“Tutti gli uomini aspirano per natura al sapere.” Il celeberrimo incipit della metafisica di Aristotele è ci è al tempo stesso estremamente familiare e drammaticamente estraneo. Il pensatore di Stagira non ci sta solo dicendo che l’essere umano tende alla conoscenza, egli ci sta dicendo che tale tensione è parte costitutiva della natura umana, della sua ousìa: è, in un certo senso, la sua causa formale. Tuttavia, come è noto, la vera conoscenza per Aristotele è la sofia, una scienza fine a se stessa che non trova la sua raison d’etre fuori di sé, ma soltanto in sé nella misura in cui essa è piena realizzazione dello spirito umano. Tuttavia proprio per il fatto che questa scienza non ha un fine esterno, essa può nascere secondo Aristotele quando gli uomini cominciarono ad avere “tempo libero”, ci dice infatti Aristotele : “solo quando disposero di tutto il necessario e anche di ciò che procura benessere e agiatezza, gli uomini cominciarono a praticare questa attività intellettuale”.

Poco da dire, la filosofia e la volontà di ricercare il sapere sono presenti nella natura dell’uomo, ma per Aristotele è necessario che essi siano liberi da preoccupazioni materiali: non sarebbe forse così azzardato vedere già in Aristotele un concezione materialistica della nascita della filosofia, se gli uomini fossero stati costretti a rimanere in uno stato in cui erano costretti a procurarsi beni e cibo per tutta la giornata la filosofia non saprebbe dovuta nascere. Intendiamoci, Aristotele non sta dicendo che bisogna essere ricchi per fare filosofia, sta dicendo che bisogna essere liberi da preoccupazioni materiali, questo è un punto molto importante perché ci permetterà di indagare il rapporto tra la ricchezza e la conoscenza ai nostri giorni.

Torniamo però alla natura della filosofia per il nostro pensatore, egli afferma infatti che “tutte le altre (scienze) sono più necessarie, ma nessuna è migliore”. La filosofia, ci sta dicendo Aristotele, è la migliore delle scienze che si occupa di ta megista, le cose più grandi, ma non è la più necessaria: essa al contrario può svilupparsi solo nella misura in cui le altre technai siano riusciti a rendere l’uomo libero dai suoi bisogni materiali, lasciandogli del tempo libero.

Compresa l’idea aristotelica, credo sia il caso di attualizzarla. Aristotele ci fa capire come sia un elemento fondamentale e costitutiva dell’essere umano la ricerca del sapere, tuttavia essa può nascere e svilupparsi solo nella misura in cui l’essere umano è effettivamente libero. Aristotele, tuttavia, non ci dice mai che l’uomo è per natura libero. Nei nostri tempi, e considerando esclusivamente il mondo occidentale, si può dire che rispetto ai tempi di Aristotele, il numero di individui liberi dai bisogni materiali e quindi pronti per dedicarsi alla sapienza è aumentato notevolmente.E in effetti fino a un certo punto questo è successo, anche se un tratto, sicuramente non secondario della visione Aristotelica della scienza, è andata perduta: l’idea di una conoscenza fine a se stessa. Ad oggi in effetti si sente parlare più di tecnica che di scienza, e la ricerca scientifica che sembra aver soppiantato quella filosofica ha innegabilmente un fine pratico.

Abbiamo capito quali sono dunque le differenze tra la scienza aristotelica e quella odierna, ma cosa è cambiato nell’uomo? Abbiamo detto che la scienza aristotelica nasce quando gli uomini sono liberi da bisogni naturali e abbiamo poi aggiunto che nelle società occidentali odierne molte persone potrebbero effettivamente dedicarsi a tale ricerca. Dobbiamo però definire il concetto di “bisogno” nel nostro tempo. L’uomo nei tempi moderni, come diceva Rousseau, si è abituato ad avere i bisogni primari soddisfatti. Invece però di dedicarsi alla ricerca, l’uomo si è creato dei nuovi bisogni fittizi, che a mano a mano hanno assunto carattere di naturalità e che dunque hanno reso l’uomo dipendente da essi, come una volta era fondamentale andare a caccia per procurarsi il cibo.

La riscoperta del sapere fine a se stesso è fondamentale per uscire dalla spirale entropica del presente e della società del consumo, infatti, “in un’epoca appiattita sull’attualità, alla ricerca di senso, la filosofia e i suoi classici continuano a indicare essenziali punti di orientamento e possono fornirci le chiavi interpretative del nostro futuro”

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