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Covid-19: ecco come ristabilire l’equilibrio demografico e ambientale dopo la pandemia

La curva del contagio sale sempre di più, ed inizia una vera e propria sfida per tentare di arginarla. Sfortunatamente però, si va verso lo scenario 4, ovvero il più critico.

Fonti qualificate e attendibili hanno indicato  all’ANSA, che il forte aumento dei casi, abbia portato l’indice di contagio Rt (che indica le persone che possono essere contagiate da un individuo con il virus) oltre l’1,5 registrato fra il 12 e il 18 ottobre, aggravando ulteriormente una situazione già complessa.

Nuovo lockdown in arrivo?

La curva epidemica continua a salire e l’aumento di casi giornaliero ci proietta verso un’ipotetico scenario 4, l’ultimo ed il più grave, caratterizzato da una “situazione di trasmissibilità non controllata, che rende critica la trnuta del sistema sanitario nel breve periodo”. Questa definizione è presente nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19”, redatto da ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità (Iss). Si riferisce ad una situazione ancora più grave, non gestibile con le misure sanitarie di emeregnza già utilizzate. Quindi il lockdown rimane una delle ipotesi previste, che sia generale, parziale o localizzato. La situazione resta critica anche negli altri Paesi europei.  Al nord sono Lombardia. Liguria e Piemonte le regioni in cui la situazione è più critica; al Centro Lazio e Toscana, che però reggono ancora, e al Sud la regione con più criticità è la Campania. Solo nelle prossime settimane si vedrà se le misure adottate serviranno ad arginare la curva epidemica.

 Il Covid-19 potrebbe condizionare il riequilibrio demografico?

Le conseguenze del covid si faranno sentire, ovviamente, anche dal punto di vista demografico. La popolazione italiana di età compresa tra 15 e 64 anni si ridurrà di oltre 3 milioni nei prossimi quindici anni. Si va quindi verso un riequilibrio demografico tra generazioni, con una fascia giovanile destinata a guadagnare terreno rispetto agli anziani, che purtoppo vedono ridotte le proprie prospettive di vita. Vi è anche un altro tipo di riequilibrio, che riguarda il territorio. Mentre le metropoli poco a poco si spopolano e si impegano a gestire l’mergenza, con però molti disagi, sono sempre di più  le famiglie che decidono di trasferirsi dalla città ai piccoli “borghi slow” in campagna, collina, in montagna e sulle coste, invertendo una tendenza di abbandono delle zone rurali. La campagna può essere un’ottima alternativa per convivere più pacificamente con Covid-19, a patto però che offra i servizi necessari per poter lavorare in smart working. La pandemia potrebbe rappresentare un’ occasione per digitalizzare moltissime zone d’Italia, molto spesso dimenticate. Si tratta di investimenti utili, che in vista del futuro, potrebbero favorire il progressivo abbandono delle città. Un processo inverso rispetto a quanto avvenuto in Inghilterra da metà 700′. Sicuramente questo  renderebbe più agili le grandi metropoli e favorirebbe la nascità di realtà più piccole, ma allo stesso tempo dotate dei servizi necessari al giorno d’oggi. Un buon compromesso tra natura e quindi ”buon vivere” e le esigenze lavorative. Così il terriotrio potrebbe resistere al processo di globalizzazione, che negli ultimi anni  ha avuto un impatto enorme sul profilo ambientale e sociale. Parigi, vista la coda di automobilisti per uscire dalla città a Lockdown annunciato, potrebbe rappresentarne il primo esempio.

 

Cosa ne pensano gli storici dell’economia?

Da sempre, nella storia, le pandemie si sono rese protagoniste di cali demografici e momenti di crisi. Lo studio della popolazione ci consente di comprendere i problemi economici di un determinato territorio, di una certa epoca. Kondratieff riuscì ad individuare onde lunghe dell’attività economica, che durano cinquant’anni. Le due fasi che caratterizzano ogni epoca storica sono l’espansione e la depressione. Solo nel caso di un trend in crescita l’andamento generale è espansivo. Un importante storico dell’economia che ci descrive dettagliatamente questi processi è proprio Malthus, vissuto a cavallo tra settecento ed ottocento. Fu autore del” saggio Sul principio di popolazione”. Questa denominazione  è legata alla teoria che individua la crisi ad una crescita della popolazione molto più rapida rispetto a quella delle risorse, provocando inevitabilmente povertà e mancanza di risorse alimentari necessarie a soddisfarre l’intero fabbisogno della popolazione. Per ridurre questo squilibrio intervengo due ”freni”. I ‘freni preventivi’ che riducono il tasso di natalità, e i ‘freni positivi’, come guerre carestie e pandemie  che aumentano il tasso di mortalità. In questo periodo storico abbiamo entrambi i freni, Proprio così si spiega come, dopo grandi carestie e periodi di crisi, si prospettino tempi migliori,con  sicuramente con più risorse a disposizione.

 

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