La più grande illusione è quella di conoscersi, l’essere se stessi nella Letteratura

Da Leopardi a Pirandello passando per Dostoevskij, la ricerca di se stessi nella letteratura e nella realtà più spietata.

Il Viandante sul mare di nebbia
“Viandante Sul Mare Di Nebbia”, Caspar David Friedrich, 1818

Spesso scopriamo cose di noi che prima ignoravamo, fragilità, paure, punti di forza, cose che ci portano a rivalutare noi stessi e a credere di aver indossato una maschera per tanto tempo. I personaggi letterari sono più vicini a noi di quanto si possa pensare.

Conoscere se stessi, oggi

Nessuno nasce con l’onniscenza e sapere chi si è non è così scontato come sembra, è giudizio comune che un uomo diventi tale soltanto dopo aver imparato e visto tutto ciò che è all’esterno dei propri occhi, dopo aver girato il mondo e viaggiato per panorami e lingue sempre differenti ma in realtà la scoperta del mondo inizia dal proprio io. Conoscersi è l’essenza, o meglio, lo scopo di quel viaggio che tutti intraprendiamo e che chiamiamo vita. Al giorno d’oggi tra vibrazioni colorate, suonerie sempre più monotone e ticchettii di dita che quasi schiavizzate si infrangono contro ciò che i più definiscono “progresso” è sempre più difficile capirsi, conoscersi e non omologarsi al resto del mondo che da grande e vario sembra essere diventato piccolo quanto una polpastrello e uguale da Roma a Tokyo. Capita a volte, e chi non è ancora uno schiavo degli smartphone o dei social potrà capire, di fermarsi a riflettere su se stessi, per chi vive le giornate in modo asfissiante e pregne di cose da fare il momento migliore, e qui sfido chiunque a mentire, è la notte prima di andare a dormire, in quel momento non si è più chi si è stato per tutta la giornata, si smette di essere corpi, forse perché troppo stanchi oppure semplicemente perché si sta per entrare nel mondo dei sogni e ci si concede qualche sogno pilotato per non trovare qualche incubo scomodo durante la notte, sta di fatto che in quei momenti la mente diventa un fantasma, inizia quel processo di autoanalisi che porta in una foresta di pensieri, parole dette o non pronunciate, di se e di ma che colorano il nostro interno, così, forse banalmente, gli attimi passati in solitudine, prima di dormire come detto poc’anzi, su un autobus la mattina o la sera in compagnia di un umido finestrino e di un riflesso sbiadito e contornato dalle gocce di umidità sul vetro, passeggiando, regalando lo sguardo a ciò che circonda il proprio passo oppure oziando, lanciando lo sguardo verso cielo o nel nulla, diventano incontri con una persona nuova: se stessi. I romantici e gli appassionati vi diranno che siete uomini d’amore, così come diceva il grande Luciano De Crescenzo mentre i più cinici, “quelli seri”, vi diranno che perdete il tempo ad oziare. Questa suddivisione esiste dall’alba dei tempi, inutile scrivere la guerra filosofica che si scatenò sin dai tempi dell’antica Grecia su quello che i romani chiamavano “Otium”, ma facendo riferimento a tempi più vicini ai nostri mi viene spesso in mente la definizione di Pinin Carpi nel libro “Il Mare In Fondo Al Bosco” del 1997 nel quale si esprimeva così:“oziare è fare avendo l’aria di non fare niente”. Insomma, per intenderci, bisogna dedicare del tempo ai nostri pensieri per scoprirci veramente, bisogna dare importanza ai nostri momenti di ozio affinché questi ultimi diventino parte consistente di noi e non semplice tempo perso a spostare delle caramelle sullo schermo. Capita che nel  nostro viaggio alla ricerca di noi stessi ci rendiamo conto di essere profondamente diversi da quel che pensavamo di essere, scopriamo nuove paure, nuovi interessi, nuovi pensieri che ci danno una visione più ampia del nostro mondo, e per mondo intendo tutti i rapporti, le relazioni e le sensazioni che riguardano le persone o le cose della nostra vita. Chi ha letto almeno un libro nella propria vita si sarà reso conto che c’è sempre una comunione, anche se piccola, tra i sentimenti di chi legge e i messaggi di chi scrive, che talvolta le storie dei protagonisti sono simili alle proprie storie di vita oppure ai sentimenti e alle sensazioni che si provano nella realtà. Quindi il segreto nel conoscersi sta nel leggere fino a che non ci si sente rispecchiati? No, non c’entra il leggere del resto “Mio fratello è figlio unico perché è convinto che anche chi non legge Freud può vivere cent’anni”, indubbiamente però il rapportarsi alle situazioni dei personaggi o degli stessi autori dei grandi romanzi o delle poesie più significative può essere d’aiuto in un’epoca in cui è più facile rapportarsi ad un falso mito come la figura ormai celeberrima dell’influncer che è l’esempio più sbagliato da seguire dato che è un personaggio che indossa perennemente una maschera è che valorizza l’apparire e non l’essere. Dunque mi sono chiesto come si può conoscere se stessi prendendo come esempio gli autori e le figure e le storie che questi ultimi hanno inventato?

