La giornata mondiale dell’alimentazione: una svolta che potrebbe soddisfare il fabbisogno mondiale

La pandemia ha dimostrato quanto in realtà sia fragile la produzione globale di cibo, impoverendo gli operatori agricoli, che da secoli ci garantiscono la sussistenza.

In occasione della quarta Giornata mondiale dell’alimentazione, la domanda che siamo costretti a porci è la seguente: chi paga per il cibo che mangiamo? Da qui puossono nascere tantissime riflessioni.

Oggi il cibo è un problema?

La pandemia di Covid-19 ha sicuramente messo in mostra la fragiltà della produzione globale di cibo: un tema molto importante e delicato, largamente trascurato negli ultimi anni. I lockdown e le restrizioni dettate da esigenze sanitarie,hanno provocato tantissimo spreco di cibo, e allo stesso tempo un forte rincaro economico, gravando profondamente sui bilanci degli agricoltori. Oggi tra le milioni di persone ridotte in povertà da questa crisi globale, una parte importante è costituita da tutti gli operatori e lavoratori essenziali, che curano la filiera alimentare fino alle nostre tavole, garantendo  l’arrivo di cibo sugli scaffali dei supermercati e nei nostri piatti. Questi che sono definiti dalla FAO come eroi dell’alimentazione, a livello sociale e lavorativo hanno pochissima considerazione, spenso considerati ”scarti” della società , ricoprono un ruolo faticoso e fondamentale. Oltro alla bassa concezione che bbiamo di loro, c’è sicuramente un probelmaben più importante. Milioni di essi sono costretti a vivere in condizioni di povertà nonostante le molte ore di lavoro giornaliero. Proprio per questo meriterebbero maggiore rispetto e considerazione. Il Tema scelto per celebrare la quarta Giornata mondiale dell’alimentazione, ruota attorno a tre verbi di fondamentale importanza: coltivare, nutrire, preservare.

Come cambiano costi e produzioni?

Nei Paesi meno sviluppati ed industrializzati, in cui l’agricoltura rappresenta ancora gran parte del PIL, la situazione si è aggravata maggiormente. Le piccole attività a basso reddito, specialmente tra le comunità indigene, compromettono la sicurezza ed il futuro di intere famiglie, ridotte maggiormente in povertà. Numerosissimi sono i lavoratori in ”nero” legati a questo settore: ambulanti, mercanti senza regolare licenza ecc. Proprio per queste categorie di lavoratorui il lockdown ha rappresentato un prggioramento della nutrizione e un impiego di manodopera minorile, violando i principi dell’Onu. Si tratta certamente di un passo indietro, che presenta delle analogie con un’Italia ormai passata, ma che oggi come allora ridotta in povertà e molto attaccata alla produzione agricola. Sono moltissimi gli squilibri che interessano la produzione di cibo, dalle epidemie pandemie, che hanno contribuito allo scarso raccolto, alla malnutrizione e agli sprechi di cibo, da parte sia di addetti alla ristorazione, ma soprattutto da famiglie borghesi e non solo, che non attribuiscono il giusto valore  al cibo. Si tratta di temi delicati, che certamente non possono essere risolti immediatamente, nè tantomeno a parole. Occorrano anni prima di poter raggiungere gli obiettivi prefissati. Una iniziativa che sta avendo molto sucesso in Italia è stata il lancio dell’app Too Good To Go, che celebra l’importante traguardo di 1 milione di Magic Box vendute, ovvero cibo che sarebbe stato buttato. I dati numerici sono impressionanti a 1000 tonnellate di cibo non sprecato e 2.500 tonnellate di CO2 non emesse. Sicuramente una grossa mano all’ambiente.

Risorse alimentari: tra demografia ed economia

Nel corso dei secoli si sono succedute moltissime pandemie e carestie, che hanno contribuito a ridisegnare l’assetto demografico globale, riequilibrando il rapporto tra popolazione e risorse a disposizione. Un importante storico dell’economia che ci descrive dettagliatamente questi processi è proprio Malthus, vissuto a cavallo tra settecento ed ottocento. Fu autore del” saggio Sul principio di popolazione”. Questa denominazione  è legata alla teoria che individua la ad una crescita della popolazione molto più rapida rispetto a quella delle risorse, provocando inevitabilmente povertà e mancanza di risorse alimentari necessarie a soddisfarre l’intero fabbisogno della popolazione. Malthus, rispetto ad altri studiosi a lui contemporanei, non era così ottimista: l’umanità aveva davanti un destino di stenti e miseria, se non si poneva un freno alla crescita demografica. Grazie ad un’accurata analisi statistica, ricavò che l’aumento della popolazione è maggiore rispetto alla possibilità di produrre mezzi di sussistenza. Per ridurre questo squilibrio intervengo due ”freni”. I ‘freni preventivi’, che riducono il tasso di natalità, e i ‘freni positivi’, che aumentano il tasso di mortalità. proprio così si spiega come, dopo grandi carestie si prospettino tempi migliori, sicuramente con più risorse a disposizione.

 

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