Gianni Rodari va cantando l’amore per la fratellanza, inscenando un dialogo tra la luna e l’innocenza di un bambino.

In giorni così difficili per l’Ucraina e per tutto quanto il mondo, leggere la breve poesia “La luna di Kiev” pare, oltre che appropriato, inderogabile per richiamare quel messaggio di fratellanza di cui si sente un disperato bisogno.
UNA FILASTROCCA PER DIVERTIRE MENTRE SI IMPARA
Nel 1960 la casa editrice Einaudi pubblicava “Filastrocche in cielo e in terra” firmata Gianni Rodari. La parola “filastrocca” deriva dal termine popolare toscano “filastroccola” e si riferisce a canzonette e formule cadenzate recitate dai fanciulli o dagli adulti per divertire i bambini. Proprio per il carattere musicale che le caratterizza, le filastrocche sono facili da memorizzare e difficili poi da scordare: questo è dovuto alle allitterazioni, alle assonanze e alle rime che si accompagnano ad un linguaggio semplice e chiaro; motivo per cui sono spesso utilizzate nell’apprendimento infantile, con il nome di “nursery rhymes”, poiché volte ad unire l’utile al dilettevole.

“E I MIEI RAGGI VIAGGIANO SENZA PASSAPORTO”
All’interno delle “Filastrocche in cielo e in terra”, Rodari fa spazio a “La luna di Kiev” che, in linea con quanto detto nel paragrafo precedente, ha molto da insegnare e non solo ai bambini. La prima strofa va recitando “Chissà se la luna di Kiev è bella come la luna di Roma, chissà se è la stessa o sua sorella…” ma subito nella seconda strofa si trova il messaggio di tutto il componimento “Ma son sempre quella!” e a dirlo protestando è proprio la luna stessa. Nella terza strofa, come a voler sottolineare quanto spiegato poco prima, la luna continua: “viaggiando quassù faccio lume a tutti quanti, dall’India al Perù, dal Tevere al Mar Morto e i miei raggi viaggiano senza passaporto”. E così, la verità astronomica cela un più profondo messaggio di uguaglianza e fratellanza tra gli uomini che sono uniti sotto lo stesso cielo.
LA LUNA STA LI’, ANCHE SE IO NON LA GUARDO
Il componimento, in apparenza così semplice, rivela molto sul genere umano: in primis il poeta si rivolge ad una luna onnisciente che spera possa dare una risposta ai suoi interrogativi; è questo un topos molto usato in letteratura, dall’antichità sino all’età contemporanea. Rodari, qui, la interroga proprio come farebbe un bambino e questa risponde rimandando ad un mondo che non conosce confini e quindi differenze e che vede del tutto inutili documenti quali un passaporto per permettere determinati spostamenti; perdono dunque significato tutte quelle guerre, soprusi e violenze compiute in nome dei confini territoriali. Viene da chiedersi come possa così indifferente la luna continuare ad illuminare anche le notti più buie della storia ma soprattutto quando l’uomo sarà in grado di ascoltare il suo silenzioso grido, Shakespeare definiva folle chi parla alla luna ma del tutto stolto chi non le presta ascolto.