Può un solo uomo smuovere il mondo intero per una sua idea? Vediamo il caso di Thor Heyerdahl.

Nato in Norvegia nel 1914, fu un esploratore, antropologo ed etnologo, da sempre appassionato della cultura polinesiana. Decise di fare ricerca per 15 mesi nell’isola di Fatu Hiva, studiando quegli aspetti che in futuro permisero la nascita della sua teoria.
La teoria
Thor Heyerdahl decise di sfidare l’opinione del mondo scientifico, andando contro tutto e tutti. Ieri, così come oggi, eravamo e siamo abituati a pensare che le isole del pacifico siano state popolate dall’uomo a partire da ovest, dal Sud-est asiatico. Ma Heyerdahl aveva la capacità di pensare controcorrente. Attraverso le osservazioni condotte sull’isola di Fatu Hiva, iniziò a teorizzare l’esistenza di un primitivo contatto tra l’America del Sud e la Polinesia.
Avendo una preparazione zoologica e botanica, partì proprio dai dubbi che le somiglianze di tipo naturali esistenti tra i due luoghi, suscitarono in lui. Ma a convincerlo definitivamente furono i resti di un’antica civilizzazione, che associati ai racconti orali portavano, secondo lui, verso una chiara direzione.
La teoria di Heyerdahl trovò le sue fondamenta nella mitologia Inca, in particolare nella figura di Con-Tici (Kon-tiki), creatore di tutte le cose e sostanza di cui queste sono composte. Associato con il mare, è storicamente riconosciuto (nonostante le controversie), come un dio bianco e con la barba, al contrario della popolazione che lo venera. I resoconti di altri viaggiatori, secondo i quali alcuni abitanti delle isole pacifiche non siano tutti scuri di pelle e senza barba, portarono presto Heyerdahl ad una associazione mai fatta prima. La leggenda vuole che dopo una controversia avuta nei pressi del lago Titicaca, attualmente nelle Ande tra Bolivia e Perù, Kon-Tiki scappò attraverso il Pacifico camminando sull’acqua, per non fare più ritorno. Ebbene, cosa c’è di fronte alla costa peruviana? Esattamente, la Polinesia.

La spedizione
L’impresa dell’esploratore norvegese era quella di dimostrare la possibilità di un viaggio transoceanico in età precolombiana. Un missione, potremmo dire, di corredo alla sua teoria, volta a confermarne la reale fattibilità, ma che ben presto divenne fulcro della sua carriera. Per avvalorare la sua idea, la zattera sulla quale viaggiò, chiamata simbolicamente Kon-Tiki, fu costruita con tecniche e materiali d’età preistorica. Ad appoggiarlo c’erano oltre la sua Norvegia, anche il Perù che aveva solo da guadagnarci nel caso l’antropologo norvegese avesse ragione, e gli Stati Uniti, i quali gli fornirono le razioni di cibo militari per testarle in quelle condizioni. Il tutto divenne un vero e proprio caso mediatico.
Il piccolo equipaggio tutto scandinavo, era composto oltre che da Thor Heyerdahl come capo spedizione, anche da un navigatore, un ingegnere, due esperti radio e un sociologo con conoscenze di spagnolo per fare da tramite. Il viaggio prese il via il 28 aprile 1947 a Callao, in Perù, per rimanere in mare per i successivi 101 giorni. Le difficoltà non furono poche, a partire dalle iniziali complicazione nel seguire la corrente oceanica in direzione Polinesia. La men che meno tecnologica zattera, si ritrovò inoltre in balìa delle onde che causarono un veloce deperimento dei materiali utilizzati. La destabilizzazione psicologica fu forse il fattore principale nei tre lunghi mesi di navigazione, lo stesso Heyerdahl affermò che non poche volte temette per la sua vita.
Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, l’equipaggio iniziò ad avvistare terra e ad avere i primi contatti con i pescatori polinesiani. Era arrivato il momento di tentare l’approdo. Il 4 agosto puntarono verso Angatau, ma le brutte condizioni del mare li costrinsero a rimandare. Tre giorni più tardi avvistarono l’atollo di Raroia, protetto da una barriera corallina che impossibilitava l’avvicinamento. La forza delle onde fecero così schiantare la Kon-Tiki tanto da renderla inutilizzabile. Tuttavia la barriera venne superata, Heyerdahl e i suoi toccarono terra dopo 6.890 Km percorsi. La traversata era fattibile.

Critiche e conseguenze
Quella del contatto transoceanico prima dell’era degli imperi europei, è una teoria sostanzialmente speculativa, trovando in Thor Heyerdahl uno dei padri fondatori. Molte sono state le critiche mosse nel corso degli anni, le chiare evidenze di una migrazione umana da ovest ad est, non aveva fino a quel momento contemplato nuove idee rivoluzionarie. All’interno del mondo accademico, gli antropologi sono schierati contro il norvegese, definendo la sua teoria alla stregua dell’esistenza di Atlantide.
Ma il fatto che abbia basi speculative, non ha tolto l’occasione di indagare numerosi aspetti oggettivi che ne hanno riaperto la questione oggi. Studi genetici sono stati condotti nel 2007 e nel 2014 dimostrando il mescolamento del DNA tra sudamericani e gli abitanti dell’isola di Pasqua circa nel 1400. L’articolo invece pubblicato su “Nature” nel 2020 prova a delineare la dinamica del contatto, che si crede sia avvenuto in Polinesia tra il 1150 e il 1230, dunque ben prima dell’arrivo degli europei. Gli studiosi hanno ipotizzato un mescolamento dei geni a seguito di un singolo contatto, forse avvenuto su impulso degli abili navigatori polinesiani, i quali approdati sulle coste sudamericane, abbiano riportato in patria alcuni indigeni del luogo.
C’è da tenere in considerazione anche i fattori che sono serviti originariamente da input, ovvero le somiglianze naturalistiche tra i due luoghi presi in considerazione. Resti di patate dolci, piante della curcuma e persino polli, tutti riconducibili ad un antico contatto, sono stati datati al radiocarbonio, spostando la lancetta del tempo addirittura al 700. Altri indizi sono poi individuabili nella linguistica oltre che nella pratica manifatturiera. L’affinità delle canoe polinesiane e di quelle costruite tra 400-800 nella bassa California, rimanda tutto ad un antico influenzamento culturale.
Insomma, una risposta certa non sembra ancora esserci, tante sono le controversie quante sono le coincidenze. Ma resta il fatto che se 75 anni fa Thor Heyerdahl non avesse avuto il coraggio di credere nelle sue idee, noi oggi non staremmo qui a parlarne.
