Eren Jaeger e Ugo Foscolo riflettono sulla libertà delle nazioni oppresse e sulla guerra

Foscolo è stato un soldato italiano che ha imbracciato le armi nel sogno di liberare la patria dagli invasori e regalare finalmente unità e indipendenza alla Penisola. Eren Jeager è disposto a sacrificare ogni cosa per raggiungere lo stesso obiettivo.

Eren Jaeger nell’ulrima scena della ending Akuma no ko dell’ultima stagione (4, parte 2) di Shingeki no kiojin.

Una volta scelto l’esilio, il poeta italiano abbandona la divisa militare. Tutto ciò che gli rimane è scrivere, lottare attraverso la penna e scuotere i compatrioti lontani. Nell’ultima stagione de l’Attacco dei giganti Eren decide di devastare il mondo intero pur di permettere la libertà al proprio popolo, unico modo per non avere minacciata la propria identità. Il testo della canzone della ending riassume magistralmente il pensiero del protagonista, che tocca molti temi simili a quelli della riflessione di Foscolo, specie ne le Ultime lettere di Jacopo Ortis.

“Potrei diventare davvero un eroe? Proiettile in mano è questa la mia eredità”

Foscolo si muove tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800: l’Italia non è che terreno di scambio per Francia e Austria, che sotto Napoleone e l’impero austro-ungarico viene divisa strategicamente più volte. Gli italiani sono sudditi schiavi, senza indipendenza, troppo impauriti per ribellarsi ai padroni stranieri. Eppure, ci sono anche giovani come lui che invece ci credono: vogliono la libertà, vogliono riconosciuta la propria identità. L’unico modo per tentare di cambiare le cose è imbracciare un fucile e cavalcare uno stallone: e col vento sul viso urlare “libertà”, “Italia Unita”. Molti muiono per questo desiderio, che riuscirà a realizzarsi solamente poco meno di un secolo dopo. Foscolo sopravvive: in poco tempo diviene capitano, non ancora trentenne. E nel frattempo non ha paura a lanciare guanti di sfida a Napoleone con lettere e odi che hanno l’obiettivo di scuoterlo, di farlo tornare sulla retta via che sembra aver smarrito dopo il trattato di Campoformio. Ma tutto è inutile, l’Italia ancora non è pronta, è dormiente. Dopo l’esilio di Napoleone arrivano gli austriaci, che gli offrono indipendenza, stabilità economica e la possibilità di diventare direttore di una prestigiosa rivista milanese. Eppure la libertà non ha prezzo: Foscolo rifiuta di giurare fedeltà ai nuovi invasori e sceglie l’esilio.

Allo stesso modo, anche Eren anela la libertà. Cosa diavolo ci sarà dietro quelle mura? Cos’è il mare, esiste davvero? E perché i giganti vogliono mangiare le persone? Perché è successo tutto questo proprio a noi? Perché non possiamo essere liberi? Le domande lo spingono ad arruolarsi, per lo stesso sogno di libertà per cui è disposto anch’egli, come Foscolo, a mettere a repentaglio persino la vita. E quando la verità, dura come un proiettile, gli colpisce il cuore, Eren ammutolisce. Il suo indice si punta all’orizzonte, oltre le onde dell’oceano che gli lambiscono le caviglie. Attorno a lui tutti, persino il capitano Levi, sono felici di aver lasciato alle spalle le mura, tutti scherzano e giocano con l’acqua cristallina. Lui no. Lui si chiede se prima o poi potranno essere finalmente liberi, una volta eliminati tutti gli invasori al di là del mare.

La morte di Chatteron di Henry Williams, olio su tela, 1865. Conservato alla National Gallery of British Art. Tipico suicidio romantico, molto simile a quello di Jacopo Ortis.

“Ma se un mondo in cui ritornare non puoi, allora che farò?”

Foscolo preferisce l’esilio a una vita in catene. Il fucile è caduto dalle mani, abbandonato in un campo pieno di cadaveri sanguinanti che hanno dato la loro vita per un sogno che sembra irrealizzabile. Tutto è perduto, niente sembra avere più senso. Morirà da solo, in un Paese straniero, etichettato come traditore, come inetto e vigliacco fuggitivo. Ma allora cosa fare? Suicidarsi? É quello che sceglierà per il suo alter ego, Jacopo Ortis, disperato per il destino del Paese. Incapace di rinunciare a quegli ideali che lo hanno guidato per tutta la vita. Foscolo no. Foscolo è forte e sa che l’unica cosa che gli rimane è scrivere e testimoniare ciò che ha vissuto. Le Ultime lettere di Jacopo Ortis, come rivelerà in una delle lettere scritte da Milano, hanno proprio questo obiettivo.

