La memoria immunologica nei reni potrebbe esacerbare il danno causato da malattie autoimmuni

Un elemento fondamentale del nostro sistema immunitario sono le cellule T della memoria residenti nei tessuti siccome ci proteggono costantemente dalle reinfezioni a livello periferico.

Immagine al microscopio a fluorescenza di glomerulonefrite ANCA+.

Mittrucker et al. (2020) hanno dimostrato che le cellule T della memoria residenti nei tessuti (Trm) hanno un ruolo fondamentale nella patogenesi della glomerulonefrite causata da anticorpi ANCA, diretti contro il nucleo dei neutrofili.

La ricerca: ruolo delle cellule T della memoria nelle malattie autoimmuni renali

Analizzando la composizione delle cellule T renali nelle biopsie provenienti da pazienti con glomerulonefrite ANCA+ e da tessuti renali invece sani si è dedotto che nei primi è presente un particolare sottogruppo di cellule CD4+ Trm specializzate soprattutto nelle linee Th1Th17. In condizioni omeostatiche è stato possibile dimostrare che tali cellule partecipino al corretto funzionamento e protezione del rene umano. Tuttavia, nei pazienti con glomerulonefrite si è osservato un maggiore quantitativo di cellule CXCR3+ e CCR6+, rispettivamente markers molecolari per i gruppi Th1 e Th17.
Mediante cavie murine è stato possibile osservare l’effetto dell’infezione da Staphilococcus aureus sullo sviluppo della GN anti-nucleo, siccome è noto in letteratura che l’infezione viene soprattutto regolata dalle cellule Th17. Dopo l’infezione e trattamento con ampicillina al fine di evitare una malattia cronica nelle cavie, si è desunto un discreto quantitativo di cellule CD4+ Th17 secernenti IL-17 e un maggior quantitativo di cellule Th1 secernenti interferone gamma. Da queste evidenze si è supposto quindi che una precedente infezione da parte di microrganismi quali S. aureus potrebbe facilitare l’insorgenza di malattie autoimmuni a livello renale mostrando una stimolazione alla proliferazione di specifici sottogruppi di cellule CD4+ helper. Mediante tecniche laboratoriali di parabiosi è stato possibile dimostrare che le infezioni da S. aureus causano la persistenza di tali cellule della memoria immunologica nel parenchima renale.
Per comprendere l’effetto dell’infezione da stafilococco nei modelli animali precedentemente citati, si è iniettato (immunizzazione passiva) uno shot di anticorpi di pecora anti-GBM (membrana basale glomerulare) e il legame con la membrana ha attivato la risposta delle cellule T. La risposta è consistita nella formazione di mezzelune glomerulari, danni tubulointerstiziali e perdita di funzionalità renale, tutti processi mediati dalla proliferazione di cellule Th1 e Th17 locali. Il trattamento dei topi con le infezioni risolte da S. aureus ha mostrato u numero estremamente maggiore di mezzelune glomerulari, permettendo ai ricercatori di concludere che essi andavano incontro a un decorso più severo della malattia autoimmune responsabile poi della glomerulonefrite.

Cosa si intende per malattia autoimmune

Le malattie autoimmuni sono patologie immunitarie dirette contro antigeni self, ossia particolari molecole che di norma appartengono al nostro organismo e non dovrebbero essere riconosciute come pericolose da parte del nostro sistema immunitario. La diagnosi di malattia autoimmune si basa su tre fondamentali capisaldi:

  1. La reazione deve essere specifica per un antigene o per un tessuto;
  2. Deve essere la causa primaria di malattia;
  3. Devono essere assenti altre cause note di malattia;

Le malattie autoimmuni solitamente tendono a presentarsi con decorso cronico e danno, quindi, progressivo nei tessuti del paziente. Alcune malattie sono causate da autoanticorpi la cui formazione si associa ad attività alterata dei centri germinativi (es. nei linfonodi). Un esempio fondamentale e forse paradigmatico di malattia autoimmune è il LES, ossia il lupus eritematoso sistemico, malattia nota ai più probabilmente per le ripetute battute sarcastiche di Dr. House.

No comment…

Si tratta brevemente di una malattia autoimmune multiorgano prevalentemente basata su autoanticorpi come gli ANA, diretti contro il nucleo. Questi anticorpi reagiscono con i loro antigeni generando degli immunocomplessi (detti IC) che iniziano a depositarsi in varie zone del corpo. Fortemente colpite sono la cute, le articolazioni, le sierose e il rene, di cui si è discorso precedentemente. La GN è infatti una delle complicazioni del LES e si divide, addirittura, specificamente per il lupus, in varie categorie a seconda dell’entità del danno (GN mesangiale, mesangioproliferativo, proliferativo focale, proliferativo diffuso e membranoso).

Principali sintomi del lupus eritematoso sistemico.

Cenni sulla memoria immunologica

Durante la risposta immunitaria primaria, oltre a verificarsi l’attivazione delle cellule effettrici atte alla risoluzione dell’infezione, troviamo anche la formazione e la maturazione delle cellule della memoria, capaci spesso di prevenire la reinfezione se l’organismo viene in contatto con un patogeno noto. Pertanto la strategia che usa il corpo umano è quella di ricordare l’incontro con un patogeno e sfruttarlo in caso di una successiva invasione da parte dello stesso.
Le cellule B della memoria sono più sensibili delle B vergini alla presenza di un antigene e per tale motivo la risposta è più rapida. Inoltre, la maggiore presenza di molecole MHC-II in superficie aumenta la possibilità di interagire con le Th, aumentando di conseguenza le prestazioni della risposta del sistema immunitario. Sulla base di questo principio si parla anche di peccato originale antigenico per cui il primo ceppo influenzale che ci colpisce nella nostra vita genera delle cellule della memoria che poi, durante tutto l’arco della nostra esistenza, tenderanno a vincolare la nostra risposta ad altri ceppi dello stesso virus respiratorio.

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