Il Superuovo

Non è un paese per giovani : il film ispirato al dramma moderno dei giovani espatriati e l’esilio letterario

Non è un paese per giovani : il film ispirato al dramma moderno dei giovani espatriati e l’esilio letterario

Ciò che un tempo era l’esilio oggi è l’emigrazione. Ogni anno milioni di giovani sono costretti a sradicarsi dalla propria Patria e patirne, in silenzio, la mancanza.    

“Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”          

Così scriveva Dante nel famoso canto di Cacciaguida appartenente all’ultima cantica della Divina Commedia, un canto diverso dagli altri poiché più emblematico, cruciale, sofferto. Ebbene, queste terzine potrebbero essere interpretate come una sorta di dedica a se stesso, un dedica, o meglio una profezia, in relazione a quella che è stata la condizione d’esule del sommo poeta. Dante, infatti, è nato in Toscana dove il pane è per tradizione senza sale, dove le tradizioni, le abitudini, la vita erano molto diverse da quelle che l’autore avrebbe vissuto nel suo tour d’Italia durante gli anni dell’esilio forzato. Per il poeta, come per molti altri, il tema dell’esilio è stato un argomento di grande dolore dato dall’impossibilità di ritornare nella terra natia, di ritrovare i propri costumi, la propria gente, i propri punti di riferimento, o più semplicemente, di riassaporare il gusto di sentirsi a casa . Anche oggi, milioni di giovani sono costretti alla stessa sofferenza perché molto spesso ciò che viene chiamata emigrazione è, in realtà, un esilio autoindotto. Chi per lavoro, chi per studio, chi per ambedue, ragazzi e ragazze varcano i confini armati di sogni, ambizioni, della speranza di una vita migliore che dà loro la forza di lasciarsi alle spalle la propria nazione senza sapere quando, o come, vi faranno ritorno.

Tra estraniamento e bisogno d’appartenenza

Vivere in un altro paese non è mai facile soprattutto quando, dopo le prime settimane, si è travolti dalla mancanza del proprio luogo felice al quale, per un motivo o per l’altro, non si può sempre far ritorno, non è una sensazione momentanea, si può attenuare, si può affievolire, ma sarà sempre presente perché non importa quanto si può essere felice in una nuova città, non ci si sente mai pienamente inseriti nel contesto. Il bisogno di appartenenza nasce proprio da questo, dalla necessità quasi carnale di avere la piena consapevolezza di appartenere, di esserci, d’essere circondato da cose, elementi, persone con cui condividiamo un legame d’origine. Tutti prima o poi avvertiamo il profondo desiderio di tornare a casa, di andare indietro, ritornare al punto di partenza dove tutto è iniziato per riscoprirlo quasi per la prima volta. “La casa è dov’è il cuore” si usa dire, ma più correttamente, la casa è lì dove si trova la nostra identità a cui, purtroppo, le ultime generazioni sono costrette a rinunciare, tuffandosi nell’ignoto . Il senso d’appartenenza era una necessità ben nota ad un altro poeta italiano, Ugo Foscolo, il quale nel suo famoso sonetto A Zacinto esprime tutto lo sgomento e la prostrazione provocata dallo sradicamento forzato alla terra natia (la Grecia) “Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia… ” scrive “ a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura” Foscolo, come Dante, aveva predetto la sua morte in un luogo lontano dalla sua terra senza possibilità d’essere raggiunto o ricordato. Il suo esilio era, come quello moderno, volontario, scelto appositamente per fuggire da una nazione per lui in rovina, dove tutti gli ideali, i sogni e le speranze erano andati in fumo. Nonostante ciò, anche a Londra, il luogo scelto per l’esilio, Foscolo continua a scrivere di letteratura italiana, dell’isola di Zante, piangendo la propria madre patria a cui avrebbe fatto ritorno solo quarantaquattro anni dopo.

Non è un paese per giovani

Il boom dei giovani che si sottopongono all’esilio autoindotto è diventata una realtà così grande da arrivare persino nelle sale cinematografiche, proponendo storie che fanno da cornice a quegli stessi sentimenti di disillusione, rinuncia e rabbia a cui facevano riferimento i due storici poeti. L’ultimo film, Non è un paese per giovani, a trattare questo tema è firmato Giovanni Veronesi il regista che ha deciso, dopo aver raccolto le testimonianze di vari ventenni sparsi nel mondo, di farne un vero e proprio documentario modellato, ovviamente, alle necessità cinematografiche. Il film è, infatti, incentrato sulle vite di tre ragazzi italiani, ognuno proveniente da una realtà problematica, alla scoperta di Cuba dove sognano di poter realizzare quei progetti che in Italia finirebbero nel dimenticatoio. Un po’ un avventura, un po’ una denuncia, dopo immancabili clichés, il filo narrativo s’intreccia con le interviste dei giovani espatriati: chi in Francia, chi in America, chi nel Regno Unito, chi in Spagna, ognuno in un posto assolutamente diverso, cos’è allora che tiene unite le testimonianze e la trama  del film? Ebbene : il ricordo della propria nazione in cui, prima o poi, sognano di fare ritorno. Aveva ragione Cesare Pavese che in La luna e i falò scriveva “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” Un Paese significa proprio questo: la certezza, la consapevolezza di avere un centro, un punto fisso a cui  ritornare, non importa dopo quanti anni o quanto tempo, non importa con chi o per quale motivo, un Paese significa riavere quella identità, quella realtà che nelle grandi metropoli porta a diventare una sorta di forestiere della vita, mescolandosi a quella condizione in cui la vita scorre, passa veloce, come i giorni, come i secondi passati ad aspettare l’alba del proprio destino. Ci si ritrova spessa nella caotica vita di città, disorientati e forse un po’ smarriti, a cantare i versi de Le luci della città di Coez che recitano “Guarda da qui le luci della città, e non capisco dove sia casa mia […]” ecco, un Paese vuol dire proprio questo: sapere sempre dove si appartiene, dov’è casa.

 

                          Ariana Ciraci

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: