L’attitudine umana verso il mondo, le modalità con cui vengono costruiti e mantenuti i rapporti sociali e lo stile comunicativo utilizzato durante le interazioni influenzano la relazione tra gli individui e la realtà. Non è pretendendo un cambiamento dal mondo, dunque, che si otterranno miglioramenti significativi nella propria vita. La svolta consiste nell’osservare se stessi, così come più volte ricordato dallo psicanalista svizzero C. G. Jung: “Chi guarda all’esterno, sogna. Chi guarda all’interno, si sveglia”. Analizzando se stessi, caricandosi in spalla la responsabilità delle proprie azioni, è infatti possibile trovare tanto la soluzione quanto la radice stessa del problema.

Una passività che influenza l’avvenire

Wayne Walter Dyer (1940 – 2015)

Molti individui, pur manifestando un’intensa volontà di cambiamento, non compiono alcuna azione al fine di provocarlo. Essi attendono in maniera passiva lo scorrere degli eventi, di consueto lamentando una mancanza di risultati positivi. Inoltre, i summenzionati soggetti non solo s’indignano verso chi non considera a pieno le loro lamentele, ma pretendono altresì che siano gli altri ad agire. La massima di Wayne Walter Dyer, psicologo statunitense, descrive perfettamente tale situazione. “Dare la colpa ad altri – scrisse – è un piccolo e pulito meccanismo che si può usare ogni volta che non ci si vuole prendere la responsabilità per qualcosa nella propria vita. Lo si usi e si eviteranno tutti i rischi, impedendo a se stessi di crescere“.

La sindrome del deresponsabilizzato

L’individuo che tende costantemente ad incolpare gli altri non di rado si dimostra abile sul piano cognitivo. Questi è solito compiere un’analisi dei fatti profondamente accurata, denotando limiti e potenzialità d’ogni evento. Il problema consiste proprio nella conclusione di tale analisi: le cause d’ogni fallimento, infatti, paiono dipendere unicamente da fattori esterni. Si pensi, ad esempio, al direttore d’una azienda sempre pronto ad incolpare i propri sottoposti, senza fornire loro alcuna indicazione operativa. O, ancora, si pensi alla madre che, dinnanzi al brutto voto del figlio, incolpa il professore anziché responsabilizzare il ragazzo. Un simile tratto comunicativo-relazionale riguarda proprio la tendenza alla deresponsabilizzazione.

Qualunque sia l’evento accaduto, il soggetto deresponsabilizzato lo analizzerà senza considerarne la soluzione, come se non lo riguardasse affatto. A guisa d’un notiziario televisivo, chi lo ascolta udirà un elenco di accadimenti, atti e fatti privi d’una riflessione sul ruolo del protagonista. Generalmente, la qualità della vita peggiora nel momento in cui tale atteggiamento si accompagna ad una personalità tendenzialmente narcisistica. La persona esaminata, per l’appunto, si renderà spesso partecipe d’un comportamento fondato su critiche distruttive ed induzione del senso di colpa.

Il problema relazionale

In ambito socio-relazionale, il soggetto deresponsabilizzato tende a non inserirsi all’interno delle situazioni, ovverosia a tralasciare il personale ruolo nella relazione. Egli vede negli altri attori – familiari, amici, partner – gli unici responsabili della relazione stessa. In termini di psicanalisi, simili individui utilizzano il meccanismo difensivo della proiezione, atto allo spostamento delle conflittualità interiori verso il mondo esterno. Come ricordò Freud nell’opera Al di là del principio di piacere, risulta più semplice difendersi dal mondo esterno che non dalle ingerenze del Super-io, del mondo interiore. V’è inoltre sempre presente la tendenza a sabotare ogni proposta relazionale costruttiva. Quando un amico osa opporsi alle critiche ed alla mancanza di attività, il deresponsabilizzato diviene spesso aggressivo. La sola persona che non può in alcun modo essere aiutata – come sostenuto da Carl Rogers – è colei che getta indissolubilmente la colpa sugli altri.

Danny Lazzarin ed il video “Io non ho paura”: prendersi le proprie responsabilità al fine di crescere e migliorarsi

Danny Lazzarin è un bodybuilder e fit-influencer italiano, fondatore dello studio DL Gym e dell’omonimo marchio. All’interno d’un video motivazionale, intitolato Io non ho paura e pubblicato sulla piattaforma YouTube il 17 ottobre scorso, questi ha trattato il tema della deresponsabilizzazione altresì al di fuori dell’ambito sportivo. “Quando vi svegliate – così inizia il video –, andate davanti allo specchio, fissatevi e dite: io non ho paura. Io non ho paura di uscire e mettermi in gioco, di affrontare il mondo del lavoro, di studiare quattro ore per passare quell’esame. Io non ho paura di programmare la mia vita per raggiungere un determinato obiettivo”.

Danny Lazzarin, bodybuilder e fit-influencer italiano

Giunto a metà del lavoro, Lazzarin prosegue sottolineando proprio l’importanza di divenire responsabili: “È facile fallire. Tutti abbiamo fallito almeno una volta nella vita. Come faccio a rialzarmi? È semplice: quando cado, non devo aver paura di dire ho sbagliato io. L’errore che si commette è quello di dare la colpa a persone esterne. Io ho fallito perché lui… Io non sono riuscito perché è successo questo… no, no, no! […] Non attribuite mai agli altri i vostri fallimenti. È veramente difficile che fattori esterni possano mettervi i bastoni tra le ruote. Molto spesso siamo noi ad attribuire a fattori esterni il nostro insuccesso. Abbiate sempre le palle, guardando la vostra vita dall’esterno, di alzarvi in piedi e dire io ho sbagliato“.

Cause e soluzioni si trovano dentro ognuno di noi

Come atteggiarsi dinnanzi ad un fallimento e, dunque, porvi rimedio? Il fit-influencer risponde altresì a questo: “Rendetevi sempre conto che voi, in prima persona, siete gli artefici reali del vostro destino. È comodo credere che la professoressa ce l’abbia con me, se ho passato tutto il giorno a giocare con la Play Station anziché studiare. Questo compito ha fatto schifo perché io, ieri, ho giocato con la Play e io ed io soltanto potrò rimediare a questa situazione. […] Solo io posso prendere in mano la mia vita e farne un successo“.

Sebbene il discorso, per chi conosce Danny, sembri realizzato in riferimento alla disciplina del bodybuilding, la sua importanza riguarda proprio il contesto più generale in cui s’immerge. Così come all’interno di una palestra, esso può trovare valore anche al di fuori di questa, per l’appunto in ambito scolastico, relazionale, lavorativo e così via. Il fondamento del successo concerne la presa di coscienza riguardo la propria vita in toto, ambo aspetti positivi e negativi. Il segreto è prendersi carico delle personali responsabilità, poiché aiuta a crescere, a maturare, a rialzarsi dopo una tremenda caduta. Del resto, non è possibile sconfiggere chi non smette di risollevarsi.

Un piccolo Post-Scriptum: teniamo a porgere i nostri più sentiti auguri a Danny, che oggi, 23 gennaio 2019, compie 33 anni.

– Simone Massenz

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