La letteratura ci racconta il Medioevo, dal mito del Sacro Graal ai Fabliaux e Lai

Il medioevo è quell’epoca di mezzo che per molto tempo è stata considerata dalla storiografia un’epoca buia. Ma se non fosse così?

Il medioevo è l’epoca della gestazione della nostra cultura. Qui cambiano gli stili di vita, le lingue, e i modi di pensare e concepire la vita. Soltanto da qui allora possiamo dire che cominci a delinearsi la cultura occidentale che ancora oggi è parte della nostra vita.

Se si dicesse a un romano dell’epoca di Cicerone una frase del tipo: ”oggi mi sono alzato, ho messo i pantaloni, ho abbottonato la camicia e sfogliato un libro”, questi non capirebbe nulla. Perché i pantaloni sono un’invenzione barbara entrata nella tarda antichità, la camicia pure e i libri non esistevano, perché si leggeva sui papiri. Un uomo del medioevo invece capirebbe tutto. E allora in questo senso la cultura medievale è molto più vicina alla nostra di quanto si pensi. Interessante però è leggere la storia medievale attraverso la letteratura, perché più personale, più soggettiva dell’autore e forse più vera e autentica. E si cercherà allora qui di fare questo.

I fabliaux

Già nel Roman de Renart, una raccolta di racconti medievali, uscita nel XII secolo, epoca anche del grande romanziere franco-provenzale Chrétien de Troyes, di cui si parlerà più avanti, si creò un genere letterario molto diverso rispetto a quello alto e aulico che siamo soliti pensare quando parliamo di medioevo, come il romanzo cortese e i suoi tratti di finamor. Nel Roman de Renart i protagonisti sono degli animali, che vengono personificati, insomma assumono atteggiamenti umani. Ma il mondo qui descritto è un mondo di violenza, di perversione, anche sessuale, e di inganni. Lo stile è uguale a quello della narrativa epica più alta di quel periodo e perciò questo genere assume tratti parodistici, e fortemente dissacranti. Un genere che voleva essere antitetico quindi a quello cortese, che voleva sconvolgere, stupire e talvolta inorridire.

Frutto del Roman de Renart saranno, alla fine del XII secolo, i fabliaux. I fabliaux sono racconti in versi, creati in distici di octosyllabes, stesso tipo di metrica dei lai, che però sono proprio l’opposto. Perché, mentre i lai parlano di amore paltonico, cortese, di cavalieri che si innamorano di donzelle di corte e fanno di tutto per poterle conquistare, con una lingua altissima e molto sofisticata, nei fabliaux si parla del basso corporeo, di sessualità molto spinta, al limite della perversione. Ancora oggi, chi prova a leggere un fabliaux ne può rimanere inorridito, a riprova del fatto che forse il Medioevo non era proprio l’epoca della Santa Inquisizione che bruciava streghe e stregoni o condannava chi si dava troppo al peccato e al peccaminoso. Anche perché d’altronde, nonostante la Santa Inquisizione sia stata istituita alla fine del ‘200, quindi in pieno medioevo, le streghe venivano bruciate più che altro nel Rinascimento, mentre a Roma Michelangelo affrescava la Cappella Sistina.

Ma tornando ai fabliaux, una cosa interessante da dire è che questo genere era trasversale per tutte le classi sociali. Insomma, anche i duchi e i principi di tanto in tanto nascondevano qualche raccolta di fabliaux sotto il letto, da leggere di nascosto e infatti le vittime, oggetto della canzonatura di questo genere, non erano solo gli aristocratici o i borghesi, che renderebbero i fabliaux appannaggio solo delle classi più basse, ma anche i villani, i popolani, che venivano presi in giro per la loro condizione misera dai più abbienti.

Uno dei fabliaux più antichi è il poemetto Richeut, datato 1149, ed è la storia di una prostituta che si arricchisce ricattando tre persone a cui attribuisce un figlio, che a sua volta diventerà da grande uno sfruttatore di donne, ma che verrà ingannato lui stesso dalla madre.

Un altro grande scrittore di fabliaux è Jean Bodel, che ne scrisse otto. Una delle sue opere più interessanti è quella che si intitola ”la vacca e il prete”.

Un villano prende alla lettera un prete che gli dice che chi dona riceverà in cambio il doppio da Dio. Così, il villano, decide di donare la sua vacca sfinita alla chiesa. La vacca però decide di tornare a casa dal villano, portandosi con sé la bella vacca grassa del prete a cui era legata. Quando il prete va dal villano per riprendersi la vacca, il villano si finge morto. E allora il prete, che si trova a casa del villano e pensa che questo sia morto, insidia la moglie del villano. Così il nostro ”vilain” si ritrova a dover tacere, fingendosi morto, davanti agli amplessi della moglie col prete, il quale garantisce che se il villano fosse stato vivo non avrebbe di certo toccato la donna. 

Un altro diverte è il ”Souhait des vez”, che in Italiano significa: desiderio di falli maschili (la parola è un’altra, e se vi va di cercarla, basta prendere un dizionario di franco-provenzale). Qui si parla del sogno di una donna, che è maritata ad un uomo, che diciamo, non è particolarmente dotato, e per tale ragione fa sogni straordinari. In pratica ogni notte si ritrova in uno, a sua detta, meraviglioso mercato dove si vendono membri virili grandissimi e bellissimi. Insomma, proprio una signora.

