Il Superuovo

La guerra cinese contro Taiwan e quella del Peloponneso si articolano in tre fasi

La guerra cinese contro Taiwan e quella del Peloponneso si articolano in tre fasi

Su un articolo di insideover.it vengono analizzate le ipotetiche tre fasi dell’assalto cinese a Taiwan. Come questa guerra, anche quella del Peloponneso è articolata in tre fasi. 

La devastazione della guerra

Il Peloponneso è una penisola a sud della Grecia, che ospita città con una storia importante, da Argo a Corinto a Micene. La città più importante e conosciuta è sicuramente Sparta, protagonista, nella seconda metà del quinto secolo a.C., della battaglia del Peloponneso contro Atene, raccontata nel dettaglio dallo storico Tucidide.
Il Taiwan invece è una piccola regione insulare a 180 km circa dalla Cina. Insieme con altre isolette costituisce la cosiddetta “Repubblica di Cina”. L’indipendenza di Taiwan non è riconosciuta dalla Repubblica Popolare di Cina né dai quattro Stati facenti parte del “Consiglio di sicurezza dell’ONU”, con cui però mantiene rapporti di collaborazione e commerciali.

Lo scopo della guerra del Peloponneso

Dopo le Guerre Persiane in Grecia la potenza militare era divisa tra Sparta e Atene. La prima deteneva il primato militare per terra, la seconda quello per mare. Le due città reclamavano sempre più influenza su varie regioni della Grecia, finché i loro interessi non entrarono in conflitto. La guerra che seguì può essere vista come un grande scontro di ideologie: da una parte la democratica Atene, dall’altra l’oligarchica Sparta. La guerra avrebbe dovuto ridisegnare l’ordine politico della Grecia.

Lo scopo della guerra contro il Taiwan

Xi Jinping usa la guerra contro il Taiwan come strumento di propaganda. Il suo desiderio è quello di riunificare la Cina geografica. Così scrive l’articolista di insideover.it:

È sostanzialmente questa la “missione storica” del partito, chiamato, assieme al popolo cinese, a “difendere la propria sovranità nazionale e integrità territoriale”.

Poi prosegue:

Pechino considera Taiwan niente meno che una provincia ribelle e, presto o tardi, farà di tutto per sciogliere lo spinosissimo nodo che da tempo attanaglia i dibattiti di geopolitica asiatica (e non solo).

Le tre fasi della guerra del Peloponneso

Una mappa della Guerra del Peloponneso

La divisione della guerra nelle tre fasi risale addirittura a Tucidide:

  1. Fase Archidamica (431-421 a.C.): in questa prima fase le forze in campo agirono coerentemente alle loro abilità militari. Atene era abile per mare, perciò la sua flotta colpiva le coste del Peloponneso, mentre Sparta, abile nei combattimenti via terra, effettuava costanti e pericolose incursioni nell’Attica. Pericle decise di abbandonare le campagne alla devastazione, contando di poter ricevere approvvigionamenti dal mare. Una terribile pestilenza giunta dall’Etiopia decimò la popolazione Ateniese, uccidendo lo stesso Pericle. Dopo una disastrosa spedizione in Sicilia, culminata con la disfatta ateniese a Sfacteria, le sorti della guerra erano tutte dalla parte degli Spartani. Finalmente nel 421 a.C. si firmò la cosiddetta pace di Nicia, che ripristinava gli equilibri precedenti la guerra.
  2. “La tregua incerta e sospetta” (421-413 a.C.): la pace di Nicia aveva suscitato molto malcontento in gran parte del Peloponneso e dell’Attica. In questa fase furono condotte operazioni militari dalle parti che si rifiutavano di accettare la pace di Nicia. L’operazione più importante fu, senza dubbio, la spedizione in Sicilia da parte degli Ateniesi. Fu una disfatta terribile per Atene, che giunse così alla terza fase della guerra in grave difficoltà.
  3. Fase Deceleica (413-404 a.C.): in questa fase la guerra si sposta nell’Egeo. Grazie all’aiuto economico della Persia, Sparta riesce a riportare una vittoria definitiva contro Atene, a cui sarà imposto un governo tirannico.

Le tre fasi della guerra contro Taiwan

L’isola di Taiwan, a pochi chilometri dalla Cina.

Qualora Xi Jinping decidesse davvero di muovere guerra contro Taiwan, la guerra si articolerebbe in tre fasi, come scrive una rivista cinese:

  1. “A detta della rivista, in una prima fase gli attacchi balistici sferrati da Pechino sarebbero in grado di distruggere le capacità di raccolta dati di Taiwan”. Così scrive l’articolista di insideover.it, spiegando poi in che modo questo avverrebbe. La Cina colpirebbe aeroporti, radar di preallarme, basi balistiche antiaeree e centri di comando di Taiwan. Un missile balistico a corto raggio eluderebbe lo scudo missilistico dell’isola di Taiwan.
  2. La seconda fase prevedrebbe ancora “intensi attacchi missilistici da crociera (YJ-91 e CJ-10) lanciati da navi, sottomarini e terra, mirati a basi militari, infrastrutture comunicative, incroci stradali e depositi di munizioni”.
  3. Infine nella terza e ultima fase la Cina userebbe dei droni per valutare il danno, anche se ogni ostacolo dovrebbe essere rimosso.

Insomma, il governo cinese pare avere già le idee chiare. Non ci resta che sperare che queste idee non si tramutino in fatti, perché in questo periodo economicamente e socialmente difficile, il mondo non potrebbe sopportare uno scontro militare Cina-USA. Già, perché gli USA, nonostante non riconoscano lo stato del Taiwan  e “pur aderendo al principio di “una sola Cina”, sostengono fermamente la causa indipendentista e democratica di Taipei” e si impegneranno a difendere Taiwan da attacchi cinesi.

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