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Gamba amputata ma sentirla ancora: è la sindrome dell’arto fantasma. Vediamola con “Grey’s Anatomy”

Gamba amputata ma sentirla ancora: è la sindrome dell’arto fantasma. Vediamola con “Grey’s Anatomy”

ATTENZIONE SPOILER: per chi non avesse ancora visto la nona stagione di Grey’s Anatomy consiglio molta cautela, potreste non sapere cosa succede.

Di fan sfegatati di Grey’s Anatomy ce ne sono a bizzeffe. Le stagioni si trascinano una dietro l’altra, senza sosta, lasciando sempre lo spettatore attaccato allo schermo a chiedersi come si evolverà la storia. Amore, litigi, medicina (giusto un poco), momenti felici, ma soprattutto tragedie. Se ogni tre puntate non si scoppia in un pianto disperato, non sarebbe Grey’s Anatomy. Una di queste tragedie capita alla dottoressa Robbins che, a causa di un terribile incidente aereo, perde la gamba.

L’arto fantasma. Esiste o no?

Ebbene sì, il fenomeno dell’arto fantasma o se vogliamo essere internazionali “phantom limb syndrome” è una realtà, molto dolorosa e causa di disagio per le persone affette. In cosa consiste il fenomeno? Può capitare che una persona debba amputare un arto, che sia una gamba, un dito o un braccio intero. Ciò che succede ad alcuni è che dopo l’amputazione, continuano a sentire l’arto che non hanno più. La mano ormai non è più attaccata al corpo, eppure i pazienti sostengono di poterla sentire fisicamente. Il fatto sorprendente è che l’arto viene descritto in maniera dettagliata, come se fosse posto in un certo modo, come se potesse essere visibile. L’altro fattore di disagio è che spesso è causa di dolore fisico, il che rende la vita del paziente abbastanza complicata.

In Grey’s Anatomy, la dolce e solare dottoressa Robbins, ha la sfortuna di sperimentare la sindrome. La gamba le viene amputata non di sua volontà, ma per decisione della moglie. Non che avesse altra scelta, perché evitare l’amputazione avrebbe portato a conseguenze potenzialmente disastrose. Ciò che vediamo nella serie è la dottoressa che si chiude in se stessa, evita la moglie e odia la protesi che deve portare. Improvvisamente non riesce a lavorare in sala operatoria per il dolore che prova alla gamba (inesistente), finché non le verrà data una mano. Vedremo come nell’ultimo paragrafo.

Come mai succede?

Il fenomeno si basa sul principio di plasticità cerebrale del cervello. Esso è estremamente plastico: ad esempio, se si viene sottoposti ad esercizio intenso per una determinata funzione cognitiva, le aree deputate a quella funzione, molto probabilmente, si espanderanno (ovviamente ci sono dei limiti). La situazione che accade dopo un’amputazione è simile.

Vediamo un caso pratico per capire meglio: in uno studio condotto da Ramachandran e colleghi, venne dimostrato che a degli amputati di mano, le aree circostanti la zona dedita alla rappresentazione della mano (nella corteccia cerebrale), quindi ad esempio le aree dedicate all’avambraccio o addirittura al viso, si estendono andando a “colonizzare” l’area che prima controllava la mano. Questo può succedere in un periodo relativamente breve, circa quattro settimane dopo l’operazione. Si è ulteriormente dimostrato che se alcune zone del viso vengono stimolate, il paziente riferisce delle sensazioni nell’arto fantasma. La spiegazione però non è sufficiente, ci sono altri fattori da considerare. Ad esempio in individui senza arto per una condizione congenita, (es.senza una gamba dalla nascita) non si può parlare di plasticità.

Metodi di riabilitazione

La sindrome dell’arto fantasma viene presentata circa dall’80-90% degli individui che subiscono un’amputazione. Ciò non significa che tutti provano dolori lancinanti, bensì che sentono la presenza dell’arto, magari con solletico, oppure alcuni riferiscono di sentire la fede nuziale su una mano che non c’è più. Spesso diventa una condizione cronica, molto resistente al trattamento. Ovviamente ci sono dei fattori di rischio per avere maggiori probabilità di esserne affetti: avere già un dolore preesistente all’arto, aver subito un’operazione traumatica e il tipo di procedura di anestesia utilizzato. Quindi, che tipi di trattamento esistono?

  • modificazioni comportamentali e neurostimolazione: si aiuta il paziente a cambiare la riorganizzazione cerebrale. L’assunto di base è che i neuroni sono plastici e ciò può aiutare a cambiare ancora una volta l’organizzazione della corteccia somatosensoriale.
  • terapia farmacologica: alcune medicine aiutano a sentire meno dolore o a prevenire la sindrome.
  • stimolatore elettrico transcutaneo dei nervi (TENS): stimolazioni di questo genere applicate alla gamba sana riducono la sindrome.

E infine..

La mirror box

La dottoressa Robbins, Arizona, è in sala operatoria e non riesce a lavorare per il terribile dolore alla gamba, accompagnato da allucinazioni visive. Il dottor Owen, se ne accorge e ordina di piantare un bisturi nella protesi della dottoressa, senza nessuna delicatezza. Questo sembra risvegliare Arizona, si rende conto che non può sentire il dolore del bisturi e momentaneamente si calma. Ma non è abbastanza: insieme al Dr. Owen, il quale è andato in guerra come medico e ha esperienza con il tipo di lesioni, cercano di trovare una soluzione insieme. La banale soluzione è quella di mettere uno specchio di fianco alla gamba sana, in modo che essa venga riflessa e dia l’impressione di sostituire la gamba inesistente (ma esistente nella rappresentazione corporea di Arizona).

La tecnica usata è la Mirror Box, ideata da Ramachandran. Il processo si basa su un’illusione visiva. La gamba sana riflessa nello specchio funge da finta gamba amputata, così da dare l’effetto di poter muovere l’arto non più esistente. Attraverso il feedback visivo, avviene un’integrazione dell’immagine che il paziente ha del proprio corpo e della realtà.

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