Lady J: Quando la giustizia diventa vendetta. Perché vendicarsi fa male

“Vendicarsi di un nemico è ricominciare un’altra vita” Publilio Siro

 

È capitato a tutti. La vendetta è un seme nero che attecchisce in ognuno di noi con risvolti tutt’altro che positivi. È un sentimento oscuro e primordiale, che non lascia scampo agli uomini, né agli animali. Vive nel nostro animo da secoli, viene tramandato di genitore in figlio senza un perché, una ruota che continua a girare e a schiacciare chiunque se ne serva.Abbiamo sofferto ed è giusto che chi ne è la causa paghi e siamo disposti a tutto pur di farci giustizia. Anche, perché no, ad uccidere.Eppure, nella nostra consapevolezza ci inganniamo. Sappiamo di star sbagliando, non riusciamo a sopportarlo e tramutiamo quell’odio in finta giustizia. Ci ripetiamo così tante volte di star facendo la cosa giusta, che finiamo per crederci davvero. E tutto quell’odio che ci avvelena la mente, d’un tratto diventa più facile da digerire e stiamo in pace con noi stessi, però solo per un po’. Solo fino al momento in cui ci renderemo conto di aver sbagliato, di esserci auto-distrutti e da questa consapevolezza non c’è redenzione.Ed era in questo che Madame de la Pommeraye, Lady J, credeva, prima di ritrovarsi scottata a vita dal suo stesso fuoco.

“Lady J” (dove la “J” sta per Justice”) è un film francese del 2018 diretto da Emmanuel Mouret, vincitore del premio Cesar per i migliori costumi. Uscito nelle sale francesi e belghe nel settembre 2018, è stato invece trasmesso in Italia nel marzo 2019 sulla piattaforma digitale Netflix.La storia narra dell’avvenente nobildonna francese Madame de la Pommeraye che ha come vanto quello di non essere mai stata sedotta da un uomo, finché non cade tra le braccia del famoso dongiovanni il marchese des Arcis che, miserabilmente, dopo anni di frequentazione, le spezza il cuore. Un dolore troppo grande da sopportare, ragion per cui la donna decide di ripagarlo della stessa moneta, facendolo innamorare, e poi sposare con l’inganno, di una prostituta, mademoiselle de Joncquières, minando gravemente alla reputazione dell’uomo. Lady J crede di aver vinto, ma solo a inganno svelato capirà che quel piano di vendetta ha ferito una sola persona: se stessa.Ma cosa ci spinge a desiderare con tanto odio la distruzione di una persona? Cosa si muove nella nostra psiche ed è all’origine di questo sentimento?

Il marchese des Arcis e Madame de la Pommeraye

 

Psicologia e vedetta

Erroneamente crediamo che vendicarsi possa portare a una sorta di parità tra l’offensore e l’offeso, regolando i conti per il torto subito. Questo primordiale e intrinseco sentimento di rivalsa fa sperare di ritrovare l’equilibrio interiore perduto, fa sentire l’offeso nuovamente forte, capace di fronteggiare a testa alta ogni difficoltà, di poter e saper fronteggiare chiunque tenti di scavalcarci.Senza pensare alle conseguenze, rimuginiamo sul danno arrecatoci, alimentiamo il fuoco dell’odio facendo diventare ciò che era una scintilla, un incendio dalle misure sproporzionate.Molto spesso, questo sentimento dipende dall’insicurezza. L’indifferenza o ancora, il perdono sarebbero armi migliori e più che sufficienti per fronteggiare un torto. Esattamente come lo sarebbe la giustizia che, al contrario della vendetta, ha il compito costruttivo di far ragionare l’offensore sulle proprie azioni. Questo astio sproporzionato non ha ragione di risultare preoccupante quando rimane una semplice fantasia. Tuttavia, quando questo diventa realtà o perseguita l’offeso fino a rovinargli la vita, può essere segnale di altre patologie mentali come, ad esempio, il disturbo narcisistico della personalità.

mademoiselle de Joncquières

Il narcisismo e la vendetta

Il narcisista possiede, al contrario di quanto crede, una personalità particolarmente fragile. Ogni persona che in un modo o nell’altro tenterà di svilire la sua grandiosità, verrà visto come un nemico da abbattere. Il più piccolo torto diventa una soppressione del sé, del proprio essere “migliore rispetto a chiunque altro”. L’offensore porterà a far credere al narcisista di doversi vergognare della propria fragilità, di dover ristabilire l’onore perduto con qualunque mezzo, anche l’omicidio, se necessario.

È questa la ragione che ha spinto Lady J a vendicarsi, a escogitare un piano contorto e deplorevole per salvare non solo il proprio onore, ma anche quello di tutte le donne cadute nella rete dell’affasciante marchese des Arcis. Madame de la Pommeraye è convinta, dall’alto della sua convinzione di superiorità, di essere la giustiziera mascherata della situazione. Diventa paladina di uno pseudo-femminismo che raggiunge sfruttando una povera prostituta di appena sedici anni, che non ha alcuna parola in capitolo e che viene deviata dalla nobildonna e dalla madre ad agire contro la sua volontà. Non si rende conto, acciecata com’è dalla vendetta, di star compiendo lo stesso gioco del marchese, utilizzando senza riserbo una ragazzina indifesa per raggiungere i propri fini.Il suo piano fallisce ancor prima di compiersi, lei stessa, senza capirlo, diventa misogina e arrogante, utilizzando un’altra donna come se fosse un oggetto, esattamente quello che rimproverava di fare al marchese. Ella diventa carnefice non solo dell’uomo che amava ma anche di una povera ragazza che, al contrario suo, non saranno capaci di portarle rancore. Così Madame de la Pommeraye si ritroverà sola, col cuore spezzato e l’orgoglio ferito, capace solo di soffrire e rimpiangere l’amore dell’uomo che aveva amato.

Ilenia Vitale (@ileniavitale_)

1 thought on “Lady J: Quando la giustizia diventa vendetta. Perché vendicarsi fa male

  1. Quindi è giusto lasciare che l’offensore leda la mia dignitá, mi manchi di rispetto e ne esca pure impunito, da vincitore della situazione, solo perchè devo dimostrare una presunta superioritá tramite indifferenza? Non avete davvero capito niente…

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