Il Superuovo

I miti che raccontiamo e la lingua che parliamo trasformano la realtà

I miti che raccontiamo e la lingua che parliamo trasformano la realtà

Sui miti, racconti fantastici incredibilmente reali, sull’evoluzione dell’uomo e della parola e su uno dei miti più recenti: la pandemia.

La letteratura insegna una cosa molto importante: è possibile costruire una realtà attraverso le parole. I miti ne sono un esempio. Sta all’uomo scegliere se immobilizzarsi di fronte allo sguardo del mito o usare lo specchio di Perseo per contrastarlo.

PENSARE E PARLARE

Forse non ho mai sentito il silenzio. Ho sempre ascoltato una voce interna alla
mia testa, che mai mi ha dato tregua, se non in brevi momenti. Questa voce parla ininterrottamente, trova sempre lo spazio per farsi sentire, ed io l’ascolto. Forse non ho mai sentito il silenzio, come non ho mai percepito l’odore del mio corpo, della mia pelle. Pensare e parlare sono strade convergenti e parallele:”chi pensa male parla male” dice Nanni Moretti in Palombella rossa. Questo perché la parola, strumento formidabile, pone in relazione il nostro “io” con il mondo. “Siamo la lingua che parliamo” ha detto qualcuno e basta guardarsi attorno, o all’interno, per capire che sia così.

LE SCIMMIE CREDENTI

L’evoluzione della nostra specie ha avuto seguito anche grazie alla nostra capacità di comunicazione, alla cui base sta un principio di cooperazione, da cui nasce l’immaginario. Ecco, per esempio, consideriamo una scimmia con del denaro: mi potreste dire che non esiste scimmia a cui potrebbe mai interessare di avere una banconota, e, dicendo questo, avrete fatto una giusta osservazione: ma se quelle scimmie capissero che per poter avere una singola banana devono pagare con almeno una banconata? A quel punto credo che saremmo spettatori di un immagine unica: l’evoluzione della scimmia.

DIETRO IL VELO DI MAYA

Creare un immaginario vuol dire creare una realtà ideale che aleggia su una apparente; il denaro è una di queste, ma è possibile considerare altre forme di idealità. Saper costruire realtà ideali (e questo significa estendere ad un ampio numero di persone idee) influisce fortemente sulla vita dell’uomo, perché ne crea la trama, ne dà un senso, ne viola il corpo.

MITI DI TUTTI I GIORNI

È possibile intaccare l’immaginario attraverso i miti che creiamo sulle griffe, sulle marche: oggi chiunque sa cosa vuol dire Nike, Adidas, sa che un capo di una marca del genere ha maggior valenza di un qualsiasi altro marchio. Ma questo è un misero esempio rispetto alla realtà caotica che ci sovrasta continuamente. Le nostre categorie come: bellezza, tolleranza, ambizione, leggi, diritti, (aggiungo anche la scienza come strumento per spiegare il mondo) ecc… si permeano tutte su modelli che divengono delle vere e proprie divinità mitologiche, a cui far riferimento. Si attiva nell’uomo un meccanismo di assimilazione ubiqua: così aver fede nei miti è fondamentale per essere un viandante con gli occhi bendati. Da questa cecità ne nascerebbe ciò che Orwell chiama bispensiero: una forma di pensiero contraddittorio, che accetta allo stesso tempo un’idea ed il suo opposto. Considerare vero ciò che si sa, inconsciamente, essere falso è l’estrema conseguenza della società distopica di Orwell.


LA MITOLOGIA IN LETTERATURA

Ho parlato di miti, racconti di carattere fantastico, ma non esiste niente di più concreto e reale. Virgilio, Omero avevano già raccontate delle storie mitologiche: e se avessero capito che attraverso quelle narrazioni si può raccontare la realtà?
Ecco è quello che per tutta la durata di questa pandemia è avvenuto: anche quest’ultima è un racconto, terribilmente concreto, ma distorto come sono tutti i racconti, intriso di bispensiero e soprattutto terribilmente orwelliano.

 

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