L’abolizione della plastica monouso ci renderà realmente consapevoli entro il 2021?

Pochi giorni fa l’Eurocamera ha approvato il divieto del consumo di alcuni prodotti di plastica monouso entro il 202 nell’Unione europea. I prodotti usa e gatte come posate, piatti, cannucce, bastoncini cotonati costituiscono infatti il 70% dei rifiuti marini. La relazione è stata approvata con 571 voti favorevoli, 53 contrari e 34 astensioni.

Le problematiche ambientali sono, fortunatamente, sempre più al centro dei dibattiti odierni. I dati allarmanti sul riscaldamento globale come le scottanti tematiche legate all’impatto dei consumi sul nostro pianeta ci sembrano familiari e sono quotidianamente sotto i nostri occhi . Tuttavia a livello individuale l’uomo tende ancora a considerare la natura come qualcosa di diverso ed esterno da sé. Si osserva la natura come ciò che ci circonda, non riuscendo ad immedesimarsi come ente attivi che agiscono, si muovono al suo interno e vivono grazie ad essa. Riusciremo mai ad attribuire un valore intrinseco alla natura come ecosistema cui apparteniamo? L’ecologo statunitense Aldo Leopold quasi un secolo fa ribadiva come il problema fondamentale sia quello di inculcare una tensione all’armonia con la terra in persone che, in larga parte, hanno dimenticato che esiste qualcosa che si chiama terra.

Aldo Leopold, a caccia nel Wisconsin.

Aldo Leopold, padre dell’ambientalismo scientifico, fu il primo a trattare queste tematiche. Con lui nacque il pensiero ambientale di impronta etico-filosofica destinato ad influenzare tutto l’ambientalismo associazionistico del novecento. Nella sua opera principale, “Almanacco di un mondo semplice” (A Sand County Almanac), viene proposta per la prima volta l’idea della cosiddetta “Land ethic“. L’etica della terra sposta il baricentro morale dall’uomo alla natura intesa come sistema equilibrato di reciproche interazioni simbiotiche tra organismi dotati della stessa identica rilevanza. Egli afferma infatti che:

“tutte le etiche si fondano su un tipo di premessa: l’individuo è un membro di una comunità costituita da parti interdipendenti. L’etica della terra semplicemente dilata i confini della comunità per includere il suolo, le acque, le piante e gli animali: la Terra“.

Leopold, che di lavoro non faceva il filosofo nè l’attivista ma il guardiaboschi si ritrovò nel 1909 a lavorare nell’US Forest Service, al controllo delle foreste dell’Arizona e poi a quelle del New Mexico. In questo periodo egli dovette applicare i criteri della politica ambientale di Gifford Pinchot il cui principio di conservazione voleva essere un modo virtuoso per perseguire la massificazione dell’utile economico. Esso si fondava sulla convinzione che un adeguato sfruttamento della terra avrebbe permesso la massificazione del profitto nel rispetto della conservazione ambientale. L’uomo per mezzo della tecnica può inserirsi nei processi ambientali, migliorandone l’efficienza e aumentandone i ritmi produttivi. Su queste basi una corretta gestione ambientale è quella che permette alla produzione di essere massima sia per le generazioni presenti che per quelle future.

Per buona parte della sua attività Leopold condivise i principi di conservazione ambientale, ma ben presto si trovò ad affermare l’impossibilità di realizzare qualunque programma di conservazione basato sulla massificazione di un utile economico. Egli sviluppò così un senso d’insofferenza verso lo sfrenato ideale del progresso economico coniugato  alla pochezza del cittadino medio e delle istituzioni che lo avevano plasmato. Spendendo parole profetiche in merito al rapporto tra individuo e ambiente egli sottolineò che: “Vent’anni di “progresso” hanno regalato al cittadino medio il diritto al voto, l’inno nazionale, la Ford, il conto in banca, e un’alta opinione di sé stesso, ma non la capacità di vivere intensamente senza insudiciare e spogliare l’ambiente, nè la convinzione che tale capacità, e non l’intensità, è il vero termometro della sua civiltà” 

Il fulcro di tutti i problemi ambientali sarebbe quindi costituito dalla perdita del primordiale senso di appartenenza alla terra. Si deduce molto facilmente che l’uomo abusa della terra poichè  la considera come un bene che gli appartiene. Solo quando riuscirà a distaccarsi da tale visione osservandola una comunità viva a cui l’uomo appartiene, potrà cominciare ad usarla con amore e rispetto.

Giulia

 

 

 

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