Il Superuovo

La Monaca di Monza: l’arte della manipolazione

La Monaca di Monza: l’arte della manipolazione

La manipolazione subita.

Nel IX capitolo de I Promessi Sposi viene introdotto un personaggio che da sempre affascina i lettori per la sua storia travagliata e la sua infelicità perenne. Si parla di Gertrude, conosciuta come la Monaca di Monza. In questo capitolo Manzoni dimostra quanto delle semplici parole possano essere pericolose e influenti nella vita di una persona. Gertrude subisce la manipolazione della famiglia già dal suo primo giorno di vita. Come la maggior parte dei figli cadetti, venne indirizzata alla vita monastica. Il nome scelto doveva rimandare immediatamente all’ambiente ecclesiastico, fu quindi chiamata Gertrude. La facevano giocare con bamboline vestite da monache e santini. I familiari approfittarono del suo carattere arrogante per inculcarle l’idea che, una volta diventata badessa, avrebbe comandato ”a bacchetta”. La manipolazione fa breccia immediatamente nella mente di una fanciulla, ma causa anche dei grossi danni. Manipolare implica sopprimere la personalità di un individuo, assumerne totalmente il controllo. Su questo tema Manzoni risulta essere molto attuale: anche in epoca moderna spesso i genitori manipolano i figli. Cercano di indirizzarli verso una carriera proficua, oppure li costringono a proseguire l’attività della famiglia. La manipolazione stronca totalmente le scelte dell’individuo che la subisce, ed è peggio di un obbligo, chi manipola non dice mai “tu devi”. Manzoni infatti scrive: “Nessuno però le disse mai direttamente: tu devi farti monaca. Era un’idea sottintesa e toccata incidentemente”.
Il manipolatore induce la vittima a prendere delle decisioni che non sono sue, facendogli però credere che quella decisione sia sua. Questa è l’arte della manipolazione: trasformare qualcosa di semplice e utile come la parola in uno strumento ingannevole.
La famiglia della Monaca di Monza ha plagiato l’animo di Gertrude come se fosse un pezzo di argilla fresco. Hanno assunto totalmente il controllo della sua vita e delle sue scelte. Questo, però, ha portato a delle gravi conseguenze.

L’invidia e la tresca, il danno a cui porta la manipolazione.

Manzoni pone anche in evidenza il grave danno della manipolazione. La Monaca di Monza matura un grandissimo sentimento di invidia verso le sue compagne desinate al matrimonio. Gertrude dinnanzi a loro si vantava del suo futuro da badessa, ma le invidiava profondamente, e iniziò a maturare un desiderio più spontaneo di quello di divenire badessa, ovvero quello di sposarsi. Spesso era dominata da sentimenti contrastanti. Manzoni descrive così il suo stato d’animo: “Per non restare al di sotto di quelle sue compagne […] rispondeva che, alla fin de’ conti, nessuno le poteva mettere il velo in capo senza il suo consenso, che anche lei poteva maritarsi, abitare un palazzo, godersi il mondo, e meglio di tutte loro […] e lo voleva in fatti. L’idea della necessità del suo consenso, idea che, fino a quel tempo, era stata come inosservata e rannicchiata in un angolo della sua mente, si sviluppò allora, e si manifestò, con tutta la sua importanza“.
Quando una persona viene manipolata entra in uno stato confusionale. I desideri, per quanto oppressi, riemergono, e questo genera caos. Gertrude accettò di farsi monaca, travagliata da numerosi pentimenti.
I danni della manipolazione si fanno evidenti quanto Gertrude cade nella relazione clandestina e proibita con Egidio, un giovane scellerato. Questo la porterà poi a macchiare il suo animo con un delitto: uccise la conversa che aveva scoperto la tresca.
I desideri di Gertrude, essendo sempre stati oppressi, esplodono, segnando per sempre la sua vita. Il suo stato confusionale dato dalla manipolazione la conduce ad un esistenza infelice, ricca di odio, invidia e rimorso. La sua esistenza viene rovinata da qualcosa di semplice e astratto come la parola.

 

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