Il Superuovo

La guerra dei sessi è una questione filosofica

La guerra dei sessi è una questione filosofica

La vastità del pensiero femminista e la profondità delle teorie per l’emancipazione della donna rappresentano il frutto di una comunicazione autentica e diretta con la filosofia moderna, proponendosi in primo luogo come contributo all’indagine speculativa circa l’identità femminile. Molte, infatti, sono le teorie filosofiche analizzate, criticate, ma anche condivise dal femminismo: dall’Illuminismo a Hegel, da Freud a Marx.

Il retaggio illuministico alla base del femminismo liberale

Il primo femminismo, nato in Inghilterra in un contesto politico di sinistra, combatte principalmente per rivendicare (in modo pratico e non più teorico) i diritti propri dell’essere umano che per natura è indipendente, razionale e autonomo, a prescindere dalle leggi. Riecheggiando quel cambiamento sociale ed etico avvenuto nel Settecento con l’Illuminismo, la prima fase del pensiero femminista nasce dunque dalla stessa necessità di raggiungere la libertà e l’uguaglianza, indipendentemente dal sesso e in virtù dell’istruzione e del lavoro. Il femminismo liberale incarna la voce di poche donne che, appartenenti alla classe borghese, hanno contribuito alla creazione di una coscienza femminile collettiva. Solo il loro intelletto infatti, emancipandosi dalla schiavitù, ha potuto determinare il progresso di una civiltà in chiave morale. Si assiste dunque alla nascita di un fenomeno squisitamente filosofico e sintomatico della crisi della “mistica della femminilità” (ossia la concezione per cui la donna, considerata un oggetto passivo, è realizzata solo in funzione del marito, della casa e dei figli).

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Marx e il femminismo socialista

La nuova ondata di femminismo (di orientamento socialista) postula, al contrario, l’importanza di un’emancipazione più radicale e a livello sociale. L’obiettivo è dunque quello di decostruire il sistema patriarcale scardinando il ruolo di inferiorità fisica imposto alle donne. Secondo Marx è necessario unire donne e proletari in una lotta comune che, attraverso una rivoluzione comunista, possa istituire una società socialista e distruggere il sessismo, caratteristica di ogni struttura capitalistica. Questa tipologia di femminismo, comunicando con le teorie marxiste, sfocia nella visione della liberazione della donna solo come il risultato della vittoria di un nuovo ordine sociale, con l’obiettivo comune del crollo definitivo del capitalismo. Tuttavia all’ideologia socialista, alla base del movimento femminista di seconda ondata, viene mossa l’accusa di non aver preso in considerazione la specificità e gli aspetti individuali di tale oppressione (l’errore di Marx risiederebbe, infatti, nell’aver ridotto la condizione di soggezione della donna a quella comune di “classe sfruttata“, esattamente come per gli operai). La differenza è che per il proletariato esiste uno sviluppo storico che giustifica la loro condizione, mentre le donne sono sempre state considerate fisiologicamente inferiori per la loro natura biologica.

Freud e il mito dell’orgasmo vaginale

L’ondata del nuovo femminismo statunitense degli anni ’70 vede come maggiore esponente Anne Koedt, una delle più influenti attiviste femministe dell’epoca, che è riuscita attraverso il suo saggio “Il mito dell’orgasmo vaginale”, a scardinare le tesi di Freud, il quale sosteneva l’esistenza di due orgasmi femminili: quello clitorideo dell’adolescenza e quello vaginale della maturità, raggiungibile solo attraverso la penetrazione maschile. La caduta del fallocentrismo (ossia la predominanza del ruolo maschile) e la conseguente scoperta dell’indipendenza sessuale femminile determinò la specificità e l’autonomia della donna che le ha permesso, progressivamente, di liberarsi dal ruolo sociale di figlia, moglie e madre per diventare un soggetto attivo. In termini filosofici, la lotta della donna consiste in un conflitto tra lei e la società: la sua rivendicazione come soggetto essenziale si scontra con le condizioni di una comunità che fa di lei un inessenziale, un oggetto. La nascita di una sessualità “perversa e poliforma”, per citare il padre della psicoanalisi, è infatti alla base del motto femminista “il personale è politico” che ci ricorda come migliaia di donne abbiano pagato quotidianamente gli effetti dell’ingiustizia.

Elisa Lagatta

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