Il Superuovo

La serie tv Generazione 56K è il racconto della genuinità delle amicizie e dell’amore vero

La serie tv Generazione 56K è il racconto della genuinità delle amicizie e dell’amore vero

N.B. Se credete nell’amicizia e nell’amore questa serie vi conquisterà.

I social network hanno portato grandi modificazioni nelle relazioni interpersonali. Hanno allargato la rete dei soggetti raggiungibili, consentendo un uso strategico della comunicazione. L’ immaginazione in questo caso gioca un ruolo importante ed è spesso fatta di aspettative positive.

Generazione 56K

La nuova serie targata Netflix realizzata da Francesco Ebbasta in collaborazione con The Jackal, ambientata tra Napoli e Procida, racconta di un’amicizia inossidabile nata nell’età dell’infanzia tra Daniel, Luca, Sandro, Matilda e Ines che rappresentano il simbolo della Generazione del Modem 56K. Una storia che ci catapulta negli anni 90 quando i tre amici ragazzini scoprono il misterioso box del modem 56K che rappresenta una svolta epocale perché apre le porte ad un mondo fatto di tante curiosità da scoprire. Da grandi i protagonisti riusciranno a sfruttarne le possibilità fino a farne un business. Al centro della storia ci sono DanielMatilda che si conoscono da giovanissimi e si incontrano per caso da adulti “grazie” ad un’app di incontri. Ma non tutto è come sembra. I due ragazzi in realtà si conoscevano ma il riconoscimento non è immediato. Tra Daniel e Matilda scatta il colpo di fulmine. La relazione che nascerà li porterà a rivoluzionare il loro mondo in maniera positiva. Generazione 56K ci ricorda che l’amore viaggiava su una linea lentissima ma che era possibile rispettarne i tempi. Innamorarsi senza “l’aiuto” dei social è ancora possibile.

Il coraggio di uscire fuori dalla propria comfort zone

Anche la storia di Luca fa riflettere.  Ha la personalità tipica di un nerd: trascorre molto del suo tempo nella sua comfort zone fatta di videogiochi, di tecnologia e di lavoro ed è poco incline alla vita di relazione. Riesce ad instaurare per lo più relazioni virtuali tramite i social network, che mantiene attraverso la chat, rapporti che si basano interamente su uno scambio di messaggi, rimandando a data da destinarsi la fase successiva dell’incontro. Dalla sua personalità sembra trapelare un’insicurezza su cui bisognerebbe lavorare. Il suo modo di approcciarsi infatti non è quello giusto. I suoi amici lo aiuteranno a fargli aprire gli occhi.

“A una passante” di Charles Baudelaire

Vi è mai successo di sentire farfalle allo stomaco in seguito ad un incontro fugace con un perfetto sconosciuto? A Charles Baudelaire sembra di sì. Nella celebre poesia “A una passante”, contenuta nella raccolta “I fiori del male”, il poeta descrive il fugace incontro con una passante che suscita uno sconvolgimento nel suo animo. L’avvio è narrativo e muove dall’indicazione del luogo: lo sfondo è quello di una Parigi caotica e  assordante. Evidente nella scelta dei termini è la contrapposizione tra la bassezza della città e lo splendore della donna che appare improvvisamente allontanando ogni elemento esteriore.  L’affascinante donna prima ancora d’essere percepita nel gesto che solleva con la mano il vestito adorno di trine e di balze, è colta nei tratti di una figura dolorosa, regalmente dolorosa. L’autore descrive la grazia delle sue forme e la bellezza che unisce al contempo l’eleganza scultorea e il dolore che legge nei suoi occhi, comparati al cielo in cui si annuncia un uragano. Nella donna misteriosa sono presenti “la dolcezza che incanta” ma anche “il piacere che uccide”, due tratti tipici della femminilità secondo Baudelaire. Dopo quell’istante simile ad un lampo, la donna sparisce nella folla. Il passaggio dell’immagine e la sua sparizione, aprono l’interrogazione sul tempo, sul senso del fuggitivo, sul rapporto tra la bellezza e la transitorietà ma anche sull’amore. La fugace visione della passante induce il poeta a sognare, ad immaginare la possibilità di un esperienza d’amore non vissuta, inesistente eppure fortemente potenziale. È il sublime, la risonanza di quel che non c’è : «La poesia – scrive lo stesso Baudelaire – è quel che c’è di più reale, è quel che è completamente vero in un altro mondo».

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