Il Superuovo

La natura é arte: l’unione del Bangladesh e di due artisti intramontabili

La natura é arte: l’unione del Bangladesh e di due artisti intramontabili

In piena pandemia un ciclone devastante si é scatenato sul territorio del Bangladesh. Il paese ha salvato migliaia di vite grazie ad una strategia di prevenzione che si basa sulla rapiditá e servendosi soprattutto di barriere naturali. L’unione di una popolazione ha salvato la popolazione stessa, un chiaro esempio di come insieme possiamo combattere devastanti eventi naturali. 

La natura é arte. L’unione di due artisti, la performer balcanica Marina Abramovic nata nel 1946 a Belgrado, in Serbia e Ulay nato lo stesso giorno di lei, qualche anno prima a Solingen, in Germania ha rivoluzionato la comunicazione artistica. I due artisti si incontrarono per la prima volta nel 1975 ad Amsterdam, il giorno del loro compleanno comune. Avevano 29 anni lei e  32 lui, in questo giorno è iniziata la loro collaborazione artistica che ha cambiato per sempre le loro vite. 

Il ciclone durante la pandemia 

Durante la pandemia si é scatenato un ciclone devastante sul territorio del Bangladesh. Ad Amphan il ciclone ha inondato circa 4.000 chilometri quadrati di territorio, distruggendo case e raccolte. Un ulteriore rischio mortale per la popolazione che da poco subiva perdite a causa dell’allerta rossa della pandemia. Il Bangladesh é riuscito a prevenire ulteriori morti mettendo a disposizione della popolazione una rete di 12.000 rifugi anti-ciclone. 

In caso di pericolo scatta un’allarme rapidamente e arriva in modo uniforme in tutto il Paes, grazie ad una rete di comunicazione che varia dai messaggi sui social ai volontari che girano in bici e armati per i quartieri dei paesi. C’é comunque da sempre questo rischio uragani e giá dai tempi della scuola i ragazzi piú giovani vengono addestrati a mettersi in salvo. 

Le strategie anti-ciclone comprendono opere di terraformazione, come la creazione di polder cioé di paludi costiere prosciugate, e di preservazione di difese naturali, insegnando a mettere al primo posto come risorsa una foresta di mangrovie a una barriera artificiale. 

Marina e Ulay: una coppia d’artisti

Appena conosciuti hanno iniziato a vivere insieme come coppia e giá dai primi tempi hanno condiviso la loro passione devota all’arte collaborando come duo artistico nel 1976 per la prima volta, nel loro interessante principale scopo che era quello di creare spettacoli fondendo arte e vita ed esplorando i limiti fisici e psicologici umani. Hanno rotto il sottile filo che divide arte e vita privata dell’artista e si sono resi protagonisti in prima persona dei loro progetti come tableaux vivants (espressione francese che significa <<quando vivente>>” .

Hanno condiviso amore incondizionato nel loro privato e nell’arte, la loro collaborazione artistica é fondato su un legame oltre la vita e la morte. Hanno trascorso del tempo vivendo in un furgone in Tibet, hanno viaggiato, sperimentato e si sono distrutti, trasferiti, si sono adorati a vicenda e hanno lavorato insieme fino al 1988 per creare delle esibizioni mozzafiato: ne esploreremo almeno tre. 

Relation in space (Relazione nello spazio), 1977 

L’unico principio base di questa esibizione é: nessuna prova, nessuna fine prevista, nessuna ripetizione. 

Questo spettacolo é stato ammirato nel luglio 1976 da circa 300 visitatori alla Biennale di Venezia. Nell’opera si incrociano ripetutamente i due corpi di Marina e Ulay, i corpi appaiono ripetutamente per 58 volte. 

Si raffigurano avvicinandosi l’uno all’altra da parti diverse dello spazio previsto e il loro contatto inizia toccandosi quasi per caso ma poi il camminaree si trasforma gradualmente in corsa e si urtano procurandosi anche dolore. Il loro contatto aumenta in un climax e grazie a questo sviluppo emotivo, l’intera performance si trasforma in un’esperienza completamente diversa da come appariva all’inizio. 

Relation in time (Relazione nel tempo), 1977

La performance ha avuto luogo nello studio G7 a Bologna e fa parte di un gran numero di opere intitolata That Self (Quell’io). 

Marina e Ulay si sono raffigurati legati insieme dai loro capelli e ognuno guardando in una direzione diversa. Rimasero in posa in silenzio in questa posizione per circa sedici ore e solamente nell’ultima ora i visitatori potevano assistere allo scenario. 

Un grande artista compositore, John Cage, divenuto famoso nell’immediato dopoguerra e fonte di grande ispirazione per Ulay e Marina, descrisse questa opere come “Attivitá nell’inattivitá”. 

L’intero processo non é scontato. É stato molto impegnativo per i due artisti mettere in scena questa idea sia dal punto di vista fisico che mentale. Il senso dell’opera é cercare armonia tra mente e corpo, nonché un equilibrio tra essi. 

The artist is present (L’artista é presente), 2010 MoMa

La piú recente esibizione é avvenuta nel 2010 e si é tenuta al Museum of Modern Art di New York. 

Un altro esperimento potremmo chiamarlo che mette alla prova i sensi e la psicologia umana. 

Dozzine, centinaia,  migliai di persone hanno partecipato alla performance, essendo protagonisti loro stessi. Per circa due mesi e mezzo Marina si sedette su una sedia, di fronte a lei c’era un tavolo. La sedia opposta era riservata agli spettatori che prendendo posto si impegnavano in una conversazione silenziosa di fronte ad un pubblico dal vivo. 

Ad un tratto arriva un uomo al tavolo, Ulay. Quello che succede dopo sono tre minuti di tristezza e bellezza senza precedenti. Durante il breve incontro Ulay e Marina hanno condiviso cosí tanto senza dire una parola, uno scambio non verbale colmo di sentimento e comprensione. 

Quello che succede dopo puoi vederlo qui: 

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