La figura di Ned Kelly è tutt’oggi causa di divisioni profonde nell’opinione pubblica australiana. C’è chi lo considera un poco di buono e chi invece vede in lui un paladino della libertà.

La sua vicenda, così come il suo lascito, sono indicativi di un astio profondo verso l’establishment dell’epoca. La stessa identica sensazione si ritrova anche nel rapper Mezzosangue, che con la sua canzone “Ned Kelly” riaccende il fuoco della ribellione.
Chi era Ned Kelly? Uno sguardo al più famoso bandito australiano
Ned Kelly muore all’età di venticinque anni, dopo aver trascorso diversi anni da fuorilegge. Già all’epoca la sua vicenda ha diviso la popolazione australiana e ha suscitato molte simpatie nei suoi confronti. Oggi il bilancio appare più incerto. Ned era figlio di un immigrato irlandese di Nome John che muore quando il nostro protagonista è ancora un ragazzino di dodici anni. La responsabilità della famiglia ricade sulle sue spalle, essendo il maschio più grande in casa. A quest’età, più o meno, risale uno dei primi episodi di cui si ha notizia: Ned salva un bambino di una tenuta del circondario dall’annegamento, guadagnandosi grossi riconoscimenti. La situazione però non è delle migliori. La famiglia è abbastanza povera, e i soprusi della polizia di Victoria e della classe dirigente britannica sono molto pesanti. È in questa situazione che nascono in Ned forti sentimenti anticonformisti che lo porteranno negli anni successivi a diventare un fuorilegge.
Si possono elencare numerosi episodi, ma quello più significativo è sicuramente l’arresto della madre, la quale è colpevole di avere aiutato il figlio durante un litigio con degli sbirri. Essendoci quasi scappato il morto, i piani alti della polizia del luogo decidono di intervenire. Ned scappa, e si ripromette di vendicare sua madre. Inizia così la sua avventura, ricca di rapine, sparatorie e violenza. I bersagli erano le banche e gli agenti di polizia, in un’ottica innegabilmente di vendetta e di riscatto. Si potrebbe dire che Ned fosse un ragazzino normale al quale l’establishment, la classe dirigente dell’epoca, aveva imposto il suo duro giogo, rifiutato in tronco dal giovane australiano. La sua vita, così come la sua morte, si inseriscono in un più ampio processo di lotta al potere e agli abusi della classe dirigente, la quale in questo frangente pensava solo ai propri interessi, come una lobby.

Mezzosangue e Ned Kelly: un’analogia che va oltre le rime
Il rapper Mezzosangue, noto per i suoi testi profondi e impegnati sul piano politico e sociale, si è ispirato in maniera palese al bandito australiano nello scrivere e nel dare forma alla sua canzone “Ned Kelly”, il cui testo tratta appunto di anticonformismo e di lotta al potere, alle lobby, e agli interessi dei potenti. Ovviamente Mezzo non sta parlando dell’Australia dell’Ottocento, ma ha in mente l’Italia di oggi. Nel testo della canzone si legge:
“Quest’Italia è la culla dei comparini,
In fila a spartirsi ogni cosa, dal rap alla prosa,
baracche e burattini.”
L’idea dietro a questi versi è tanto forte quanto esplicita. L’idea che ci siano interessi forti è evidente, così come è evidente l’effetto deleterio che questi interessi hanno. Più avanti la ripresa della vicenda di Ned Kelly fa da corona all’anima di questa canzone. Leggiamo infatti:
“L’Italia è una colonia di lobbisti (fissi),
È come una fottuta lunga eclissi,
la scena è una colonia di affaristi (tristi)
si vende più coi dissing che con i dischi”.
Il richiamo al lobbismo, all’idea di colonia, il concetto di affarismo e di opportunismo sono tutti tratti e connotati ben presenti nella vicenda storica di Ned Kelly. Infine, il ritornello, che ripete una singola frase, è emblematico del pensiero del rapper:
“Voglio morire come Ned Kelly”
Cioè, in altre parole, voglio morire combattendo, lottando, senza arrendermi mai.
La classe dirigente è davvero una minaccia?
Sia la vicenda di Ned Kelly che ‘arte di Mezzosangue dipingono, o trasmettono l’idea che la classe dirigente sia, o possa essere un male. Ovviamente in senso assoluto questa frase è illogica e priva di senso. Bisogna, come sempre, contestualizzare. Al tempo di Ned la classe dirigente era forse più cinica di oggi, e perseguiva senza ritegno i propri scopi. Capitava spesso di subire ingiustizie gratuite, di vedere applicata una giustizia sommaria e di trovarsi in aperta opposizione con il regime. Anche oggi tutta questa panoplia di elementi può ripresentarsi, per cui non siamo esenti da questo tipo di problematica.
Viene però da concedere e riconoscere che oggigiorno il controllo delle élite si effettua principalmente con mezzi nascosti, obnubilati e con fini reconditi. Qui da noi non è sempre così visibile questa problematica, che dal mio punto di vista è reale e presente. Non si tratta di chissà quale teoria strampalata che enuncia cospirazioni incredibili e irrealistiche. Si tratta di riconoscere come il sistema di cose in cui viviamo si strutturi in una perenne gerarchia, dove però si cerca di rendere invisibile il principio dell’ubi maior minor cessat, piuttosto che tentare di eliminarlo. Credo che sia la vicenda di Ned Kelly che il repertorio di Mezzosangue, così come tanti altri, possano aiutarci a riflettere su queste tematiche, e a portarci a trovare la nostra risposta, giusta o sbagliata che sia. In questo senso, la figura di Ned Kelly, morto a soli venticinque anni, vivrà in eterno.