Ma al di là del comico che troviamo qui, ciò su cui si dovrebbe davvero riflettere e se davvero il Medioevo era un’epoca così buia e oscurantista come la si descrive. Insomma, queste opere, questi fabliaux non erano interdette dalla Chiesa, potevano circolare di corte in corte ed essere nelle mani di tutti. Venivano addirittura lette dai giullari in giro per l’Europa (considerate che ai tempi non c’era la televisione). Ma oltre ai fabliaux potrei citare mille altri generi e autori. Si pensi semplicemente a Boccaccio e al suo rapporto con la sessualità. Il Decameron verrà messo all’indice dei libri proibiti dalla Chiesa, ma ormai non siamo più nel Medioevo perché è l’epoca della controriforma, dunque il sedicesimo secolo.

Saggio del professore Alessandro Barbero sui fabliaux, molto interessante

I lai

I lai sono invece l’antitesi dei fabliaux, nonostante la forma metrica del distico in octosyllabes sia la stessa. Nei Lai si utilizzato temi della poetica cortese. Dunque i temi sono più che altro amorosi, ma di quell’amore alto e meraviglioso, dai tratti platonici che si suole chiamare finamor.

Un capolavoro di questo genere di narrativa cortese è il Lai de l’ombre. L’ombra qui è l’immagine della dama riflessa nel pozzo, dove il cavaliere precedentemente aveva gettato l’anello che lei aveva rifiutato. Con quel gesto la donna cede all’amore del cavaliere. Qui l’amore che è tiranno, crudele e portatore di sofferenze non è visto nel modo in cui lo vedrebbe un fabliaux, quindi in modo dissacratorio e a tratti sconcio, ma qui tutto tende alla raffinatezza, fino ad una soluzione, che come in questo caso, è brillante e tenera.

Un altro Lai davvero interessante è quello di Maria di Francia sulla storia di Tristano e Isotta. I due sono tra loro follemente innamorati, ma lei è la sposa di Re Marco e dunque non può stare coll’amato. E allora ci fu un incontro fatto di nascosto tra i due, avvenuto nel mentre di una processione della corte della dama, dove Tristano, nascostosi su un albero, lancia alla donna un ramo di nocciolo con un filo di caprifoglio attorcigliato, con incise le parole: questo è il nostro amore. Perché infatti il caprifoglio e il nocciolo possono vivere separati, ma nel momento in cui il caprifoglio si attorciglia al nocciolo, essendo una pianta parassita, se lo si prova a staccare si avrà come effetto la morte del caprifoglio ma tragicamente anche la morte del nocciolo.

 

Il sacro graal, che cos’è e da dove viene?

Il sacro Graal, l’introvabile coppa dalla quale Gesù Cristo avrebbe bevuto in occasione dell’ultima cena è un mito che viene inventato in epoca medievale.

Il suo inventore è Robert de Boron, che nel XII secolo scrive il ”Giuseppe d’Arimatea”, una storia incentrata sui vangeli apocrifi, e quindi sulla speculazione letteraria cristiana di quell’epoca.

Nel ”Giuseppe d’Arimatea” per la prima volta si parla di Graal, ma non è la coppa dalla quale Cristo ha bevuto, bensì il vaso o il calice in cui sarebbe stato raccolto il suo sangue.

Il tema del Graal diventerà famoso però con un altro grande romanziere franco-provenzale, di cui già si è fatto un breve accenno, Chretien de Troyes. Un romanziere che a livello di fama nel Medioevo può essere paragonato al nostro Dante Alighieri, nonostante le epoche e la collocazione geografica siano diverse.

Chretien, nel suo ciclo di opere denominata ”Lancelot-Graal” o ”Vulgata” dà spazio ad una ”Estoire del Graal”, ossia una storia del Graal, naturalmente prendendo spunto da Robert de Boron. Qui il Graal però cambia, e diventa quello che è per noi il sacro Graal, ossia il calice dal quale Cristo ha bevuto durante l’ultima cena e che è impossibile da trovare.

Riflessione finale

L’epoca medievale è un’epoca culturalmente vivacissima e davvero è alla base della nostra cultura occidentale. Qui si mescolano mondi diversissimi, da quelli dell’epoca classica, a quelli celtici-barbari, a quelli addirittura arabi. Dunque parliamo di un’epoca davvero molto aperta culturalmente e per certi tratti, anche se un confronto storico di questo genere non è mai da fare, è più aperta e meno oscurantista dell’epoca moderna e contemporanea. Anche perché come dicevo prima le streghe sul rogo per motivi pseudoreligiosi le troviamo nel rinascimento e non nel medioevo e poi ci sono moltissime altre considerazioni da fare, ma qui non vi è lo spazio.

Il tema sessuale, ad esempio, è uno dei più interessanti da sviluppare ed è anche interessante il tema dell’omosessualità. Considerate che il nostro Boccaccio non si fa molti problemi a rendere protagonista della giornata quinta, nella decima novella, un omosessuale, Pietro di Vinciolo. Personaggio che tutta la sua città, Perugia, conosceva proprio per questo tratto. Omosessualità che era sì condannata dalla morale ecclesiastica, all’interno del peccato generico della sodomia, ma che nella sostanza era praticata assai liberamente, anche perché non interessava a nessuno. Ed è interessante vedere invece come nella democraticissima Inghilterra fino al 1963 l’omosessualità era considerata reato, punibile con anni di carcere, e come esempio lampante potrei citare i due anni di prigionia di Oscar Wilde. Peccato che però questo reato non è stato inventato in epoca medievale, ma in epoca più tarda.

Dunque, il medioevo non è un’epoca buia e forse servirebbe provare a leggere qualche opera in più per capire invece che epoca interessante e utile sia stata per la nostra cultura.

Anche questo è stato creato nel medioevo ed è di derivazione araba. Ora siete convinti della bellezza del Medioevo?

 

 

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