La mascherina annulla le emozioni? Vediamo come funzionano l’espressione e la microespressione

Se per comunicare, utilizziamo le emozioni e la mimica facciale, con le mascherine si annullano. Analizziamo i modi per esprimere i nostri stati d’animo.

In una società in cui le emozioni sono state sostituite da delle emoticon, ora con l’uso della mascherina diventa inutile anche sorridere. Ma in realtà le nostre emozioni emergono in altri modi.

L’utilizzo dele mascherine

Con l’avvento del COVID, le mascherine, in base al DPCM del 26 Aprile scorso sono divenute obbligatorie negli spazi che non garantiscono la possibilità di mantenere il distanziamento fisico. Oltre a queste, un altro provvedimento preso dallo stato per contrastare la diffusione del virus, è il distanziamento sociale, che evita qualsiasi contatto interpersonale: strette di mano, abbracci, baci. Anche i bambini, con età maggiore ai 6 anni, devono indossare le mascherine. Non possono tenersi per mano all’uscita da scuola, non possono dimostrarsi affetto con un abbraccio, non possono darsi il cinque, e i bambini si chiedono: “Ha senso sorridere con la mascherina?”, perché anche se le emozioni sembrano qualcosa di complesso, in realtà anche i bambini riescono a cogliere e riescono a comprenderle. Ma cosa è cambiato tra le relazioni interpersonali?

Nell’ultimo decennio siamo entrati in un’era digitale, dove anche le emozioni sono state ridotte a Emoticons, dalle quali non sempre riusciamo a trarre la giusta interpretazione. In una società in cui le cene tra amici, sono diventate, non per tutti fortunatamente, un ritrovo di gente con gli occhi puntati su uno schermo seduti allo stesso tavolo. Oltretutto è grazie a queste tecnologie, se durante i giorni di lockdown, abbiamo potuto farci compagnia, tra chat e videochiamate con amici e parenti.

Dunque, davvero non ha più senso dimostrare le emozioni? Se sorrido ad uno sconosciuto con la mascherina, lo capirà? Ci sono altri modi per esprimere le emozioni, che d’altronde sono impossibili da annullare. Anche se una parte del nostro volto è coperto non vuol dire che non possiamo provare più le emozioni, o che nessuno le può captare, questo perché le emozioni sono involontarie, dunque è possibile dimostrarle e coglierle in altri modi.

Il linguaggio delle emozioni

Facciamo un passo in dietro; siamo una specie “ultrasociale” e, nello stesso tempo la più emotiva. Dunque le emozioni sono strettamente legate alle relazioni interpersonali e sono indispensabili per avviare, mantenere o interrompere una relazione con un’altra persona. Questa condizione ha promosso negli essere umani la comparsa di emozioni. Ma ci sono le emozioni di base, quelle spontanee, innate ed esistenti dai tempi dei primati che sono: la felicità, la paura, la collera, la tristezza e l’odio. Esistono quelle, invece, sconosciute presso i primati non umani e sono le emozioni autoconsapevoli che sono: il risentimento, il fastidio, la frustrazione, l’agitazione, che sono quelle emozioni che riguardano la nostra immagine.

Le emozioni non solo le “sentiamo” ma si manifestano all’esterno dell’intero organismo. Emergono in modo visibile dal nostro corpo attraverso una serie di indizi. La manifestazione delle emozioni avviene attraverso: la voce. Già le scuole retoriche dell’antica Grecia e di Roma enfatizzavano il ruolo centrale della voce per esprimere le emozioni, infatti Cicerone sottolineava nel “De Oratore” che ogni emozione ha un proprio tono di voce. La voce è uno dei mezzi più efficaci per esprimersi, ma in questo caso non è importante il cosa viene detto verbalmente, ma il come, cioè ogni emozione è possibile comunicarla in base alla tonalità o al ritmo della voce. Ad esempio: la collera è caratterizzata da un aumento del tono della voce e da poche pause; la paura ha una voce sottile con una intensità molto forte e un ritmo veloce; la voce della tristezza invece è bassa, con lunghe pause; mentre quella della gioia ha una tonalità molto acuta e con un ritmo a volte molto accelerato. In questo caso, se un’emozione viene riconosciuta, riguarda soltanto a capacità dell’ascoltatore di interpretare correttamente lo stato emotivo del parlante prestando attenzione alle caratteristiche vocali.

Un altro modo per essere manifestate è attraverso: i gesti espressivi, che sono particolarmente importanti per l’espressione delle emozioni. I gesti non manifestano le emozioni mediante configurazioni specifiche ma tramite la loro intensità e forza. La collera è marcata da un’attività motoria elevata, con gesti rapidi, a scatti; la gioia è caratterizzata da movimenti veloci, espansi e continui; la tristezza, invece, da movimenti lenti e con una bassa attività motoria.

Altri elementi essenziali per l’espressione delle emozioni sono le: espressioni facciali, che sono universali, univoche, costanti in tutti le culture. Sono proprio quest’ultime ad essere limitate con l’uso della mascherina, ma come abbiamo appena visto, non è l’unico mezzo che abbiamo per esprimere le nostre emozioni.

 

Le microespressioni

Nel corso dell’evoluzione della nostra specie abbiamo avuto in dotazione diversi sistemi di comunicazione non verbale: sistema vocale, i gesti e la postura, la mimica facciale. Quest’ultima è la privilegiata, poiché è una regione del corpo focale che attira l’attenzione e l’interesse degli altri.

Le espressioni facciali, dunque, sono universali, variabili e mutevoli. Fin dall’antichità sono oggetto di studio da parte ella fisiognomica. Già Aristotele sosteneva che “le emozioni naturali generano segnali per cui siamo in grado di inferire il carattere dalle sembianze”. Per primo Darwin (nel 1872) si chiese se le espressioni fossero culturalmente invarianti e arrivò alla conclusione che esse sono universali in quanto attivate da esperienze emotive comuni. Studi approfonditi sulle espressioni facciali sono state seguite da Paul Ekman (dal 1969, colui che ha dato le fonti necessarie alla realizzazione del film “Inside Out” e la serie TV “Lie to me”). Sostenne che al momento della nascita, le emozioni “di base”(collera, disgusto, paura, gioia, tristezza e sorpresa) emergono già strutturate, infatti fin dai primi mesi ci sono concordanze tra l’espressione facciale e l’emozione legata all’esperienza vissuta. Vediamo quali sono le MICROESPRESSIONI che caratterizzano un’emozione. Quando una persona è felice: le guance sono sollevate, negli angoli degli occhi appaiono le “zampe da gallina”; quando invece una persona è triste: gli angoli interni delle sopracciglia si sollevano, l’angolo interno delle palpebre si solleva e gli angoli della bocca si abbassano; quando invece una persona è arrabbiata l sopracciglia si abbassano e si avvicinano, lo sguardo è fisso, le labbra possono essere o ferrate o aperte e tese.

Se oggi con l’utilizzo delle mascherine le mimiche facciali che caratterizzano le emozioni non sono visibili, è inutile “mimare” le emozioni? L’unica cosa che è visibile è lo sguardo, che di certo è una parte integrante dell’espressività; infatti rappresenta un potente segnale comunicativo, fondamentale per fornire una certa immagine di sé, gestire una conversazione e per regolare i rapporti interpersonali. Dunque qualsiasi emozione noi provassimo sarà visibile attraverso l’espressione dei nostri occhi, anche un sorriso!

 

 

 

 

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