La paura fa novanta: come comprenderla nel tenebroso giorno di Halloween

“Terribili piaceri e dolcezze da inferno” ci attendono nella festa di Halloween, ma come agisce il nostro corpo alla percezione del terrore infernale e della paura?

Illustrazione della paura di Charles Darwin

 

 

“Everyday is Halloween”. Peter Steele cantante dei Type 0 Negative, introduce questa frase nel brano Balck no. 1 dell’album Bloody Kisses, alludendo a quanto spaventosa possa essere la vita spesso pullulante di creature mostruose e pericolose. Fortunatamente o no tutto ciò viene celebrato il 31 ottobre in questa festa pagana dedicata non solo a dolcetti di zucca e fantasiosi costumi ma soprattutto alle tenebre, il gotico, l’occulto e a tutto ciò che possa suscitare turbamento e paura. In una festa cosi terrificante non posso non chiedermi ed esporre come nasca la paura in ognuno di noi e quali conseguenze comporta.

Cosa sono le emozioni

In termini evolutivi le emozioni sono fondamentali per preparare l’individuo a reagire istintivamente in situazioni in cui la sua stessa sopravvivenza è minacciata da fattori esterni. Di base e in senso prettamente anatomico, le emozioni e la memoria emotiva ad esse associata derivano dall’interazione delle diverse aree della corteccia prefrontale e del diencefalo, ma i veri protagonisti dietro le quinte del nostro cervello sono amigdala e ipotalamo. L’amigdala riceve informazioni elaborate dai sensi della vista, olfatto, udito, gusto, somatosensitivi (provenienti dalla superficie del corpo) e viscerali e media risposte emotive adeguate in base  a questi stimoli (sapore cattivo, immagine bella, musica piacevole ecc). Le emozioni vengono divise in: primarie o universali, sono innate e riscontrabili in qualsiasi popolazione e secondarie causate dalla combinazione delle primarie e si sviluppano attraverso la crescita individuale e l’interazione sociale.

Come interpretare la paura

Paul Ekman, celebre psicologo ed esperto di comunicazione non verbale, ritiene che ogni emozione scatena una sequenza di segnali nel linguaggio del corpo, della voce, e nelle espressioni del volto e descrivendo la paura, una delle emozioni primarie, afferma: ” la minaccia di un dolore fisico o psicologico, caratterizza tutti gli inneschi della paura, sia il tema che le sue variazioni: il tema è il pericolo di un danno fisico, e le variazioni sono costituite da tutto ciò che scopriamo che potrebbe nuocerci, si tratti di minace fisiche o psicologiche”. Effettivamente, in senso fisiologico, la paura non è solo un forte sentimento ma è un’arma di difesa e protezione che avvia dei processi cerebrali in grado di tutelarci quando viene percepita una minaccia. Erroneamente l’amigdala viene ritenuta il centro e il motore della paura ma essa semplicemente riceve gli impulsi percepiti dal corpo e media una risposta adeguata, ovvero mette in atto processi fisiologici e cognitivi che ci permettono di reagire in caso di pericolo.

Cosa la rende un’arma

Il sistema limbico è un importante centro connesso con le emozioni e l’apprendimento, le sue componenti più importanti sono ippocampo e amigdala. La seconda invia le efferenze (risposte in seguito a stimoli esterni) all’ipotalamo e alla regione inferiore del tronco encefalico. Una risposta emotiva ad uno stimolo, come ad esempio avvertire una situazione di pericolo, attraverso queste connessioni, “attiva” il meccanismo di attacca o fuga ovvero il sistema nervoso autonomo simpatico, così soprannominato perché prepara il corpo all’azione producendo ormoni come adrenalina e cortisolo che causano accelerazione del battito cardiaco, dilatazione delle pupille, nausea, tensione muscolare e altre ancora. Il neuroscienziato Joseph Ledoux scinde il termine “paura” in due concetti: il primo è legato al termine stesso e va riservato unicamente all’esperienza conscia della paura, il secondo si riferisce unicamente ai processi che si attuano quando viene percepita, dedicandogli un termine più appropriato: difesa.

 

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