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La resistenza raccontata dal neorealismo: dalla letteratura al film ”Roma città aperta” di Rossellini

Limitare il tema della resistenza partigiana soltanto a qualche pagina di storia mi pare un qualcosa di assurdo. Perché la resistenza non è stata solo quello. Dietro a quelle date, a quei nomi, a quelle bandiere ci sono storie che vanno al di là di un qualcosa di schematico, freddo, amorfo, come spesso pare rappresentarsi la storia.

partigiani

E allora la resistenza diventa un insieme di sentimenti, sensazioni, inquietudini, che esulano in tutto e per tutto dalla freddezza dei numeri. Ma per spiegare davvero tutto ciò non basta la storia, servono le arti. Serve un qualche cosa che sia più incisivo, che parli dell’uomo all’interno del fatto accaduto e non soltanto del fatto. Una di queste arti è la letteratura, che in Italia è riuscita di fatto a tradurre tutti quei sentimenti di cui parlavo prima, dandogli una forma differente, forse più umana, rispetto a quella prettamente cronachistica. Li ha declinati in storie, molto spesso tragiche, ma vere. Perché quella è stata la resistenza e così deve essere rappresentata. Quella vissuta dall’ex partigiano che decideva di raccontare tutto a degli estranei incontrati su un treno, quella dello scrittore che tornato a casa dalle montagne, non riusciva a fermare la penna. E tutta questa verità, sgorgante dalle bocche, dalle penne, di chi la vissuta, trova un suo posto all’interno della corrente letteraria del neorealismo, volta a rappresentare ciò che è reale, come si può intendere dal termine. Ma il neorealismo non si ferma qui, arriva, ancora una volta, come spesso accade, a collegare la letteratura al cinema. Quel filo rosso tra parole scritte e parole parlate, tra sentimenti raccontati e rappresentati. Allora esisterà anche una corrente cinematografica del neorealismo, volta anch’essa a rappresentare il reale.

Ma partiamo dalla letteratura.

IL NEOREALISMO IN LETTERATURA

Il neorealismo in letteratura si sviluppa a partire dagli anni ’30 del ‘900, in particolar modo trova una sua maturità, come corrente letteraria, soprattutto nel dopoguerra, momento storico in cui l’intellettuale italiano torna a poter parlare e scrivere liberamente.

Ciò che fa scaturire questa foga, questo bisogno dell’intellettuale di parlare è la voglia di denuncia verso l’oppressione fascista e verso l’orrore del secondo conflitto mondiale. Tutto allora deve essere raccontato così com’è, senza mezzi termini, senza eufemismi. L’orrore deve essere mostrato con delle tecniche narrative differenti. Infatti l’intreccio della trama è lineare, con narratore onnisciente, lontano dallo sperimentalismo dell’inizio Novecento. E in tutto ciò il ruolo dell’intellettuale deve essere attivo. Ci deve essere un punto di rottura tra il torpore dell’intellighenzia imbavagliata dal regime fascista e un futuro libero, con una nuova mentalità. E proprio qui si pone il neorealismo.

La figura dell’intellettuale allora cambia. Ora esso si trova a dover impegnarsi e interessarsi alla vita sociale, politica e culturale del paese.

I modelli per questo nuovo intellettuale sono Jean-Paul Sartre e Gramsci, che sostenevano l’importanza dell’impegno dell’intellettuale all’interno della società. Il primo lo faceva nella rivista ”les temps modernes”, il secondo nelle lettere dal carcere.

Come modello invece prettamente letterario si scelse Verga, massimo esponente del verismo. Difatti l’impegno dello scrittore nel raccontare le condizioni di vita delle classi più povere, denunciandone l’estrema miseria, fu assunto in tutto e per tutto dai neorealisti, ma con una piccola aggiunta. Infatti il neorealismo, a differenza del verismo, non vuole solo denunciare, ma vuole anche costruire dei modelli di società per l’Italia del dopoguerra.

In tutto ciò la resistenza trova spazio nei romanzi neorealisti di coloro che la vissero direttamente. Italo Calvino ad esempio ne parla nel su0 primo romanzo, i sentieri dei nidi di ragno, dove la resistenza e l’orrore della guerra vengono visti da una prospettiva diversa, quella di un bambino. Inoltre importante per la corrente letteraria è la prefazione. Infatti Calvino arriva a spiegare che cosa è il neorealismo in letteratura e cosa lo fa scaturire.