Le notti bianche
Scena tratta dal film “Le Notti Bianche” di Visconti sulla base dell’omonimo romanzo di Fedor Dostoevskij

Pagine simili a noi

La vastità di argomenti con la quale la letteratura si presta al nostro bisogno di confronti con la realtà è davvero impressionante, si possono trovare migliaia di situazioni diverse a seconda dell’autore o dell’epoca in cui è stato scritto un libro, sia esso di poesia o di narrativa. Ad esempio leggendo lo “Zibaldone” di Leopardi si viene letteralmente travolti da una spirale di emozioni e sentimenti analoghi al periodo della nostra adolescenza tanto da sentirsi quasi coetanei per un attimo al poeta di Recanati, chiunque abbia un minimo di sensibilità e abbia letto Leopardi è convinto che se fosse nato nel XVIII secolo ne sarebbe stato certamente amico, non per lo slogan del “Mai ‘na gioia” che ultimamente spopola ma per le semplici ambizioni mosse dall’animo alla conquista di risposte a domande poco chiare. Se si ha presente “La Ginestra”, se ne si scandiscono in fatto di senso le parole si accende un fuoco nell’animo del lettore che porta a interrogarsi sul rapporto tra noi e la natura, e più in particolare nella fragilità di un essere così complicato come l’uomo, arrivando a porsi sommi interrogativi come il senso dell’esistenza e l’incombenza di una morte mai troppo lontana per non temerla. Leggendo “I Fratelli Karamazov” di Dostoevskij ci si sente incredibilmente parte di una società tanto fredda quanto spietata nei confronti del prossimo, di una gerarchia di affetti che non guarda in faccia nemmeno al proprio sangue e a seconda di come ci si crede, ovvero di che valutazione si ha di se stessi, ci si può sentire tanto immacolati e saggi come lo starec Zosima, tanto puri, innocenti e buoni come Aleksej, goffi e menefreghisti come Fedor ecc… È incredibile come ci si senta tanto simili a Fedor e Nasten’ka, protagonisti de “Le Notti Bianche”, soli e poi uniti e poi di nuovo soli nel segno comune di un carattere imprigionato dal peso di sogni troppo grandi per essere ignorati o compiuti, ci si sente destinati a rimanere sospesi tra cielo e terra, quante volte capita… Ci si può rispecchiare poi nei dolori di un giovane Werther, specialmente quando si vive una storia d’amore ai margini del classico principio, anch’esso enunciato dall’intramontabile De Crescenzo, nel quale “nelle coppie c’è sempre uno che soffre e l’altro che si annoia”. Si può desiderare l’evasione e il cambio di vita come Mattia Pascal e rimanendo su Pirandello ci si può sentire in una situazione “fantozziana” come quella dello sfortunato Belluca che è incatenato ad un ruolo d’ufficio e che per unica evasione ha quel fischio del treno che lo fa sognare. Lo stesso Pirandello scriveva infatti testuali parole nel capolavoro “Uno, Nessuno E Centomila”:“Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data.”. Ognuno di noi, quindi non si conosce veramente fin quando non intraprende e conclude il viaggio nel proprio io e ciò che crediamo di essere adesso non è altro che quello che pensano gli altri, siamo buoni? Siamo timidi? Siamo dei farabutti? Chi le stabilisce queste cose? Facile, gli altri. Noi siamo ciò che gli altri vogliono farci essere, siamo il prodotto del giudizio altrui ed è per questo che i social non aiutano perché veniamo costantemente bombardati di like e commenti che ci fanno più o meno contenti. Non v’è alcuna evasione da un mondo così. Sarebbe facile poter dire che essere sicuri di sé sia la soluzione al problema del conoscersi ma credo che si possa mentire fino ad un certo punto perché chiunque sulla faccia della terra ha dovuto, nel bene o nel male “decifrarsi” come scriveva Pablo Neruda nel suo “Pensiero Sulla Poesia”, e chi non l’ha ancora fatto presto o tardi dovrà farlo. Fare i conti con se stessi non è cosa da poco ed è per questo che i grandi pensatori che ci sono passati prima di noi e ci hanno lasciato un’eredità non indifferente vanno presi d’esempio, magari non troppo sul serio, certo, ma sicuramente vanno tenuti in buona considerazione.

Siamo delle stessa sostanza di cui sono fatti i libri

Ah non era così la frase di Shakespeare? Vabbè si è capito il senso… almeno spero. Il fatto è che non dobbiamo prendere d’esempio le vite dei personaggi e focalizzarci solo su quelle e su gli insegnamenti che ne possono derivare, bisogna essere un insieme di storie, aneddoti e personaggi diversi, bisogna essere ladri di esperienza e non perché altrimenti rimaniamo vuoti noi, anche perché come detto all’inizio lo scopo del nostro viaggio è proprio quello di capirci, bisogna fare questa specie di ricerca bibliografica perché i vari d’Annunzio, Pirandello, Leopardi, Foscolo ecc… non ci hanno lasciato delle semplici storie o favole da raccontare ai nipotini quando fuori diluvia ma ci hanno lasciato un baule carico di insegnamenti preziosi perché loro stessi hanno intrapreso l’ardua fatica di scavare nel proprio interno. Dunque siate il personaggio del vostro libro preferito, vivete le situazioni a vostra discrezione ma non dimenticate mai di essere autori prima che personaggi.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.