Il Superuovo

La “Grande puzza” di Londra del 1858: scopriamo i problemi ambientali passati e presenti

La “Grande puzza” di Londra del 1858: scopriamo i problemi ambientali passati e presenti

Inquinamento, aumento demografico, sfruttamento intensivo della natura: tutti problemi che affliggono l’odierna società così come quella inglese del XIX° secolo.

Fonte: https://www.missdarcy.it/la-grande-puzza-di-londra-del-1858-la-vendetta-del-tamigi/

Ieri su Focus è uscito un articolo sul rapporto tra azioni dell’uomo e degradazione ambientale, argomento correlabile con  la “Grande puzza” che avvolse Londra nel 1858. Temi distanti ma che si incrociano più di quanto ci si aspetti.

“Attività umane e salute dei fiumi”

L’articolo di Focus riporta quanto dimostrato da una ricerca decennale sui danni causati dalle attività umane sui più grandi fiumi del pianeta. Lo scopo era quello di mettere in luce quanto l’urbanizzazione e l’agricoltura intensiva abbiano fatto aumentare i livelli di sostanze dannose nei corsi d’acqua quali solfati, cloruri e quant’altro. Tra i sistemi fluviali presi in considerazione troviamo il Colorado e il Mississippi (USA), il Rio delle Amazzoni (Sud America), il Congo (Africa), il Reno (Europa), i fiumi Giallo e Yangtze (Cina) e il Murray (Australia). 

Insomma, nei corsi fluviali più influenti dei principali continenti, è stato calcolato un aumento del 81% di cloruri, 86% di sodio e ben 142% di solfati. Numeri che fanno spavento se si pensa che gli stessi  sono direttamente collegati con i mari, ben 6.400 milioni di tonnellate di sostanze chimiche vengono riversate ogni anno negli oceani. Le azioni umane dirette e indirette, come possono esserlo i fenomeni di inurbamento e di irrigazione, hanno dunque condizionato a tal punto l’ambiente che, il fiume spagnolo Tinto, ha subito una variazione di colore a causa dell’attività mineraria, diventando rosso per via del ferro disciolto nelle sue acque con livelli di acidità estremamente elevati.

Fonte: https://www.mybestplace.com/it/articolo/rio-tinto-il-fiume-dalle-sfumature-ultraterrene

La “Grande puzza” di Londra del 1858

Per capire come tale evento e quanto detto nel paragrafo precedente siano collegati, è necessario contestualizzare alcuni fatti legati alla città di Londra e al fiume Tamigi. Dalla antica e periferica Londinium dell’impero romano si passa ad un medioevo non esattamente roseo per quanto riguarda il tema dell’urbanizzazione, tale aspetto avrà un’impennata a partire dal ‘600 per poi raggiungere il suo picco in età moderna lungo il XIX° secolo. La Londra ottocentesca passava nel giro di un secolo da 1 a ben 6.7 milioni di abitanti, garantendosi il primato di città più grande del mondo e capitale dell’Impero Britannico. 

Questo fatto non può che essere negativo per le condizioni di vita degli abitanti londinesi, costretti in abitazioni sovraffolate e malsane, a cui va aggiunta la mancanza di un sistema fognario adeguato ai ritmi di crescita del centro abitato. Se in passato si era soliti fare i propri bisogni in strada o gettare dalla finestra i vasi da notte, dal 1815 venne autorizzato l’uso del Tamigi come via di reflusso dei rifiuti organici cittadini. Il fiume era già da secoli fonte di approvvigionamento idrico ad uso commerciale, industriale e talvolta domestico; non bisogna quindi meravigliarsi se le epidemie di colera colpissero i londinesi, specie dal 1832 in poi, quando l’urbanizzazione intensiva e l’uso del corso d’acqua come fogna a cielo aperto, portarono la mortalità a livelli più elevati rispetto alle zone rurali.

Andiamo adesso dritti al nocciolo della questione. La poco piovosa e stranamente calda estate londinese del 1858, portò il livello dell’acqua del Tamigi ad una notevole riduzione, tanto da far affiorare ciò che decenni di sconsiderata disciplina ambientale avevano provocato. Escrementi umani, cadaveri di animali, viscere dai macelli, avanzi di cibo e scarti industriali appestavano l’aria della città, in particolare lungo il corso del fiume, colpendo il centro nevralgico del potere inglese, Westminster. Il caldo fece fermentare quell’orrida melma, favorendo il proliferare di batteri e l’intensificarsi dell’odore nauseabondo che costrinse i parlamentari a cercare di arginare il problema tappezzando le finestre con stracci imbevuti. Per non bastare, si arrivò addirittura a spostare l’organo politico laddove l’odore non era capace di arrivare, tra Oxford e la parte alta di Londra. Nulla di duraturo però, anzi, i parlamentari incontratisi per discutere la questione decisero tempestivamente come agire, segnando uno dei primati per quanto riguarda la velocità di una decisione politica. 

Fonte: London in 1845: Engraved by J. & C. Walker from a map by R Creighton.

Una riflessione tra passato e presente

Adesso che siamo a conoscenza dei fatti si possono fare dei confronti tra passato e presente in tema di ambiente. Va innanzitutto riconosciuta la Londra ottocentesca come una delle città più inquinate del suo tempo, addirittura è stato calcolato che il livello di inquinamento superi quello dell’odierna Bombay, sicuramente sul podio le metropoli con l’aria più corrotta. Ciò che cambia da “ieri” e “oggi” è l’attuale consapevolezza del processo di degrado ambientale, mentre nell’800, nel pieno della seconda rivoluzione industriale, le conoscenze sul tema erano più che limitate. Prendendo in considerazione le due realtà cittadine già citate si possono trovare dei punti in comune legati all’urbanizzazione, se infatti la Londra del XIX° secolo era in forte fermento in questo senso, a costo di condizioni di vita piuttosto degradanti, la Bombay di oggi non si allontana molto da questo schema. Il forte processo di aumento demografico londinese può essere paragonato con quello della città indiana, in quanto gli schemi demografici ascensionali, in connessione con il lento cambiamento della struttura cittadina, portano indubbiamente a problemi igienico-sanitari non di poco conto. Insomma, per farla breve, l’aumento della popolazione locale o globale che sia, necessita di un complesso di elementi che si sviluppino insieme ad essa per evitare che accada una nuova “Grande puzza”.

Il Padre Tamigi presenta la sua progenie alla bella città di Londra: difteria, scrofula e colera. Illustrazione da Punch Magazine, 1858.

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