È morto Leonov: il primo uomo a mettere piede nel vuoto dello spazio

Alexei Leonov, primo essere umano nella storia a uscire da una navicella spaziale, aveva 85 anni.

Era considerato una leggenda dell’esplorazione spaziale. Fece parte dell’equipaggio che, nel 1975, agganciò la Soyuz alla capsula Usa Apollo.

Una decisamente brutta notizia di cronaca

Il cosmonauta russo Alexei Leonov è deceduto, all’età di 85 anni, dopo una lunga malattia. Lo riportano i media russi. Leonov è stato il primo essere umano a compiere, nel 1965, una passeggiata nello spazio e ha fatto parte dell’equipaggio che, nel 1975, ha agganciato la Soyuz alla capsula Usa Apollo. Undicesimo cosmonauta sovietico, era considerato una leggenda dell’esplorazione spaziale. L’uomo che rischiò la vita passeggiando per primo nello spazio divenne un eroe per i russi, ma fu celebrato anche dagli americani. Nonostante non fosse stato il primo uomo ad andare sulla luna, il cosmonauta russo si guadagnò il titolo di primo astronauta a muoversi lontano dalla Terra, nel nero più profondo, in quella corsa alla conquista dello spazio che impegnò Stati Uniti e Unione Sovietica per decenni. Dopo la carriera da cosmonauta si dedicò a varie attività, fu molto critico nei confronti dell’inchiesta ufficiale sulla morte di Yurij Gagarin e nel 2004 scrisse il libro “Two sides of the moon” con l’astronauta statunitense David Scott sull’impatto della Guerra fredda sulla esplorazione spaziale.

Leonov premiato da Putin nel 2013

La sua impresa più grande

Era il 18 marzo del 1965 quando Leonov uscì dalla capsula Voskhod 2 e, per dodici interminabili minuti, attaccato a una corda, “passeggiò” nello spazio. “Ero pienamente concentrato – raccontò due mesi dopo alla rivista americana Life – con il sangue freddo e, relativamente, non eccitato. Ma la vista fu straordinaria: le stelle non brillavano, era tutto fermo, tranne la terra”. Ciò che non aveva rivelato era che lui e il suo compagno di viaggio, Pavel Belyayev, erano stati fortunati a sopravvivere. La tuta di Leonov si gonfiò durante l’uscita, rendendo impossibile il rientro dentro la capsula, mentre il tempo scorreva. “Sapevo che non dovevo farmi prendere dal panico”, confessò nel libro scritto nel 2004 assieme all’astronauta americano David Scott. Leonov sgonfiò la tuta, liberando ossigeno, ma rischiando così di restare senza aria. La manovra si rivelò vincente. “Quando entrai dentro la capsula – raccontò – ero sudato fradicio e il cuore mi batteva all’impazzata. Ma era solo l’inizio dei problemi”. A bordo la pressione dell’ossigeno era salita a livelli di guardia, con il rischio che una scintilla avrebbe potuto far esplodere tutto. Il livello poi tornò alla normalità, e senza che i due astronauti abbiano mai capito come. La missione fu salva e con essa il primato sovietico nello spazio. Il primo cosmonauta Usa a replicare la “passeggiata” fu Ed White, ma soltanto tre mesi dopo. Troppi per non passare nell’archivio della storia come il più grande smacco subito dalla potenza a stelle e strisce.

La stretta di mano tra Leonov sulla Soyuz e il comandante dell’Apollo, Thomas Stafford

La sua storia

Ottavo di nove figli di un’umile famiglia di contadini, Aleksej Archipovič Leonov, nato a Listvjanka, in Siberia, il 30 maggio 1934, si trasferì con la famiglia nel 1948 a Kaliningrad. La sua passione per il volo lo portò a cominciare l’addestramento da pilota nel 1953 presso una scuola in Ucraina, dove ottenne il massimo dei voti. Successivamente venne addestrato a pilotare aerei caccia e, da sottotenente dell’aeronautica militare sovietica, nel 1959 entrò a far parte del nucleo più ristretto dei piloti aspiranti per l’addestramento da cosmonauti, tra i quali venne nominato ufficialmente il 7 marzo 1960. Dopo la leggendaria impresa della camminata nello spazio, Leonov collaborò al programma lunare sovietico, assumendo il ruolo di comandante dei vari equipaggi. A settembre del 1968 venne nominato come uno di tre probabili comandanti di un cerchio ristretto scelto per un possibile successivo volo verso la Luna, ma la sua candidatura non venne portata avanti per numerosi contrasti con il governo sovietico. Dopo il luglio del 1969 comunque, con gli americani protagonisti del primo allunaggio di un essere umano con la missione dell’Apollo 11, il programma lunare sovietico fu dichiarato concluso. Tra le altre pietre miliari della sua carriera Leonov vanta quella di esser stato comandante di una missione particolare, la prima ad essere eseguita come frutto della collaborazione delle due superpotenze russa e americana, il celebre programma test Apollo-Sojuz. Il 15 luglio 1975 avvenne il lancio della Sojuz 19, con a bordo Leonov e l’ingegnere di volo Kubasov. Due giorni più tardi la capsula spaziale si agganciò alla capsula dell’Apollo.

Leonov davanti la sua tuta, che lo accompagnò nel suo viaggio

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