Il Superuovo

La storia della killer di mariti Giulia Tofana raccontata ne “Il maestro e Margherita”

La storia della killer di mariti Giulia Tofana raccontata ne “Il maestro e Margherita”

Cosa fareste se foste improvvisamente catapultati nella Russia Sovietica degli anni 30 e il Diavolo in persona venisse a farvi visita? Le porte del manicomio non farebbero che spalancarsi a voi, proprio come è successo al protagonista di questo romanzo.

L’acqua Tofana (Pinterest)

Uno tra i più grandi capolavori della letteratura russa del ‘900, Eugenio Montale lo definì un romanzo che ognuno deve leggere e salutare con commozione. Spesso sottovalutato, ma paragonabile al 1894 di Orwell: spietata carica satirica e ‘diabolica’ irriverenza confluiscono in “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov.

Chi è il Maestro e chi è Margherita?

Questa non è altro che la storia di un, seppur sotteso nelle fila del racconto, patto con il diavolo. Il diavolo arriva a Mosca sotto la veste di un gentiluomo di nome Woland e innesca il germe della follia in un poeta di quel tempo, chiamato Ivan, confessandogli di aver assistito in persona alla nascita di Gesù e alla sua condanna a morte da parte di Ponzio Pilato. Ivan vuole smascherare l’impostore ma viene ritenuto folle e quindi internato. In manicomio, un altro paziente giunge a fargli visita. Costui ha scordato il suo nome e si fa chiamare Maestro. Gli racconta la sua storia e soprattutto la storia della sua follia: la sua carriera stroncata a causa del rifiuto della stampa di un suo libro (proprio) su Ponzio Pilato e il folgorante amore per una donna sposata ma infelice, Margherita, con cui intratteneva incontri segreti. Ivan, richiamandosi al racconto ricevuto da Woland su Ponzio Pilato, esprime i suoi dubbi circa il misterioso uomo al Maestro e lui, impietosito, gli confessa la verità sull’identità del diavolo. Contemporaneamente Woland, tramite i suoi scagnozzi, trova Margherita, logorata dall’amore per il Maestro e invasa dal desiderio di ritrovarlo. Con uno stratagemma riesce a trasformarla in una strega e le promette che, se farà quel che dice, l’aiuterà a ritrovare il suo Maestro.

Looney Tunes, 1930-1969 (Pinterest)

Capitolo 6: il gran ballo da Satana

Margherita accetta. E accetta di essere la regina del gran ballo del plenilunio di primavera, o ballo dei cento re, che si tiene la notte che coincide con il Venerdì Santo. Al fianco di Woland accoglie tutti i personaggi tetri e oscuri della storia che escono dalla porta aperta dell’Inferno. Margherita sopravvive a questa straordinaria prova senza cedere e si guadagna così, col dolore e l’integrità, la possibilità che il diavolo esaudisca il suo più profondo desiderio: ritrovare il Maestro. Il Maestro appare nella stanza e i due amanti, poveri ma felici, potranno così tornare nello scantinato in cui hanno vissuto la loro storia d’amore. Tra gli oscuri personaggi venuti dall’Inferno, appare Giulia Tofana, che ringrazia la regina di averle concesso l’onore dell’invito presso la sua corte. Giulia si presenta al ballo con uno stivaletto spagnolo e un nastro verde intorno al collo, segno delle torture che ricevette quando fu imprigionata e giustiziata, a Palermo, nel 1633.

Ma chi è Giulia Tofana e perché fu giustiziata?

Nasce a cavallo tra il 1500 e il 1600 a Palermo ed è una, se non delle più note, delle più infallibili serial killer di tutti i tempi, responsabile della morte di più di 500 mariti. Il suo scopo? Liberare le donne che erano oppresse da matrimoni infelici. Era una fattucchiera e dalle fonti viene spesso considerata una donna d’affari (decisamente sui generis). Inventò l’acqua Tofana, un potente veleno che vendeva come cosmetico insieme alle iconografie dei santi. Le donne che lo acquistavano versavano questo veleno incolore e insapore nella minestra o nel vino del marito e, dopo pochi giorni, sopraggiungevano i primi sintomi da avvelenamento da arsenico. Dopo un po’ di anni una cliente della donna venne scoperta e l’avvelenamento ricondotto all’artefice, per questo fu imprigionata e confessò di aver venduto, solo a Roma, dosi per uccidere almeno 600 mariti. Fu perciò giustiziata nel 1633. Ma Bulgakov le ha reso omaggio facendola apparire nel suo romanzo, forse per solidarietà nei confronti della sua protagonista Margherita e della sua infelicità o forse per un semplice e spietato gusto dell’orrido. Non ci è dato sapere.

Avvocato divorzista d’altri tempi

Oggi è più semplice divincolarsi da un matrimonio opprimente e infelice, probabilmente questa affermazione non è sempre vera, ma, almeno in parte, l’emancipazione femminile ha agevolato questo processo e una percentuale più alta rispetto al passato di donne, soprattutto nella società occidentale, ha voce in capitolo quando si tratta di liberarsi dall’uomo sbagliato. Ai tempi di Giulia questo era uno scenario fantastico ed inverosimile e la disperazione di alcune donne portava a gesti estremi, come procurare la morte, pur di tornare ad essere libere. Forse Bulgakov ammirava il coraggio di Giulia, amazzone senza vincoli che combatte per ridare la vita a chi, spesso senza volerlo, ha dovuto rinunciarvi. O forse disdegna l’elìte di quei tempi che si nascondeva dietro questi stratagemmi e sotterfugi per non guastare le apparenze, proprio come quella della Mosca degli anni 30. Chissà. Una cosa è certa: se veniste, quindi, catapultati nella Russia degli anni 30, non accettate acqua dagli sconosciuti.

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