Il Superuovo

La pubblicità della TIM e Aldo Manuzio mostrano come vincere la concorrenza

La pubblicità della TIM e Aldo Manuzio mostrano come vincere la concorrenza

Innovazione, originalità, competizione. Questi i termini chiave che hanno da sempre influenzato il progresso tecnologico. 

Ecco dove tecnologia e concorrenza si incrociano in un indissolubile nodo che avvolge tutte le epoche storiche, passando per la stamperia di Aldo Manuzio, sino ad arrivare alla lotta economica tra le odierne multinazionali.

Un cuore che non si ferma mai

Cos’è che fa di un prodotto qualcosa di superiore rispetto agli altri, o che apparentemente lo rende come tale? Qual è il segreto per tentare di superare tutti gli altri concorrenti? Lo dimostra la più recente pubblicità della TIM (“Questa è TIM”), tra le più lunghe di sempre (quasi 4.00 minuti), che ha totalizzato in soli tre giorni più di dieci milioni di visualizzazioni su YouTube. Lo spot pubblicitario riprende il motivo musicale del brano intitolato “This is me”, tratto dal film The greatest showman, adattato alla voce di Mina Mazzini con un testo del tutto nuovo. Con l’idea di ripercorrere un secolo di innovazioni tecnologiche in ambito di linea telefonica, si inizia con una scena panoramica della Torino del 1923, per passare poi a spettacolari scene piene di effetti speciali raffiguranti importanti momenti storici che passo dopo passo hanno portato a una comunicazione senza fili e più potente che mai, grazie al 5G. Un messaggio di positivistica fiducia nel progresso tecnologico, che da più di cent’anni, “come un cuore che non si ferma mai”, permette di rimanere in contatto anche a chi tra di loro si trova agli antipodi della Terra. Un messaggio di speranza, dunque, sentito più che mai in questo difficile momento pandemico, tanto che la pubblicità è stata volutamente trasmessa prima del discorso di fine anno di Mattarella.

La scena finale della pubblicità

Il confronto con Apple

Una pubblicità insolita dunque, originale, attenta ai dettagli e alla spettacolarità, e che ha percorso una strada forse mai percorsa prima. Qualcosa di simile si può dire, ad esempio, anche per il recente spot dell’iPhone 12. La Apple ha sempre cercato di fondere novità con coinvolgimento, in cui musica sempre orecchiabile e immagini vengono tra loro perfettamente abbinate, facendo sì che la pubblicità risulti di per sé, al di là del prodotto presentato, un motivo di forte intrattenimento. A tutto questo, viene aggiunta l’innovazione per vincere la concorrenza: il più piccolo smartphone di sempre dotato di 5G (l’iPhone 12 mini), la ricarica wireless, la possibilità di fare foto notturne tramite scanner LiDAR e molto altro ancora. Vincere la competizione, dunque, in ogni modo. Questo l’obiettivo di ogni impresa, e questo l’obiettivo di Aldo Manuzio, che si cimentò in quella che in termini moderni si sarebbe detta a tutti gli effetti una start-up in cui investire, non senza il rischio di perdere tutto.

La pubblicità della Apple, che vanta più di 24 milioni di visualizzazioni su YouTube

L’iniziativa aldina

Ma la stampa aldina, che risale agli inizi del Cinquecento, non era stata la prima stampa in assoluto. Essa era infatti stata inventata circa cinquant’anni prima, se si esclude la tecnica della xilografia, che ha origini ancor più antiche. Dalla metà del Cinquecento si sviluppano infatti gli incunaboli, ovvero dei testi stampati con la particolare tecnica della composizione a piombo. Essa prevedeva l’uso di caratteri mobili a specchio che venivano inchiostrati e disposti  in modo da formare le parole della pagina da stampare in più copie. Terminata la prima pagina, si passava alla seconda e a una nuova composizione di tali caratteri, e così via. Ma se già esisteva la stampa, a cosa si deve il merito di Aldo Manuzio? Ebbene, questi vinse la concorrenza di tutte le altre stamperie apportando importantissimi elementi di novità, che gettarono le basi per la stampa moderna. Innanzitutto il formato in ottavo, ovvero il tascabile, prima limitato solo ad alcuni libricini che venivano portati a messa, destinati alla preghiera (i libri d’ore). Poi un tipo di scrittura in corsivo (il cosiddetto corsivo aldino), similissimo a quello odierno e dunque facilmente comprensibile. Limitò anche il più possibile gli errori, frequenti di solito durante il processo di stampa. Introdusse una nuova punteggiatura, l’apostrofo e il punto e virgola, affiancando il testo anche a un commento filologico. Contribuì infine, con l’appoggio dell’umanista Poggio Bracciolini, al processo di codificazione della lingua, dunque di diffusione di un mezzo comunicativo che fosse il più possibile uniformato e comune a tutti. Al contrario gli incunaboli presentavano una lingua ibrida, tra settentrionalismi e latinismi. Un totale cambiamento, dunque, frutto di originalità e di innovazione. Così Aldo Manuzio vinse la sua lotta al primato, in modo quasi da fare invidia alla TIM e alla Apple.

 

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