Reagire ad una tragedia: il sobrio “modello genovese” e l’atteggiamento diretto di Thomas Hardy

Come rapportarsi ad una tragedia? Hardy predilige un atteggiamento duro, mentre i genovesi optano per la sobrietà.

L'inaugurazione del Ponte Genova San Giorgio (da LaStampa)
L’inaugurazione del Ponte Genova San Giorgio (da LaStampa)

Il 14 agosto di due anni fa, l’Italia intera piangeva le 43 vittime della tragedia del Morandi, il viadotto genovese crollato all’improvviso. Da quel momento, mostrando estrema resilienza, Genova si è subito mossa per non cadere anch’essa. Il risultato della sua forza d’animo è il Ponte Genova San Giorgio, inaugurato lunedì 3 agosto in un clima di sobrio rispetto. Ma la resilienza si può manifestare solo seguendo il ”modello genovese”?

 

L’inaugurazione del Ponte Genova San Giorgio

Il lutto è un sentimento molto difficile da gestire. Dopo una tragedia non si sa mai bene cosa sia giusto fare, o quale sia il comportamento più adatto. Questo è stato sicuramente il dubbio che le autorità si sono poste quando si è trattato di capire quale fosse il modo migliore di inaugurare il Ponte Genova San Giorgio: un ponte, di fatto, figlio di una tragedia.

”È un ponte frutto di un lutto. Il lutto non si dimentica, il lutto si elabora. Qui ci siamo smarriti e qui ci ritroviamo per ringraziare chi ha costruito il ponte con rapidità”. Questo un pezzo del discorso che Renzo Piano, il celebre architetto genovese a cui è stato affidato il progetto del nuovo ponte, ha rilasciato questo lunedì 3 agosto. Tutta la cerimonia di inaugurazione è stata trattata con profondo rispetto verso le 43 vittime della tragedia di ormai due anni fa. Un discorso di Renzo Piano, l’Amerigo Vespucci al largo della costa, le frecce tricolore sul cielo genovese e la Lanterna, il simbolo della città, illuminata dei colori della bandiera nazionale.

Questo è stato tutto quello che è stato organizzato, nel tentativo di portare rispetto anche in un giorno di celebrazioni. Genova ha deciso di mantenere una sorta di basso profilo, per risultare sobria e sempre memore di coloro che hanno perso la vita. Le critiche che hanno circondato questa faccenda per due anni sono state momentaneamente messe in pausa. Il ”modello genovese” di resilienza sembra dire: reagire sì, ma con estrema sobrietà.

Il Ponte Genova San Giorgio il giorno dell'inaugurazione (da Corriere della Sera)
Il Ponte Genova San Giorgio il giorno dell’inaugurazione (da Corriere della Sera)

 

Il migliorista Thomas Hardy

Altro modo di vivere una disgrazia è quello ”proposto” da Thomas Hardy nella sua ”The Convergence of the Twain”. Se i genovesi hanno optato per un basso profilo e per un forte sentimento di commemorazione anche in un giorno di festa, l’autore inglese ha preferito reagire in modo più diretto.

Hardy è un celebre poeta britannico a cavallo tra due importanti periodi della letteratura: l’era Romantica e l’era Modernista. Sebbene sia ancora abbastanza ancorato ad un pensiero più romantico, il cambio del secolo ha influenzato il suo modo di esprimersi.

Ma non è questo il punto centrale della nostra tesi. Piuttosto, vale la pena sottolineare quanto Hardy fosse un migliorista. In molti libri di letteratura lo si definisce erroneamente un pessimista. In realtà, Hardy non vedeva tutto nero, come si suol dire. Al contrario, l’autore britannico era convinto che l’uomo potesse migliorare la sua situazione e la sua realtà, e che ne avesse anche tutte le intenzioni. Purtroppo però, quest’ultimo viene altamente limitato dalla sua natura stessa di essere umano, che ne rallenta i buoni propositi. In fondo, è sempre il solito discorso: la limitatezza umana. Leopardi la condannava perché impediva all’uomo di essere felice. Hardy la critica perché di intralcio al progresso spirituale.

File:Thomashardy restored.jpg - Wikimedia Commons

 

The Convergence of the Twain

Perché si è detto ciò? In sintesi, per far comprendere meglio perché, forse, Hardy scrisse la poesia ”The Convergence of the Twain” (la convergenza dei due). Nel 1912, pochi mesi dopo l’affondamento del transatlantico Titanic, fu chiesto al poeta di scrivere una poesia sul disastro. L’attesa generale era di un poema pieno di dolore e rammarico verso le 1500 vittime. Quello che ne uscì fu invece molto diverso.

”The Convergence of the Twain” è una poesia dai toni satirici e accusatori. Il Titanic viene descritto come l’emblema della vanità umana e della sua vanagloria. Hardy non fa riferimento alle vittime, ma parla invece del costruttore, cioè l’uomo, accusandolo di essersi lasciato prendere la mano, accecato dalla superbia. È molto diretto, ma anche molto ”pratico”. Dopo infatti questa (non molto) velata accusa, l’autore parla dell’iceberg. Hardy descrive la vita di esso, completamente parallela a quella della nave. I due sembrano essere nati per scontrarsi, anche se nessuno sembra accorgersene fin quando non è troppo tardi.

L’autore sceglie di trovare una ragione più o meno logica al disastro. Al posto che abbandonarsi al dolore, cerca di spiegarlo. Vede l’ineluttabilità del fato. Se ad un occhio mortale i due oggetti sono risultati alieni, in realtà erano due parti gemelle di un intero indissolubile. Il migliorismo di Hardy si vede anche in questa poesia: ad una tragedia simile, si pone con atteggiamento pratico, conscio dei limiti umani che non permettono all’uomo di comprendere tutto ciò che lo circonda. Hardy, come l’uomo, si sforza comunque di reagire, cercando un collegamento che potrebbe spiegare una tale tragedia.

Certo, un atteggiamento in netto contrasto non solo con la resilienza della città di Genova, ma anche con l’inaugurazione del Ponte Genova San Giorgio. Ma, forse, anche questo si potrebbe descrivere come un buon modo di reagire?

File:RMS Titanic 3.jpg - Wikimedia Commons

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