La Luna e la Gatta: dalla poesia di Yeats alla musica di Takagi e Ketra

La Luna e la Gatta”: i produttori Takagi e Ketra (Alessandro Merli e Fabio Clemente) hanno creato un insolito trio per dare vita a un pezzo destinato al successo, che probabilmente sarà tra le canzoni più ascoltate dei mesi prossimi. Un’icona della musica italiana quale Jovanotti incontra un romantico Tommaso Paradiso, presenza fissa nelle classifiche degli ultimi anni con il suo gruppo Thegiornalisti. A loro si aggiunge Calcutta, che fa parte degli autori di musica indie più amati dai giovani. Insieme formano i Barbooodos: con questo nome è stato chiamato il trio negli annunci pubblicitari del singolo, fino al giorno della sua pubblicazione, quando sono stati svelati i nomi dei tre artisti.

La Luna e la Gatta

Il testo del brano parla di un amore che sembra finito. Chi canta si chiede come fare a stare bene nonostante la mancanza dell’amata, che è distante e con cui non ha contatti da tempo. “Dimmi come si può stare vivi anche senza respirare”: il dolore per una relazione finita sembra togliere il respiro e porta quasi ad impazzire. È poco quello che può fare l’innamorato: deglutire, singhiozzare…e cantare. Cantare un motivetto che lo fa sentire “come la gatta che guarda dalla finestra la luna che cade in un lago dipinto di blu”. Molte sono le immagini evocative. Gli alberi “pescano l’anima di questo mondo”, lo scoprono interamente, servendosi delle radici e del contatto con il sole. Venere bacia Orione, superando ogni distanza. Il protagonista della canzone vorrebbe che gli accadesse lo stesso, e non riesce a stare bene senza sentire la presenza e la voce della donna. “Vorrei tu facessi lo stesso chiamandomi col mio nome, l’amore attraversa lo spazio di chilometri e anni luce.” È possibile inoltre evincere un certo senso di colpa: sebbene innamorato, preferirebbe finire nel frullatore piuttosto che essere guardato negli occhi, e vorrebbe che l’amata ascoltasse direttamente la sua anima – “vorrei tu facessi lo stesso con la mano sul mio cuore”. Si tratta forse di un errore dovuto alla distrazione data da un qualcosa di effimero e ora superata dal desiderio, più grande, del ritorno dell’amata. Il guardare dalla finestra rimanda al concetto di attesa, e l’immagine della luna che “cade” con il suo riflesso nel lago dipinto di blu si collega alla perdita dell’amore della donna: “[…] e ci caschi anche tu.” L’ammissione della colpa si collega poi alla necessità del perdono, e alla fine del brano l’immagine della luna sul lago, con l’aggiunta di un suggestivo sottofondo musicale, diventano quasi una giustificazione per lo sbaglio commesso:

 “Amore non è una scusa ma giuro mi sono perso; non è stata una bella avventura, però mi è piaciuta lo stesso. C’era la luna in un lago che emanava il suo riflesso e una banda suonava lontano una musica blues..ci saresti cascata anche tu!

Il Gatto e la Luna

Lo scenario notturno fa da sfondo al rapporto tra la luna e il felino anche in uno dei componimenti del poeta William Butler Yeats, che immagina, nella notte, una danza tra i due personaggi. L’autore, la cui opera è caratterizzata da un forte carattere evocativo, è considerato uno dei massimi poeti in lingua inglese del Novecento. Nel 1923 ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, per la elevata forma artistica con cui è riuscito a dare espressione allo spirito di un’intera nazione, quella Irlandese. Nel componimento “Il Gatto e la Luna”, evocativo e affascinante, si sofferma sulla vita notturna dei gatti e descrive una danza silenziosa e misteriosa tra il protagonista e il satellite. Il felino, chiamato Minnaloushe, striscia nell’erba e non può fare a meno di soffermarsi sulla luce chiara della luna, che illumina la sua strada.

Il nero Minnaloushe fissò la luna, perché, per quanto potesse gemere e vagare, quella luce fredda e pura nel cielo agitava il suo sangue animale.

 Gli occhi del felino diventano l’emblema dell’influenza lunare: “Lo sa Minnaloushe che le sue pupille passeranno di mutamento in mutamento, e che vanno dalla piena alla mezzaluna, dalla mezzaluna alla piena?”. La produzione di William Butler Yeats è caratterizzata da un senso di ricerca di un mondo invisibile e fiabesco. In un altro componimento scrive: “[…]ho soltanto i miei sogni e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi. Cammina leggera perché cammini sopra i miei sogni”. Fatta eccezione per quelle risalenti all’età matura, in cui si trova uno sguardo tragico e drammatico, le sue opere sono dense di immagini evocative. Impossibile è sfuggire al mondo del sogno durante la lettura delle sue poesie, che forniscono immagini indimenticabili. Guardando la luna, stasera, immaginiamola in una silenziosa danza con Minnaloushe.

Chiara Maria Abate

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