Il Superuovo

La scienza deve ignorare i limiti etici e morali? Primo Levi e le sue Storie Naturali

La scienza deve ignorare i limiti etici e morali? Primo Levi e le sue Storie Naturali

Levi, scrittore del Lager, è altresì autore dell’opera fantascientifica Storie Naturali, silloge di quindici vivaci racconti sui limiti etici della tecnologia.

 

Rappresentazione del progresso (futurimagazine.it)

 

Il progresso scientifico è la spinta all’evoluzione umana. Più l’uomo si appropria di conoscenze e nuove strumentazioni tecnologiche maggiormente migliora il proprio tenore di vita e le proprie possibilità sulla terra. Il progresso tecnologico sarebbe così da interpretarsi come un processo benefico e positivo per la specie umana, tuttavia la scienza rischia spesso di valicare i limiti etici e avere un risvolto distruttivo.

Destinazione progettuale dei racconti

La raccolta Storie Naturali viene pubblicata dall’Autore presso Einaudi con lo pseudonimo di Damiano Malabaila nel 1966.

Levi parla dei propri racconti come di ‘divertimenti’ o ‘divertimenti dell’autore‘ poiché superficialmente appaiono come narrazioni ironiche e fantasiose. I testi mettono difatti in scena mondi di finzione e oggetti attraenti e appetibili per il lettore. Nella narrazione troviamo macchine in grado di comporre poesie (Il Versificatore) o clonare oggetti ed esseri viventi (Il Mimete), sostanze in grado di convertire il dolore in piacere (la Versamina) o frigoriferi capaci di garantire l’ibernazione di un corpo e dunque la possibilità per l’individuo di vivere in eterno.

I racconti di Levi hanno però ben più da offrire della mera soddisfazione immaginativa. Essi vengono definiti anche ‘ironiche allegorie‘ e ‘moralità sorridenti’ proprio perchè intendono condurre, dietro un apparente velo di leggerezza,  ad uno stato di meditazione morale e tensione riflessiva. La presentazione degli straordinari marchingegni descritti è occasione di riflessione su come lo sviluppo tecnologico interferisce con la natura umana e le sue inclinazioni.

Possibile rappresentazione del Versificatore (mutant.it)

La degenerazione della macchina in Storie Naturali

I racconti appaiono tutti correlati tra loro poiché condividono tematiche e personaggi o sono l’uno la continuazione dell’altro. All’interno della raccolta emerge un  blocco di racconti,  il ‘Ciclo di Simpson’, particolarmente legati tra loro. In questi ultimi, Simpson è il personaggio ricorrente, è il venditore, il rappresentante della NATCA, una ditta che tenta di introdurre in commercio macchine con grandi potenzialità. Simpson illustra i marchingegni ai consumatori e li esorta all’acquisto. Entra così in scena un trinomio importante per Storie Naturali, tanto quanto per le moderne dinamiche di compravendita di beni d’uso, quello rappresentato da venditore-macchina-consumatore.

Nel ciclo di Simpson la macchina non è percepita come invenzione straordinaria ma diviene un prodotto industriale, commercializzabile e pronta a trasformarsi in prodotto seriale. L’introduzione di nuove tecnologie è qui presentata come un processo ordinario e regolare. Ciò che richiede più attenzione è invece l’impatto sociale che l’introduzione di tali tecnologie comporta.

Nei due racconti riguardanti il Mimete viene descritto Gilberto, figlio del secolo, sospinto da una curiosità nociva, attirato dal gusto di padroneggiare la materia ma incapace di prevenire le conseguenze delle proprie azioni. Egli, difatti, acquista il Mimete, macchinario in grado di clonare documenti d’ufficio ed oggetti, ma lo impiega per clonare esseri viventi e addirittura la moglie. Per Primo Levi, in casi come questo, è necessario frenare il proprio desiderio di conoscere e sperimentare. Attraverso il personaggio di Simpson definisce la clonazione di esseri viventi esercitata da Gilberto una ‘porcheria’. Anche l’ultimo racconto della raccolta, ‘Trattamento di quiescenza’, fornisce un valido esempio di degenerazione della macchina. Compare ancora una volta il personaggio di Simpson ma questa volta invecchiato e inerte, privo della sua caratteristica vitalità di venditore. Egli  ormai da tempo fa uso del ‘Torec’ strumento in grado di simulare qualunque tipo di esperienza e situazione facendola rivivere in maniera realistica al fruitore. La macchina anche qui ha avuto esito negativo, ha assuefatto e reso totalmente dipendente perfino l’energico Simpson. Un ulteriore esempio di tecnologia impiegata al limite dei principi morali umani è quella del ‘Calometro’ descritto nel racconto ‘La misura della bellezza’. Il Calometro è un misuratore di bellezza tarato sui volti di Elizabeth Taylor e Raf Vallone. Uno strumento del genere chiaramente non può fare altro che accentuare l’esistenza di stereotipi sulla bellezza maschile e femminile. Risulta essere dannoso poiché alimenta l’ossessivo tentativo, proprio del nostro tempo, di rispecchiare i canoni estetici comunemente promossi dalla società.

Sono le nuove tecnologie ad essere rischiose oppure l’uso che l’uomo ne fa?

Gli spunti forniti dai racconti leviani paiono testimoniare che l’eccesso e il fallimento tecnologico scaturiscono il più delle volte da un atto di hybris, etica e cognitiva, innescata dai consumatori stessi. Non è dunque la scienza a dover limitare i propri confini e campi di interesse. E’ l’uomo che, responsabilmente, deve impiegare in maniera corretta le scoperte perseguite.

Nel procedere dei racconti le eclatanti invenzioni offerte ai consumatori vengono sempre utilizzate in maniera inopportuna portando al fallimento dell’invenzione in sé e dell’agire umano. La tecnologia è stata infatti impiegata con superficialità, come nel caso del Mimete, con scopo discriminatorio, come nel caso del Calometro, e in modo smoderato fino al punto di rendere l’uomo subalterno ala macchina, come nel caso del Torec

In conclusione, scienza e tecnologia naturalmente e inevitabilmente devono progredire. Ma in che modo la scienza può continuare a farlo entro quei binari che rendono le nuove tecnologie socialmente accettabili? Probabilmente solo se affiancata dalla cultura umanistica. Cultura scientifica e umanistica si trovano spesso a collidere ma è a questo punto doveroso comprendere che le due rappresentano invece la metà di un tutto. E’ dunque attraverso il supporto di discipline che sono in grado di superare l’empirismo scientifico e indagare invece l’uomo e la condizione umana che possiamo approdare ad una scienza efficace e non dannosa.

 

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