La Polonia è in bilico: vediamo cosa sta succedendo dopo la vittoria della destra

Sarà Nawrocki il nuovo capo di stato polacco, superando per un soffio il candidato europeista.

Non è stato un segreto il sostegno che Trump ha dato al candidato del partito conservatore in Polonia, ma la stessa cosa è avvenuta in altri Paesi della stessa area, che stanno condividendo sempre di più le politiche dell’agenda americana.

Gli esiti delle elezioni

La speranza di un secondo “effetto Bucarest” è svanita dopo la vittoria dei nazionalisti in Polonia: mentre infatti i leader europei salutano con entusiasmo il nuovo Presidente rumeno Niçusor Dan (europeista e vincitore del ballottaggio con il nazionalista filo Trump e Putin George Simion), devono iniziare a fare i conti con quella che sembra un’irrefrenabile avanzata dell’estrema destra in Europa e il caso della Polonia è un esempio. Con un’affluenza alle urne del 71%, il nazionalista Karol Nawrocki diventa Presidente della Polonia ottenendo il 50,89% delle preferenze e segnando una vittoria per i sostenitori delle politiche trumpiane. Evidente è stato l’appoggio dato al nuovo Presidente polacco da parte dell’amministrazione americana dopo che la Segretaria della Homeland Security Kristi Noem ha dichiarato che Nawrocki fosse “un leader necessario” per le sue posizioni politiche vicine a quelle del Presidente americano riscontrate anche nell’uso dello slogan elettorale “Polonia first”, nel quale risuona palesemente l’American first di trumpiana memoria. 

Formatosi in ambito accademico ma senza avere una grande esperienza nella politica, il neo eletto Presidente polacco sembra essere portavoce di ideali estremamente conservatori e di ispirazione nazionalista, riscontrabili nelle posizioni a favore di un controllo più stringente per limitare il passaggio di migranti al confine con la Germania ma anche nella ferma opposizione a qualsiasi idea europeista o che prevede un sostegno al Green Deal. Nonostante abbia definito la Russia uno “stato barbaro”, non sostiene l’entrata dell’Ucraina nella NATO e nell’UE, accusandola di ingratitudine per gli aiuti che la Polonia avrebbe offerto nel corso del conflitto. Diversi scandali hanno inoltre riguardato Nawrocki durante la campagna elettorale, come la sua vicinanza ad ambienti neonazisti e la presunta gestione di un giro di prostituzione illegale, evidentemente però non sono stati considerati così deplorevoli da metterlo sotto una cattiva luce agli occhi degli elettori.

Una bandiera rossa, bianca e blu dipinta su una roccia

Il ruolo del Presidente

Dal 1991 la Polonia può essere considerata un Paese libero dall’influenza comunista, diventando una repubblica democratica parlamentare, una forma di governo che prevede un Parlamento diviso in Sejm e Senato che ricopre la funzione legislativa insieme al governo, formato dal Consiglio dei Ministri con a capo il primo ministro, e infine il presidente della Repubblica. Nonostante il potere esecutivo sia esercitato dal governo, il presidente della Repubblica ha comunque una certa influenza sulle decisioni prese dal primo ministro e dagli altri ministri, solitamente scelti dalla coalizione di maggioranza della Camera Bassa (Sejm) del Parlamento e poi nominati formalmente dal presidente stesso. Eletto direttamente dal popolo per cinque anni se ottenuta la maggioranza assoluta dei voti, il capo di stato, oltre a rappresentare l’unità nazionale e ratificare i trattati internazionali, ha diritto di iniziativa legislativa e di modificare l’iter legis attraverso il veto (il blocco di una legge).

Questi poteri del Presidente trovano però un bilanciamento nel Parlamento: il veto può essere infatti superato con una votazione di tre quinti in presenza di almeno la metà dei deputati parlamentari. Inoltre, proprio come il presidente americano, può concedere la grazia (annullare del tutto o in parte una pena), interferendo quindi con il potere giudiziario e le sentenze finali dei tribunali.

Alla luce della vittoria del candidato del partito conservatore, il primo ministro polacco Donald Tusk potrebbe trovarsi in difficoltà nel portare avanti la sua agenda europeista, trovando l’opposizione del presidente in diverse riforme. Tusk ha chiesto perciò il voto di fiducia al Parlamento, per capire se il governo ha mantenuto nonostante le elezioni sfavorevoli una maggioranza oppure se è necessario tornare alle urne in questa “nuova realtà politica”, come la definisce il primo ministro.

La svolta europea

Sembra che il successo del candidato filoeuropeista in Romania sia solo un’eccezione rispetto all’andamento politico ultranazionalista, estremamente conservatore e legato alla Russia che è emerso dalle ultime elezioni nel Vecchio Continente: basti pensare non solo alla Polonia, ma anche alla Slovacchia con il sovranista Fico (filorusso e legato ai partiti di estrema destra), alla Moldova con il leader dell’opposizione Gutul (anti europeista), al capo dello stato georgiano Kavlashvili (filorusso) e l’Afd tedesco che è stato recentemente dichiarato “contrario all’ordine democratico” dai servizi di intelligence, come previsto dall’articolo 21 della costituzione tedesca. La svolta a destra dell’Europa potrebbe quindi avere conseguenze negative per il continente stesso.

Lascia un commento