Infatti dirà:

Se dico che allora facevamo letteratura del nostro stato di povertà, non parlo tanto d’una programmaticità ideologica, quanto di un qualcosa di più profondo che era in ciascuno di noi.

Altri poi furono gli scrittori neorealisti che parlarono della resistenza e del periodo del secondo conflitto mondiale, come Elio Vittorini, col suo capolavoro ”uomini e no”, Pavese con ”la casa in collina”, Beppe Fenoglio con ”il partigiano Johnny”. Altri si focalizzarono invece sulle condizioni di vita degli italiani durante il conflitto, come Alberto Moravia, del quale ricordo il romanzo ”la ciociara”, ma anche Vasco Pratolini.  Un altro grande scrittore, sempre riconducibile al movimento neorealista, sarà poi anche Primo Levi, coi suoi celebri romanzi.

Ma il neorealismo come ho detto nell’introduzione non si ferma alla letteratura, arriva anche al cinema.

IL NEOREALISMO NEL CINEMA

Famosa scena di Roma città aperta

Quando nel 1943 Luchino Visconti presenta al pubblico italiano il suo capolavoro ”ossessione”, gli spettatori si trovano davanti ad un qualcosa di assai diverso, rivoluzionario. Un film fuori dal comune, e che in qualche modo doveva essere codificato in un nuovo filone cinematografico. Proprio così nasce il neorealismo nel cinema, movimento caratterizzato da tutti quegli aspetti che già erano propri del neoralismo in letteratura.

Infatti i temi sono gli stessi: la denuncia sociale verso la guerra appena passata misto alla voglia di riscatto e al desiderio di lasciarsi quel periodo buio alle spalle.

E come in letteratura, tutto deve essere rappresentato così com’è, anche nella sua spesso scostante e cruda realtà. Gli attori, poi, non sono professionisti, ma gente comune, senza nessuna esperienza se non quella di vita, affinché si potesse rappresentare al meglio la quotidianità della vita durante e dopo la guerra. I film venivano girati per strada, utilizzando come sfondo gli scenari post bellici dell’Italia dell’immediato dopoguerra. Ma questa scelta fu causata anche dall’impossibilità di girare i film nel centro di produzione cinematografico allora più importante, Cinecittà, perché era stato occupato dagli sfollati.

I registi più importanti di questa corrente furono: Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Vittorio de Sica, Giuseppe de Santis, Luigi Zampa e altri.

Ma per quanto concerne il tema della resistenza e della vita durante l’occupazione nazi-fascista in Italia, uno dei film neorealisti più interessanti è ”Roma città aperta”

ROMA CITTÁ APERTA DI ROSSELLINI

”Roma città aperta” è un film di Rossellini, girato nel 1945. È una delle più famose opere cinematografiche del neorealismo.

Dopo l’armistizio di Cassibile del ’43, gli alleati stavano pian piano avanzando dal sud Italia verso il nord. La capitale però ancora non era stata conquistata, ed era ancora sotto il controllo dei nazi-fascisti. Naturalmente vi era già presente una resistenza partigiana attiva, della quale faceva parte un militante comunista della resistenza, Giorgio Manfredi.

Manfredi, scappato da una retata della polizia, si rifugia dal tipografo Francesco, che avrebbe sposato Pina, vedova di un bambino, e sorella di Lauretta, legata sentimentalmente in passato con Manfredi.

Coll’aiuto del parroco don Pietro, che non nega mai il suo aiuto alla resistenza, Manfredi, porta avanti la sua piccola banda di sabotatori dei fascisti. Ma è un compito molto pericoloso. Infatti Francesco verrà arrestato, e mentre verrà portato via sulla camionetta, la promessa sposa Pina, interpretata da Anna Magnani, verrà uccisa a colpi di mitragliatrice, davanti al figlio. Francesco poi riuscirà a scappare e raggiungerà Manfredi a casa di Marina. Però quest’ultima arriverà a denunciare i due alla Gestapo, per dei dissapori con Manfredi. E mentre Francesco non verrà preso e continuerà la resistenza, Manfredi verrà scovato durante un incontro con don Pietro. Il primo morirà dopo numerose torture, il secondo verrà fucilato.

Insomma un film dalla trama neorealista in tutto e per tutto, che riceverà moltissimi riconoscimenti all’estero, tra cui anche un premio Oscar, e sarà per sempre ricordato come una pietra miliare del cinema italiano, in memoria di un’epoca molto buia della nostra storia.

Vladislav Karaneuski 

 

 

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