La morte di Pasolini: una “storia sbagliata” raccontata attraverso le parole di De Andrè

De Andrè ci canta la morte di uno degli intellettuali più importanti del Novecento.

Il cantore degli ultimi per antonomasia attraverso il testo di “Una storia sbagliata” ci lascia evincere la personalità anticonformista di Pasolini, forse a causa della quale non è mai stata fatta chiarezza sui motivi e sulle circostanze della sua morte.

PIER PAOLO PASOLINI

Pier Paolo Pasolini è stato uno scrittore, regista e drammaturgo italiano. Nato a Bologna nel 1922 e morto ad Ostia nel 1975 è annoverato tra gli scrittori e gli intellettuali più importanti del secondo Novecento. Durante la sua vita, grazie alla sua versatilità e curiosità, si cimentò nei più svariati ambiti del sapere tanto da essere considerato da molti anche geografo, linguista e saggista. In molti dei suoi scritti pose la sua attenzione sugli ultimi, raccontando e descrivendo nel dettaglio le vite di chi viveva ai margini della società della periferia di Roma e del Terzo mondo. La criticità del suo pensiero lo spinse all’estremo rifiuto nei confronti di quell’omologazione sociale scaturita in conseguenza al consumismo di massa che stava cominciando a diffondersi in quegli anni. Ebbe un atteggiamento fortemente anticonformista e si schierò apertamente, suscitando spesso accese polemiche, contro il ceto borghese e contro i protagonisti dei moti del sessantotto. Oltre alla sua personalità anticonformista a suscitare accessi giudizi critici sul suo conto fu anche la sua omosessualità e il rapporto che Pasolini ebbe con essa.

LA MORTE

Erri De Luca nella prefazione di “Una vita violenta” scrive:

Prima di lui nessuno si era saputo mischiare così fraternamente con il rasoterra della società, dopo di lui pure. E se una morte può stare a contrappeso di tale vita, ecco, la sua, violenta, di periferia, lo salva e lo trascina al largo dal mucchio delle vite letterate“.

Effettivamente quella di Pasolini fu una morte violenta, avvenuta durante la notte del 2 Novembre 1975 sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia dopo che era stato percorso e travolto dalla sua stessa auto. Dell’omicidio fu incolpato il diciassettenne Pino Pelosi, tuttavia due settimane dopo fu aperta un’inchiesta a seguito dell’uscita di un articolo di Oriana Fallaci  che aveva ipotizzato ci fosse una premeditazione e un vero complotto dietro la morte di Pasolini. Secondo la sentenza l’uccisione sarebbe avvenuta a seguito di una lite che sarebbe scoppiata a causa delle pretese sessuali avanzate da Pasolini nei confronti di Pelosi. Sulle reali circostanze e sui veri motivi dell’assassinio non fu mai fatta chiarezza molto probabilmente a causa di quella personalità così libera dal giudizio altrui, a volte scomoda per molti, che aveva contraddistinto Pasolini per tutta la sua vita.

“UNA STORIA SBAGLIATA”

“Una storia sbagliata” è un singolo commissionato dalla Rai a Fabrizio De André che lo scrisse in collaborazione con il cantautore Massimo Bubola e che verrà pubblicato in Italia nel 1980. La canzone è stata usata come sigla del programma “Dietro il processo” incentrato sulle morti di Pasolini e Wilma Montesi. Lo stesso De André dichiarò che il testo nacque perché la scomparsa di Pasolini era stata vissuta come un grave lutto da tutti coloro che  scrivevano canzoni e che in qualche modo si sentivano legati al mondo della letteratura e dello spettacolo. D’altronde se c’era qualcuno che avesse potuto cantare la morte di Pasolini quello era sicuramente De André; il cantautore genovese aveva infatti messo sempre al centro dei suoi testi le vite di tutte quelle persone ai margini della società, proprio come aveva fatto Pasolini nei suoi scritti, riuscendo in qualche modo a ridare un minimo di dignità a loro e alle loro morti violente, sbagliate. Pasolini però non era una di quelle figure ai margini della società cantate da Faber, al contrario era stato un intellettuale grande così tanto da pagare con la morte la libertà e la forza del suo pensiero. Così De André ha cantato la vicenda della morte di Pasolini riuscendo a gettare uno spiraglio di luce su quella morte così poco chiara, o per usare le sue stesse parole su quella “Storia mica male insabbiata“. Cercando di ridare dignità a quella storia che era stata presa alla leggera così tanto da diventare argomento dei pettegolezzi dal parrucchiere, Faber ancora una volta ci mostra una verità molto evidente che però spesso nessuno vuole vedere e lo fa attraverso i due versi chiave della sua canzone:

Storia diversa per gente normale, storia comune per gente speciale

Quella della vita di Pasolini era stata una storia diversa per la gente normale, quella che aveva e che ha ancora oggi paura del diverso, paura di qualsiasi pensiero non sia omologante alla massa, quella gente normale che ama tanto definirsi tale perché non riesce ad accettare la libertà e la sensibilità di chi sceglie di essere sé stesso. Per la gente speciale, la gente che riesce ad accettare la libertà degli altri nella sua totalità e che non la vede come una minaccia è stata una storia comune, “una storia da dimenticare,  una storia da non raccontare, una storia un pò complicata, una storia sbagliata“.

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