La mostra al Tate Museum di William Blake: come plasmare i sogni

Circa 300 opere, alcune mai esposte prima d’ora, faranno riscoprire William Blake, un artista a tutto tondo, e il suo mondo onirico. Il Tate per la prima volta riesce a rendere realtà i sogni di un visionario, di un profeta, che con la sua arte è stato la voce del suo secolo. 

 

William Blake ci è noto per essere generalmente considerato il primo dei romantici: ma è molto di più. Poeta, artista, incisore, “profeta”- William Blake è riuscito in maniera totalmente originale a farsi spazio in ogni ambito dell’arte, creando una nuova realtà basata  sul suo mondo onirico.

 

L’immaginazione in Blake

È dopo la morte del fratello che Blake inizia ad essere un vero e proprio artista rivoluzionario. Il fratello, deceduto a venti anni, iniziò ad apparirgli in sogno, in maniera ricorrente e Blake afferma che è proprio lui a mostrargli il suo unico ed incredibile metodo per le stampe, che lo renderanno celebre. In realtà la sua ossessione per le visioni inizia fin dalla primissima infanzia (a quattro anni raccontò che Dio gli era apparso alla finestra). Ciò gli permise di incarnare l’idea dell’artista per eccellenza: un artista-veggente, dotato della facoltà di penetrare nella verità fantastica del cosmo.

«L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa».

Con queste parole William Blake spiegava la sua scelta di ricercare nella propria dimensione spirituale, imbevuta di letture esoteriche, religiose, filosofiche e letterarie, la fonte d’ispirazione della sua opera.

Per lui l’immaginazione era quella percezione sopra-sensoriale che, negando l’esperienza dei sensi, metteva il poeta-profeta in contatto diretto con l’Essere Divino facendolo identificare con l’universo. Il poeta o l’artista risultava capace di una visione che univa l’uomo e l’universo, il profeta indicava la verità nascosta e le relazioni mistiche esistenti tra l’uomo, la natura e la divinità. La sua scelta di ricercare la verità è racchiusa nel suo dualismo: un ciclo continuo di opposi in perenne lotta tra loro che alternandosi mettono in moto quel divenire che è alla base della vita e del mondo.

 

Blake come artista

Egli vagheggiava un’arte che fosse memoria dell’eterno e che non si facesse irretire dalle lusinghe edonistiche della natura: la schiavitù della Ragione e dei Sensi è la condanna a cui l’uomo deve sottrarsi. Il suo temperamento anticonformista e non convenzionale, lo portò a nutrire una certa avversione per il materialismo ed il razionalismo imperante, convinto che tale atteggiamento portasse solo ad imprigionare la mente e a generare oppressione e miseria.

Contro quella che era la ratio diffusa dell’epoca, fu un deciso sostenitore della capacità dell’uomo di superare, attraverso la sublimazione della propria dimensione interiore, la mera percezione sensoriale:

“se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.”

È questo che si evince dai suoi testi e dai suoi dipinti. Blake è il miglior artista di quel Romanticismo inglese, puro, che tende all’infinito e ambisce alla perfezione pur germogliando nel finito e nell’imperfetto. La tensione eroica dell’io di Blake diviene protagonista della sua arte e specchio dell’epoca frastagliata nella quale vive, dove non ci sono più certezze. L’uomo di Blake vacilla- nonostante sia ancora impregnato di quell’ottimismo illuministico per il quale homo faber fortunae suae– e cammina a tentoni in una natura che lo schiaccia e lo sovrasta. Eppure, l’uomo di Blake, vitale e titanico, ce la fa per un semplice motivo: immagina.

Blake non si è mai trovato a suo agio nella realtà  a lui coeva, misera e ridotta per racchiudere il suo io. D’altronde, come si può contenere l’infinito? Pertanto il suo io non si adatta, ma adatta la realtà a suo piacimento, creando un mondo nuovo, onirico, dove tutto è possibile.

La mostra del Tate Museum

È questo lo scopo della nuova mostra del Tate Museum di Londra, che resterà aperta al pubblico fino a Febbraio. L’intento primario è quello di ricreare e far rivivere la sfortunata e fallimentare esibizione che Blake organizzò nel 1809 nei locali situati sopra il negozio di calze della sua famiglia a Soho. Si trattò del primo e probabilmente unico tentativo di raggiungere un pubblico più ampio con una mostra d’arte, ma i risultati furono pessimi: pochi visitatori, nessuna vendita ed una sola recensione, per giunta negativa. Il direttore della Tate Britain, Adam Farquharson, ha affermato che la mostra guarderà a Blake “prima di tutto come artista visivo”. Ciò che si vuole puntualizzare qui è che l’immaginazione visiva sia stata primaria e fondamentale per il suo lavoro in generale.

L’obiettivo verrà raggiunto mediante un’esposizione di circa 300 opere tra le più importanti, di cui alcune esposte raramente. Blake sognava la realizzazione di affreschi enormi, opere emblematiche: The Spiritual Form of Nelson Guiding Leviathan (1805-9 circa) e The Spiritual Form of Pitt Guiding Behemoth (1805 circa), saranno ingrandite digitalmente e proiettate sulle pareti della Tate Britain alla grandezza monumentale immaginata dallo stesso Blake. Le opere originali saranno, invece, esposte poco lontano, in un luogo dove la Tate Britain ricreerà la stanza domestica, al di sopra della bottega di calze di famiglia, in cui ebbe luogo l’esposizione, permettendo così ai visitatori odierni di ammirare queste opere alle stesse condizioni di quelli del 1809. Se avete intenzione di organizzare viaggi a breve, la tappa al Tate è d’obbligo!

 

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