La parete dell’amore: vediamo l’innamoramento attraverso gli occhi di Properzio

Prendendo in esame il criptoportico di Assisi, vediamo l’amore attraverso gli occhi del poeta classico, passando anche per la sua poetica.

Ad Assisi, città natia di Properzio, è custodita una parete molto particolare, realizzata dal poeta stesso. La parete è situata nel criptoportico della casa di Properzio, ad Assisi. Raffigura rametti che volteggiano in uno sfondo bianco con 96 uccellini tutti diversi, foglie e petali a forma di cuore.  Chiamato “Parete dell’amore”, sia in quanto ci sono le raffigurazioni floreali con caratteristica forma, sia per l’associazione con il nome di Properzio. Nelle sue opere, infatti, parla del suo spassionato amore per Cinzia, donna che a volte si nega e altre volte si concede. La parete potrebbe essere dedicata a Cinzia, ma anche dedicata agli innamorati di San Valentino. In questo sotterraneo, però, non è l’unico dipinto a parete che inneggia all’amore. Ne troviamo un altro raffigurante Polifemo e Galatea, simboleggiando quindi che anche i mostri possono in qualche modo ricevere amore (nel caso di Polifemo addirittura da parte di una nereide).

Properzio

Properzio è un poeta elegiaco del primo secolo a.C., nato in Umbria (molto probabilmente ad Assisi), ma poi trasferitosi a Roma. Grazie alle sue abilità di poeta entra a far parte del circolo di Mecenate, che al tempo era il circolo culturale più illustre che ci fosse. La sua fortuna fu immediata e quindi era conosciuto tra i suoi contemporanei, soprattutto in concorrenza al suo collega Tibullo, poeta dei campi. La fama si perde un po’ nel medioevo, ma dall’illuminismo in poi torna in ampia diffusione. Nella letteratura contemporanea, il poeta americano Ezra Pound scrive un’opera in omaggio al poeta elegiaco: “Homage to Sextus Propertius”.
Conosciuto principalmente per le sue elegie d’amore, in realtà Properzio continua il suo percorso culturale dando luogo ad una poesia di impegno civile. Accostandosi al greco Callimaco, egli sviluppa le origini dei nomi, dei miti e dei culti romani. Questo però non lo porta a perdere il suo stile, rimanendo sempre non troppo pesante o serioso. Il poeta è caratterizzato da uno stile non semplice, sempre ricco di metafore e denso di sperimentalismi, ma che non tolgono spazio a grazia, ironia e anche comicità.

Dipinto raffigurante la nereide Galatea (in basso a sx) e il gigante Polifemo.

L’ideale di amore

La poesia di Properzio si incentra sempre in luogo non veramente realistico. Si proietta infatti in un contesto mitico, trasfigurando il poeta innamorato e la sua donna in personaggi mitici che vivono in un mondo idealizzato. La donna a cui lui dedica le sue elegie è Cinzia, nome che compare già sin dalla prima parola del proemio del “Monòbiblos”, il suo primo canzoniere. Si tratta di una donna elegante, ricca di cultura letteraria e musicale, che conduce una vita da cortigiana. Lo pseudonimo Cinzia deriva infatti da dal monte Cinto, un monte sacro ad Apollo.

L’amore nei confronti di Cinzia, che è capricciosa e tirannica in questo rapporto, si configura come servitium amoris. Questa è una parola chiave che non si trova solamente in Properzio, ma è caratteristica principale di molte elegie. In questo tipo di rapporto, il poeta o innamorato è al totale servizio della donna amata. Quest’ultima è invece domina, intesa come padrona dei sentimenti del suo innamorato. Caratteristica, questa, delle poesie elegiache latine, ma che si ritrova successivamente anche nei trovatori medievali.

Ovviamente Properzio desidera per sé e per la sua donna un amore degno dei miti antichi, che possa durare fino a dopo la morte. D’altra parte, però, vuole un tipo di rapporto che possa rispecchiare il mos maiorum romano, in cui la sua donna possa rispecchiare i capisaldi dell’etica matronale romana. In questa contraddizione il poeta si perde, ed è per questo motivo che ha bisogno di una via di fuga, che trova appunto nel mito. Sognando se stesso e la propria donna nel mito, può provare il piacere di vivere amori esemplari, in posti e circostanze incontaminate e perfette.

La ricerca della perfezione

L’amore nasce come ideale del tutto perfetto. Quando si ama si vede tutto in maniera ineccepibile e vogliamo attribuire a questa parola un significato più denso di importanza. Se infatti l’etimologia della parola è ovviamente il latino amor, possiamo anche attribuirgli una seconda etimologia, un po’ romantica. Sempre dal latino, facciamo derivare la parola “amore” da “a-mors”, quindi “senza morte”. Questo a significare l’eternità a cui questo sentimento vuole puntare.

Anche in Properzi c’è questa tendenza all’eternità dell’amore. Se infatti è vero che la prima raccolta di elegie era totalmente dedicata a Cinzia, andando avanti nel tempo comincia a descrivere nelle sue poesie dei rapporti conflittuali con l’amata, fino a distaccarsi da lei e inserendo solo due poesie dedicate alla donna nella sua ultima raccolta. In questo però non significa che l’autore si sia concentrato totalmente solo sulla poesia di impegno civile. L’amore non scompare dai suoi scritti e tanto meno lo fa Cinzia. Addirittura la donna compare come ombra dopo la morte, proprio per ribadire l’eternità dell’amore che tanto veniva proclamata dall’innamorato.

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