Anche Eren non si vuole arrendere: è disposto a perdere tutto pur di proteggere ciò che ama. Non vuole dire addio al mondo che lo ha accudito e amato, alle persone che lo hanno supportato e salvato. Vuole la libertà e la pace che da troppo tempo manca a Paradise, sempre accusata di essere “terra di demoni” per paura e per obiettivi politici. Non è un caso che il primo episodio dell’anime si intotili “A te, tra duemila anni”. La volontà di trasmettere ciò che si ha vissuto è tipico anche del protagonista del l’Attacco dei giganti – che, forse, desidera solo essere ucciso dai suoi compagni di sempre per provare al mondo il coraggio e la bontà degli abitanti dell’isola…

“Le mie parole moriranno ma tu credici e vedrai il mondo che volevo, guarda, arriverà”

Le parole pronunciate nella ending dell’Attacco dei giganti dall’io di Eren racchiudono perfettamente il messaggio dell’Ortis. Jacopo si trova a Milano, conversa col Parini sulla situazione tragica in cui l’Italia versa. Il vecchio poeta si confessa felice di stare morendo, perché vivere in una terra di schiavi è troppo doloroso. Jacopo è esterrefatto, si indigna, si accende, ma poi si rassegna. Anche lui, come Foscolo, è esiliato. Anche lui ha fallito nel liberare l’Italia. E allora? Allora:

Scrivi ciò che vedesti. Manderò le mie voci dalle rovine, e ti detterò la mia storia. Piangeranno i secoli su la mia solitudine; e le genti si ammaestreranno nelle mie disavventure. Il tempo abbatte il forte: e i delitti di sangue sono lavati nel sangue.

Jacopo sceglierà di uccidersi, Foscolo seguirà questa strada. Scrive “a quei che verranno” e che soli saranno degni di udirlo, e forti per vendicarlo. Il poetasceglie di “perseguitare con la verità” i suoi persecutori.

Lo stesso sembra volerci dire Eren nella ending finale; le sue intenzioni nell’anime non sono chiare sino in fondo, forse ancora nasconde qualcosa. Il testo della ending mette a fuoco le sue paure, le sue riflessioni e i suoi pensieri. Eren sa che morirà, ma il suo sogno di libertà gli sopravvivrà. Questo sarà il faro per le future generazioni, questo porterà – lui ne è più che certo – alla pace di Paradise. E forse queste riflessioni, sue e di Foscolo, sull’indipendenza, sulla libertà e sulla pace contro gli invasori ha molto di attuale su quanto sta succedendo in Ucraina. Non a caso, in una strofa della canzone di Akuma no ko (ending appunto de l’Attacco dei giganti) a un certo punto si dice:

La guerra è feroce, non ha mai importanza, è sempre lontana in un posto in cui non sai dov’è.

Noi la guerra l’abbiamo vissuta. Noi dobbiamo la nostra libertà agli scheletri sepolti di eroi come Foscolo e mille altri giovani che hanno dato la vita per noi, per la nostra pace e indipendenza. Anche nel secolo scorso giovani coraggiosi “han trovato l’invasor” e di nuovo si sono uniti per la nostra indipendenza. Per i nostri diritti. Oggi, non così tanto lontano da noi, la stessa cosa avviene in un’altra Nazione che sta gridando al cielo la sua volontà di essere liberi… E forse ancora una volta calza a pennello la strofa del ritornello dell’opening dell’ultima stagione dell’anime, The Rumbling, in cui il protagonista urla:

If I lose it all, slip and fall
I will never look away

Niente è dato per scontato, ciò che noi abbiamo ora è stato fornito dai nostri predecessori. E forse è arrivato il momento di restituire il favore, unendoci contro le ingiustizie e le violenze del mondo.

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Eren Jaeger nella scena finale della opening della quarta stagione parte 2, The Rumbling, di Attack on Titan

 

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