La filosofia di Dark: siamo liberi di agire o è già tutto scritto?

La serie TV Dark si incentra su un grande nodo filosofico: la libertà di agire di contro al predeterminato destino umano: Quanto siamo decisivi nel modificare il nostro futuro?

Dark è una serie TV tedesca, per ora composta da due stagioni, che vede i protagonisti avvicendarsi in viaggi temporali ed intrecci familiari intricatissimi. La narrazione è in grado di toccare moltissimi argomenti controversi, dall’esistenza di Dio fino alla natura effettiva del tempo. Una delle questioni cruciali è però quella del determinismo: tutto è come dovrebbe essere, tutto accade come è sempre accaduto. Ma è davvero così? Davvero l’uomo non è libero di scegliere ma è solo un pezzo di un puzzle di cui non può vedere l’immagine? Che valore assume la scelta  umana in un mondo dove tempo e spazio sono la stessa cosa? Analizziamo la questione con Spinoza e Kierkgaard.

Il tempo in Dark: il paradosso e il concetto di origine

Il viaggio temporale è di per sé qualcosa di paradossale, non soltanto perché siamo ormai abituati a pensare al tempo come un qualcosa di lineare, che procede inesorabilmente verso una sola direzione, ovvero il futuro, ma anche da un punto di vista logico. Esemplare è in questo caso il cosiddetto paradosso del nonno: vado indietro nel tempo ed uccido mio nonno: senza di lui mio padre non sarebbe esistito e di conseguenza nemmeno io: dunque, se non sono mai esistito, come ho fatto ad uccidere mio nonno? Il problema non è da poco: viaggiare nel tempo implica una rivalutazione completa del concetto di “origine”. Le cose non avrebbero più un esistenza nel tempo, ma un’esistenza generica, a-temporale appunto. Poniamo un esempio: se portassi una copia della Divina Commedia nel 1200, ovvero prima che venisse scritta, la copia esisterebbe? Tale paradosso è presente anche in Dark, e viene usato per spiegare in che modo il tempo non sia una linea retta, ma somigli graficamente piuttosto ad un cerchio: non solo il passato influenza il futuro, ma è anche il futuro ad influenzare il passato. Se dunque le cose esistono al di furi del tempo, la nostra decisione non sarebbe affatto decisiva. Le uniche decisioni che prenderemmo sarebbero quelle che già abbiamo preso, in un loop che vede le cose ripetersi necessariamente.

Uno dei protagonisti di Dark, Jonas, parla con il sé stesso adulto, il quale ha viaggiato indietro nel tempo.

Spinoza e il determinismo: tutto è come deve essere

Riprendiamo dunque il paradosso del nonno: non posso uccidere mio nonno indietro nel tempo perché senza di lui non esisterei, e senza esistere non potrei ucciderlo: il paradosso gioca a favore del determinismo di Spinoza. Quest’ultimo infatti sostiene che ogni cosa al mondo sia al suo esatto posto. Molte volte i personaggi di Dark si lanciano i questa conclusione: non siamo liberi di influenzare il futuro, perché facendolo influenzeremo anche il passato, con conseguenze che non saremmo in grado di dominare. Per Spinoza niente è al di fuori del progetto di Dio. Egli individua Dio nella natura, e anche in questo troviamo una finalità con la concezione espressa in Dark: Dio non è un’essere che pensa e agisce, non ha creato il mondo, egli è il mondo. Per questo secondo Spinoza, portando la Divina Commedia nel 1200, essa esisterebbe e come, poiché essa sarebbe già nel pensiero di Dio, il quale pensiero è per definizione al di fuori del tempo. “Dio è il tempo stesso” si sente dire in Dark, ed esso non è qualcosa con cui si può trattare molto. In questa visione la scelta umana non ha alcun valore, non pone cambiamenti, ma unicamente paradossi irrisolvibili.

Kiergaard e la scelta come senso dell’esistenza

Kierkgaard al contrario da molto valore alla scelta umana: nella sua visione estremamente etica del mondo, egli vede l’essenza della vita dell’uomo proprio nella scelta. La scelta è il momento assoluto, quello in cui l’uomo vive nella disperazione esistenziale, che per Kierkgaard non è affatto una situazione sconveniente, ma ciò a cui ognuno dovrebbe aspirare. Decidere di decidere, in piena sovranità delle proprie azioni e delle conseguenze. Quanto di più opposto dunque a Spinoza e a Dark, i quali non danno alcuna efficacia alla libertà umana. Ognuno è padrone del proprio destino, e niente è al suo posto. La concezione della scelta di Kierkgaard è da prendere sotto il punto di vista dell’esclusione. La scelta non decide quale strada prendere, piuttosto quale non prendere. La separazione da Spinoza è quanto mai netta. Il potere delle nostre scelte è dunque realmente decisivo per il futuro? E soprattutto, un “futuro” esiste, o è qualcosa che è già successo?

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