Il Superuovo

La storia di tre bambini deportati e sopravvissuti ad Auschwitz ci ricorda Primo Levi

La storia di tre bambini deportati e sopravvissuti ad Auschwitz ci ricorda Primo Levi

La letteratura di Primo Levi ci ha permesso di conoscere una realtà atroce e altrimenti inimmaginabile.

Un’immagine indelebile nella memoria dei sopravvissuti ad Auschwitz (Google)

Il nuovo documetario “Kinderblock: l’ultimo inganno” riporta la testimonianza della drammatica esperienza di due sorelle. Per provare a raccontare l’orrore, invece, Primo Levi usò il potere della scrittura.

L’entrata del campo di concentramento di Auschwitz (Google)

Primo Levi

Primo Levi nacque il 31 luglio del 1919. Il 13 dicembre del 1943 venne arrestato dai fascisti, in Valle d’Aosta, e portato, dopo un estenuante viaggio, al campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Riuscì a salvarsi grazie alle sue competenze in ambito chimico e poiché ritenuto un “ebreo economicamente utile”. Tornato in Italia, Primo Levi si è dedicato senza sosta alla diffusione della sua testimonianza scrivendo libri, come “Se questo è un uomo” considerato un classico della letteratura mondiale.

La deportazione e la prigionia

Dopo l’8 settembre del 1943, si rifugiò in Valle d’Aosta con un gruppo di partigiani. Pochi giorni dopo, la milizia fascista lo prelevò ad Amay. Si dichiarò ebreo e venne trasferito a Fossoli, provincia di Modena. Il 22 febbraio del 1944 partì con altri ebrei diretto al campo di concentramento di Auschwitz, Polonia.
Il suo numero identificativo fu l’174.517. Nello stesso campo venne deportato anche l’amico Alberto Dalla Volta. Venne condotto al campo di Buna-Monowitz, conosciuto come Auschwitz III. Qui vi rimase fino alla liberazione da parte dell’Armata Rossa, avvenuta il 27 gennaio 1945.

Il lavoro nel campo

Grazie alla sua laurea in chimica conseguita all’Università di Torino, Primo Levi venne reclutato per svolgere il lavoro di chimica in Buna, una fabbrica che produceva gomma sintetica. Altro fattore a suo vantaggio fu che conosceva il tedesco elementare. Superato l’esame, venne mandato a lavorare nella fabbrica dove svolse incarichi meno faticosi rispetto a quelli del campo.

La liberazione

Nel 1945, poco prima della liberazione, Levi si ammalò di scarlattina e venne ricoverato al Ka-Be, l’ospedale del campo. Questo gli permise di sfuggire all’estenuante marcia di evacuazione da Auschwitz durante la quale sarebbe morto Alberto. Il viaggio di ritorno, narrato ne “La tregua”, fu lungo e travagliato. Durò fino a ottobre e Levi dovette attraversare Polonia, Bielorussia, Ucraina, Romania, Ungheria, Germania e Austria per poter tornare a Torino.

La morte

Primo Levi venne trovato morto l’11 aprile del 1987 alla base della tromba delle scale della sua casa, in corso Re Umberto 75, a causa di una caduta. Non è ancora stata accertata l’ipotesi di suicidio in quanto non aveva mai dimostrato l’intenzione di porre fine alla sua vita, ma anzi aveva in mente diversi progetti futuri. Le sue spoglie riposano nel campo israelitico del cimitero monumentale di Torino.

L’esperienza narrata in “Se questo è un uomo”

“Se questo è un uomo” è uno dei libri più celebri riguardanti gli cioccanti avvenimenti dell’olocausto. In quest’opera, Primo Levi ci guida in esperienze tragiche e inimmaginabili. Il racconto comincia dalla sua cattura avvenuta il 13 dicembre del 1943. Tutto è poi un flusso di ricordi, sensazioni ed emozioni. Egli ci racconta dei compagni conosciuti, dei lavori estenuanti, del freddo, della fame che non lascia tregua, dei regolamenti non scritti all’interno del campo, di quel reclutamento alla Buna cha ha contribuito non poco a salvargli la vita…ma a che prezzo? Le sue parole sono come tagli nella carne e non si può fare a meno di immedesimarsi provando fame, freddo, fatica, tristezza, malinconia.

Ad anni di distanza dalle sue parole trapelano orrore e sofferenza, proprio come da quelle dei sopravvissuti che in “Kinderblock: l’ultimo inganno” che rivivono con dolore e sgomento la propria esperienza. Il documentario è andato in onda su Rai 1 domenica 2 febbraio 2020 in omaggio al Giorno della Memoria, 27 gennaio. Tutte queste testimonianze devono essere lette, ascoltate e assimilate, per quanto possibile, perché la memoria è la prima arma per non dimenticare…mai.
Primo Levi ha speso la sua intera vita per raccontare e rendere note le atrocità compiute durante la guerra più dura e insensata che l’uomo abbia mai combattuto.

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa, andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele i vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi”

Poesia in apertura di “Se questo è un uomo”

 

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