natura fuori dalle righe, sono per qualche motivo passati alla storia. Da Torquato Tasso a Carlo Emilio Gadda, passando per Alessandro Manzoni. Questi sono solo alcuni dei personaggi con accertate nevrosi o tormenti di natura psichica di altro genere. C’è anche l’inventore Nikola Tesla, di cui viene raccontata l’ossessione per il numero 3. Nietzsche si ritrovava ad abbracciare i cavalli, lo scrittore statunitense Philip K. Dick viveva nella convinzione di essere controllato dall’FBI. Sfogliando l’Almamatto ci si convince che le stranezze che appartengono ad ognuno di noi non sono poi così insolite, e che forse il mondo è bello perché e var…variamente matto.

Enrico IV di Luigi Pirandello

Sono o non sono? Eh, via, sì, sono pazzo!” pronuncia il protagonista di un esemplare testo teatrale di Luigi Pirandello. Quello di Enrico IV è un dramma a tre atti, che nel 1922 è stato rappresentato a Milano per la prima volta. Protagonista del dramma è la pazzia, che viene articolata tra realtà e finzione: Enrico IV è la maschera che indossa un giovane ad una festa, nella quale cade da cavallo e subisce una botta alla testa che gli fa perdere il senno. Il giovane, impazzito, crederà di essere l’imperatore Enrico IV per ben dodici anni, assecondato dalla famiglia che contribuirà a creare attorno alla sua villa il clima di un castello immerso nella vita dell’XI secolo. Rinsavito dopo dodici lunghi anni, il giovane si trova davanti una realtà dura da affrontare, in cui la donna che amava è amante dell’uomo che aveva provocato la sua caduta da cavallo. Decide così di evitare di affrontare la questione, e finge di essere ancora pazzo per ben otto anni, finché il suo equilibrio tra realtà e finzione viene reso precario dai tentativi di guarirlo di uno psichiatra. Sono passati vent’anni dalla sua caduta da cavallo, quando davanti alla donna che amava e al proprio rivale, scambia la loro figlia Frida per la giovane amata due decenni prima e la abbraccia, mandando il padre di lei su tutte le furie. Belcredi, questo il nome del rivale, lo aggredisce, e a lui non resta altra scelta che ucciderlo e ricadere definitivamente nella pazzia.

Pirandello e la follia

Nel dramma Enrico IV Luigi Pirandello dimostra ancora una volta la sua tesi che collega la vita ad un teatro in cui ognuno, in fondo, costruisce la propria maschera e recita un ruolo. Ma non è tutto: la tematica della follia è anch’essa analizzata e studiata in maniera sistematica dall’autore, che è profondamente convinto che nella vita e nei suoi cambiamenti sia parecchio labile il confine tra follia e sanità mentale. Nell’atto secondo, quando Enrico IV rinsavisce, capisce che in fondo l’unico modo per essere davvero libero dai meccanismi sociali è quello di recitare la sua parte e vivere nella condizione di pazzo: unicamente in questo modo può assicurarsi la libertà.
Ma dite un po’, si può star quieti a pensare che c’è uno che si affanna a persuadere agli altri che voi siete come vi vede lui, a fissarvi nella stima degli altri secondo il giudizio che ha fatto di voi? — «Pazzo» «pazzo»! — Non dico ora che lo faccio per ischerzo! Prima, prima che battessi la testa, cadendo da cavallo….
Vi guardate negli occhi? Ah! Eh! Che rivelazione? — Sono o non sono? — Eh via, sì, sono pazzo
!”

 

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