Il Superuovo

La serie “L’impero romano” racconta l’impero più potente della storia, ma anche perché è finito

La serie “L’impero romano” racconta l’impero più potente della storia, ma anche perché è finito

L’impero romano è caduto a causa delle “invasioni” dei barbari? No, o meglio, non solo.

Attraverso la serie documentario “l’impero romano” di Netflix, possiamo rivivere le più grandi gesta delle figure più di spicco della Roma antica. Ma oggi la mia intenzione è quella di concentrarmi sulle cause che hanno portato alla dissoluzione dell’impero più potente della storia.

La crisi economica e fiscale dovuta alla fine dell’espansione

Tra il II e il III secolo l’impero romano raggiunge l’apogeo, cioè il momento di massima espansione territoriale. I confini ( limes) dell’impero sono posti a nord in Britannia, a sud nel nord Africa, a ovest nella penisola iberica e ad est sui fiumi Reno e Danubio. La sua larga estensione è dovuta alla pax romana, che permette alle popolazioni conquistate il mantenimento delle loro istituzioni e religioni in cambio di fedeltà a Roma. Ma come ha fatto questo impero, così organizzato, a crollare? Molto semplicemente è entrata in crisi l’economia. Infatti l’economia romana si basa in larga parte sulla manodopera schiavistica e questa viene meno quando Roma cessa di espandersi in quanto gli schiavi sono un bottino di guerra. Questo porta ad un aumento delle tasse, e un consequenziale aumento dell’evasione fiscale . Si forma il debito ed aumenta l’inflazione. Quando questa crisi è così grave, l’impero cessa di stipendiare quell’enorme apparato burocratico che possiede (funzionari pubblici, insegnanti, soldati) e l’impero si dissolve.

 La seconda causa: le invasioni barbariche

Un’altra componente che porta alla dissoluzione dell’impero è il fenomeno delle “invasioni barbariche”. E’ più opportuno parlare di migrazioni piuttosto che di invasioni, perché si spostano intere popolazioni compresi vecchi, donne e bambini. Il clima più mite delle regioni dell’impero spinge le popolazioni germaniche a migrare da nord verso le regioni romane, in seguito al raffreddamento del clima. Inoltre queste popolazioni germaniche sono spinte a loro volta da altre popolazioni, di origine asiatica (la più importante è quella degli unni), che sono alla ricerca di nuovi spazi. Si creano così delle migrazioni a catena. La prima popolazione a migrare è quella dei Visigoti nel 375, spinti alle spalle dagli unni. Ma il crollo delle frontiere in occidente avviene  nell’inverno tra il 406-407, quando il fiume Reno si ghiaccia e diventa attraversabile a piedi. Lo attraversano molte popolazioni tra cui gli alani, i burgundi e i vandali.

Prima reazioni dell’impero: foederatio e hospitalitas

Per far fronte a queste “invasioni”, l’obiettivo primario dell’impero inizialmente è quello di far stanziare queste popolazioni nomadi. Per questo vengono provate le formule della foederatio e dell’hospitalitas. La prima consiste nell’arruolare le truppe barbariche nell’esercito romano come federati in cambio dello stanziamento della tribù. La seconda consiste nel cedere un terzo delle tasse delle terre di una determinata regione in cambio del loro stanziamento. Alcune popolazioni, come i franchi e visigoti, combattono al fianco dell’impero, contro altre popolazioni.

“L’ultima spiaggia”: la divisione dell’impero

Durante questo difficile periodo si susseguono diversi imperatori, che attuano riforme più o meno costruttive per fronteggiare le crisi. Diocleziano inserisce la “tetrarchia”, distribuendo il potere tra quattro persone, il successore Costantino invece accentra nuovamente il potere sulla sua figura; inoltre sposta la capitale a Bisanzio (la quale prende il nome di Costantinopoli) perché prende atto che le ricchezze non confluiscono più ad occidente ma, bensì, ad oriente. Su questa idea lavora anche Teodosio il quale predispone che alla sua morte, 395, l’impero venga diviso far i suoi due figli: ad Arcadio va la parte occidentale mentre ad Onorio la parte Orientale. Da allora i destini dei due imperi seguono percorsi diversi. Quello d’oriente, il quale cerca  il più possibile di non mischiarsi con i barbari deviando le invasioni verso occidente, resiste, divenendo il potente impero bizantino ( che cadrà solamente nel 1453). Quello d’occidente, più debole, subisce una più forte spinta dalle popolazioni barbariche, cercando di affrontarle con l’integrazione fra le popolazioni. Questo porta alla deposizione formale dell’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, nel 476 e l’inizio dell’età dei regni romano-barbarici in occidente sancendo anche l’inizio dell’età medievale.

 

 

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