Dopo alcuni scavi è emerso a Pompei un carro probabilmente utilizzato per le cerimonie nuziali. Scopriamo insieme com’era organizzata la famiglia e come avvenivano le cerimonie più importanti.

Negli scavi di Civita Giuliana, in prossimità di Pompei, è stato ritrovato un carro da sfilata con decorazioni a tema erotico che fanno pensare ad un carro da matrimonio. Le alternative sono che fosse destinato al culto di Venere o Cerere, dee importanti per la sfera familiare romana. Scopriamo come qual era il ruolo della famiglia e qualche notizia sui matrimoni romani.
La famiglia a Roma
Pietra fondante della società romana era la famiglia, molto diversa da quella di oggi. La famiglia romana infatti non era come la nostra, mononucleare, bensì includeva, oltre alla madre, al padre e ai figli, anche i servitori e i clientes. Naturalmente stiamo parlando della famiglia romana patrizia, tuttavia anche presso i ceti sociali più poveri, la famiglia comprendeva sicuramente più persone rispetto alle nostre. Nella famiglia romana vigeva una fortissima gerarchia e ogni membro era sottoposto all’autorità del pater familias, il quale poteva esercitare addirittura il diritto di vita o di morte su ogni componente. Ogni decisione doveva essere approvata dal padre e i figli erano sotto la sua tutela fino a quando non si allontanavano dal tetto familiare. La donna si occupava di tutto ciò che concerneva la casa, la sua amministrazione e addirittura i conti; naturalmente ogni informazione veniva condivisa con il marito.

I matrimoni
I matrimoni romani, sopratutto nelle famiglie patrizie, erano combinati. Fin da quando il bimbo, o la bimba nascevano, si stipulava un contratto al fine di mantenere alto lo status della famiglia; così facendo le famiglie patrizie si sposavano sempre tra loro e non era raro che fossero contratti anche matrimoni tra membri della stessa famiglia come i cugini. Solo se il matrimonio avveniva secondo ogni procedura ed era benedetto da entrambe le famiglie, poteva essere considerato iustum; dopo la cerimonia era poi necessario che la donna andasse a convivere nella casa del marito. Solo se nato all’interno di un matrimonio legittimo, il figlio entrava a far parte della linea di successione ma le relazioni extraconiugali erano all’ordine del giorno.
Prerequisiti per la celebrazione del matrimonio
Innanzi tutto è necessario specificare che a Roma un uomo e una donna si potevano sposare solo se l’uno verso l’altro erano in possesso del conubium. Con tale termine si fa riferimento al rapporto che avevano i due: se infatti la parentela era troppo stretta il matrimonio era incestuoso e non poteva sussistere. Nelle tavole delle leggi si specifica ad esempio che una madre e il proprio figlio non erano in possesso del rispettivo conubium. I due dovevano avere poi lo stesso stato giuridico, ossia appartenere alla medesima classe sociale. Da alcuni studi sembra che esistessero due tipi di matrimonio: con manu e sine manu a seconda del fatto che la donna rimanesse legata alla sua famiglia d’origine o meno. Nel matrimonio con manu il marito si sostituiva, da un punto di vista giuridico, al padre della donna; nel secondo invece questo non avveniva. I matrimoni di cui abbiamo più notizie e documentazione sono quelli con manu.