Il Superuovo

La politica degli intellettuali: Sgarbi e Cornelio Gallo spiegano la via smarrita verso il Parlamento

La politica degli intellettuali: Sgarbi e Cornelio Gallo spiegano la via smarrita verso il Parlamento

Se mi tradisci, ti esilio. Oppure ti faccio portare via di peso dall’aula.  

Cosa succede se si mischia il dolce col salato? Si può avere pane e marmellata, prosciutto e melone: tutto buonissimo, semplicissimo, senza problemi, liscio come l’olio. Come il ruolo di Alessandro Manzoni nella commissione milanese, richiesta dal Ministro della Pubblica Istruzione, Emilio Broglio, per la questione dell’unità della lingua. Quindi, un intellettuale perfettamente amalgamato, come l’avocado col salmone, nel suo milieu, che può e deve, se necessario, dare un contributo eccellente. Ma a mischiare il dolce col salato si arriva anche a degenerazioni culinarie non indiscutibili, come la pizza con l’ananas. Delle vere aberrazioni possono nascere dal contatto tra due poli inconciliabili come, per esempio, l’amore di Foscolo per Napoleone ed il Trattato di Campoformio del 1797. Insomma, non stiamo mica parlando di pizza e fichi.

La tragicommedia sgarbiana (e sgarbata)

No, non è affatto la Pietà michelangiolesca, anche se tutti lo vorremmo. È ciò che è successo il 25 giugno 2020, quando il critico d’arte da strapazzo, Vittorio Sgarbi, ha ricevuto come ricompensa, per aver ottemperato ai suoi doveri (in maniera fin troppo magistrale) di inquisitore seriale, l’immediata espulsione dal Parlamento. Un tono di voce con qualche decibel troppo alto, un bizzarro senso dello humour uterino poco umoristico per le donne, una metafora dalle finalità accademiche non ancora chiare con protagonista una capra ed ecco che Vittorio ci sta subito sulle ovaie. Questi sono i danni collaterali di un personaggio megalomane che si avvale (per alcuni a sproposito, ma io non mi azzarderei a tanto) del titolo di Übermensch, che fa della sapiosessualità dovuta alla sua laurea in filosofia e delle aggressioni verbali le sue armi e i suoi scudi, che sa raccontare la vita di artisti quali Adriana Pincherle o Amedeo Modigliani, mentre si candida come sindaco, proprio poco prima di andarsi a sedere sul divanetto di Live – Non è la d’Urso. Insomma, un polùtropos che si destreggia tra l’intellettualismo degli stand up comedians e la propaganda politica del fallo&martello che trova pari solo in Ulisse. Ma ci pensate ad Ulisse che urla, prima di infilarsi nel cavallo di legno, che l’esercito acheo è governato da inetti con leggi idiote?

Pier Paolo Pasolini a.k.a. Polemica Politica Potere

Marxista, eclettico, populista, blasfemo, un uomo scomodamente perfetto e perfettamente scomodo. Il potere lo detestava, lui lo dominava. Con le accuse di oscenità in luogo pubblico e di tentata rapina, sceglieva per il ruolo di Cristo, nel suo film Il Vangelo secondo Matteo, un giovane spagnolo che gli ricordava i lineamenti grotteschi di Goya ed El Greco, mentre qualcuno ardiva gridare alla pornografia leggendo Ragazzi di vita. La politica non lo capiva, lo etichettava, lo imprigionava, lo deludeva e lo disprezzava perché viveva (e pensava, soprattutto) liberamente. Ecco, libero. Sì, Pasolini era proprio libero. Ma a liberarlo non era stata tanto la parcella del suo avvocato, sommerso di denunce continue per vilipendio alla religione o per corruzione di minori (neanche la Chiesa riusciva più a controllarlo). A liberarlo dalla tirannia degli schieramenti a destra e a sinistra è stato il suo impegno nel rovesciare nell’anticonformismo la parola ed il pensiero che gli erano stati donati alla nascita. E, così, anche la sua polemica era perfetta e scomoda, come lui stesso. Risentimento per chi aveva dimenticato i contadini nelle campagne, rigetto di quel sistema capitalistico così, come dire, omologante, l’addio al sentimento della resistenza eroica: proprio da qui nascono, si comprendono, si radicano, si amano e si odiano anche L’Officina, la sua rivista innovativa e politicamente attiva, e la decisione di Pier Paolo di confessare e vivere liberamente la sua omosessualità, come se credesse di star vivendo in uno strano reality show da bollino rosso che va in onda solo in seconda serata.

