La spedizione costituisce il terzo tentativo per quest’estate di aprire un corridoio umanitario verso Gaza, con maggiore partecipazione e sostegno.
Continuano i bombardamenti israeliani nonostante il riconoscimento da parte dell’Onu della carestia sulla Striscia, ma aumentano i cortei e le manifestazioni pro Palestina.
La terza spedizione
Già nominata come “la più grande missione umanitaria della storia”, la flotta di venti navi della Global Sumud Flotilla è salpata il 31 agosto dal porto di Barcellona per raggiungere le coste della Striscia di Gaza e creare un corridoio umanitario. Il nobile intento aveva caratterizzato altre spedizioni precedenti verso la Striscia non giunte a buon fine, ma questa volta sembra esserci uno slancio diverso: infatti rispetto alle missioni con la nave Madleen e Handala, alle quali partecipò un gruppo ristretto di attivisti che vennero poi fermati dall’esercito israeliano, la mobilitazione di agosto presenta un maggiore coinvolgimento non solo da parte degli stessi attivisti, ma anche di esponenti politici e della popolazione in generale, che ha sostenuto la causa contribuendo a raccogliere viveri e generi di prima necessità per la popolazione palestinese. Inoltre alle imbarcazioni salpate da Barcellona, si uniscono quelle partite da Genova e dal 4 settembre ne partiranno altre provenienti da Tunisia, Grecia e Sicilia per poi incontrarsi tutte in acque internazionali. Si preannuncia quindi una spedizione carica non solo di derrate alimentari, ma soprattutto di aspettative e speranze di riuscita, per portare aiuto a delle persone che “vengono deliberatamente private dei mezzi di sussistenza più elementari” mentre il mondo rimane per lo più in silenzio, come ricorda l’attivista svedese Greta Thunberg, che ha preso parte all’iniziativa.

Resistere solidarizzando
L’ampia partecipazione e il diffuso entusiasmo a prima vista hanno contribuito ad attenuare la preoccupazione per i rischi riscontrabili durante il tragitto: l’avvicinamento alla zona di blocco navale imposto da Israele e le possibili rappresaglie dell’Idf potrebbero compromettere l’intera spedizione, nonostante l’europarlamentare portoghese Mariana Mortagua affermi che si tratta di una “missione legale secondo il diritto internazionale” e di conseguenza, non rappresentando nessun tipo di minaccia, non dovrebbe essere ostacolata. Ma alla luce delle precedenti missioni fallite, il Collettivo dei lavoratori Portuali genovesi ha ribadito che “ se anche solo per 20 minuti perdiamo il contatto con le nostre barche, noi blocchiamo tutta l’Europa, dal porto di Genova non uscirà più nulla”. Il messaggio è stato lanciato durante la fiaccolata durante il corteo del 31 agosto in sostegno delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, minacciando di bloccare le esportazioni dal porto di Genova dirette a Israele. In prima fila al corteo era presente anche la sindaca Silvia Salis, che nel suo discorso ha ringraziato tutti coloro che hanno donato cibo per la popolazione palestinese e ha chiesto esplicitamente al governo di seguire la spedizione per garantire il ritorno in sicurezza di tutti i partecipanti, definiti i veri “patrioti” e ricordando che “a Genova, in una città Medaglia d’oro per la Resistenza, si aiuta gli altri a resistere”.
La risposta di Israele
Niente di rassicurante proviene da Israele, dove il ministro della Sicurezza Nazionale Ben Gvir ha affermato che questa volta gli attivisti imbarcati con la Global Sumud Flotilla saranno considerati alla stregua di terroristi e pertanto in caso di arresto è prevista una prolungata detenzione senza alcun tipo di privilegio speciale. Neanche il riconoscimento da parte dell’Onu dell’evidente carestia a Gaza (crimine di guerra) è riuscito quindi a provocare un cambio di rotta nelle intenzioni di Netanyahu, che permette ancora i bombardamenti sulla Striscia, rendendo sempre più evidente che la reazione di Israele non può più essere giustificata come risposta all’attacco del 7 ottobre, ma che ha assunto un intento genocida.