“Veronika decide di morire”, vediamo come la filosofia ci offre diverse interpretazioni del suicidio, dall’antichità fino ai tempi più recenti.

Da una semplice storia di una ragazza con problemi personali affrontiamo la dibattuta questione del suicidio e vediamo ciò che i maggiori filosofi della storia ci dicono al riguardo, fra opinioni positive e negative, antiche e contemporanee.
Una scelta difficile
Nella sua opera Veronika decide di morire, lo scrittore Paulo Coelho ci racconta di una ragazza, Veronika, che stanca della monotonia di tutti i giorni decide di ingoiare una quantità eccessiva di pillole per porre fine alla sua vita. Non soffriva di alcuna malattia, non aveva problemi economici, semplicemente Veronika era stanca della semplice quotidianità che le si presentava tutti i giorni. Inaspettatamente la ragazza alla fine si salva, viene portata in una clinica dove conoscendo alcune persone alla fine capisce che la sua vita non è così male come pensava e di voler continuare a vivere. Sicuramente il motivo del suo tentato suicidio può essere più o meno discutibile, ma molte sono le persone che oggi giorno, e in tutto l’arco della storia dell’essere umano, hanno preferito porre fine da soli alla propria vita per una ragione o per un’altra.
Il suicidio ieri e oggi
Fra coloro che vedevano il suicidio come un gesto di affermazione della propria libertà troviamo sicuramente gli stoici, in particolare ricordiamo il suicidio di Seneca: nelle sue lettere a Lucilio non troviamo di certo un incoraggiamento all’atto del suicidio, ma la morte viene vista come qualcosa di naturale che prima o poi deve arrivare nella vita di un uomo, per tale motivo secodno Seneca è meglio morire che vivere male, ovvero una vita non dignitosa. Diversa è invece la concezione cristiana, come possiamo notare facilmente dal fatto che Dante creò un girone appositamente per coloro che si suicidarono: il sucidio secondo la religione cristiana è un peccato, un’offesa che viene compiuta nei confronti di dio che ha regalato all’uomo il dono della vita. Nel XIX secolo il filosofo Schopenheuer condanna il suicidio perchè non ritiene sia la giusta soluzione ai mali dell’uomo, esso non elimina la sofferenza, l’unica via per sfuggire a qualche forma di sofferenza o al vivere male consiste nel liberarsi dalla volontà di vivere tramite un cammino che possiamo definire in qualche modo ascetico.
Eutanasia e suicidio assistito
Oggi giorno il tema del suicidio è un tema molto dibattuto, ma si parla più di eutanasia, ovvero letteralmente “buona morte”, quando il medico procura la morte al paziente in questione e di sucidio assistito, quando invece il medico proura al paziente solo i mezzi per porre fine da solo alla propria vita. In particolare si sta cercando di regolamentarizzare questa pratica, tramite studi che trattano svariate problematiche come la valutazione della capacità di un uomo di decidere per se stesso. Servono infatti dei criteri per stabilire che il “paziente” in questione sia nelle condizioni di poter decidere della propria vita, per evitare che come Veronika commetta un errore dal quale non si può sempre tornare indietro.