Una damnatio memoriae per amica

Certo, c’è chi viene trascinato via a forza dalla Camera, chi viene massacrato all’Idroscalo di Ostia negli anni ’70. Ma, c’è anche chi, secoli e secoli prima, è stato gettato nel dimenticatoio dal senatore di turno. Che, poi, pensandoci, scordarsi del peccato e del peccatore, alla fin fine, non è mica così male. Bruci una città, si dimenticano chi sei. Uccidi tua madre, non si ricordano come ti chiami (anche se, in realtà, il nome di Nerone ci sta già impregnando). Erano un po’ complessati questi antichi, non c’è ombra di dubbio ormai. Addirittura, dare alle fiamme tutto ciò che riguarda quella persona là è un po’ too much anche per noi che, oggi, viviamo con l’angoscia del revenge porn e del body shaming. Ad essere onesta, non me lo immagino proprio Cornelio Gallo che va a denunciare la comparsa di epigrafi che lo descrivono in pose provocanti di fronte al Pomerio. Povero Cornelio! Già Virgilio dovette buttare al vento la ecloga X interamente dedicatagli, dopo aver saputo di quell’accusa, ingiusta e ingiustissima, di congiura contro il principe. E tutto solo perché aveva illegalmente stampato moneta con i fondi delle casse della provincia d’Egitto, di cui era prefetto! È stato un errore da principianti, no? Sicuramente è stata una frode poco riuscita, lo conveniamo tutti. Ma oggi Cornelio sarebbe certamente contento di essere ricordato (o essere stato scordato, a suo tempo) per questo e non per dei selfie rubati in cui non ha la toga addosso.

Gli intellettuali e la politica in terapia di coppia

Gli intellettuali litigano con la politica, ci dialogano, urlano e si picchiano con lei, la ripudiano, se ne allontanano, ma ne subiscono il fascino, si cibano dell’attrazione che esercita su di loro. La politica è un’amante troppo passionale, possessiva, territoriale ed indomabile. Per quelli che scrivono romanzi, che fanno poesia, che teorizzano nei saggi, che inventano delle sceneggiature, per tutti loro la politica è un richiamo. Un richiamo forte, un grido che può far risuonare ovunque, come una fastidiosa, ma irresistibile eco, le idee, le opinioni, i pensieri di quelli che sono in grado di produrli e che hanno il coraggio di esprimerli. La politica è una fidanzata amorevole, una dolce compagna cui chiedere aiuto quando le ingiustizie cominciano a pesare troppo sulle spalle. È una madonna caritatevole che sta dalla parte dei deboli, aiutati dai forti che si servono di lei per alzare capo e voce. La politica è una moglie infedele, è spesso corrotta dai soldi e dai violenti che la piegano al servizio della delinquenza. La politica è schiava ed è schiavista, ha la doppia faccia. La politica è anche madre. Sì, delle guerre, dell’odio, della pace, dei tavoli delle trattative, dei diktat, delle trincee, degli stermini, delle organizzazioni internazionali, delle manifestazioni in piazza, delle crisi economiche, dei governi che cadono come cadde il corpo morto di Dante.

La politica crea il caos, lo vuole, e invoca l’armonia come suo personale boia per eliminarlo. La politica non perdona e non chiede scusa, dimentica quando non interessi più, trascina via quando ti alzi in piedi, uccide quando sei di troppo.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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