La femme fatale in La lupa di Verga e Bocca di rosa di De André

Alla scoperta di uno dei motivi più interessanti della letteratura e della musica italiana

Come non notare la presenza della femme fatale in molti capolavori della nostra cultura? Musicisti e scrittori sono spesso stati ispirati dal fascino femminile, ma il caso di La lupa e di Bocca di rosa sono certo unici.

La lupa

La lupa è una novella scritta e pubblicata da Verga (1840-1922) nel 1880 e appartenente alla raccolta di Vita dei campi. La protagonista del racconto è una contadina siciliana, gnà Pina, esclusa dalla società per la sua sincerità e per il fascino, considerato demoniaco e malefico, che esercita sugli uomini.

Gnà Pina, detta la lupa, si innamora un giorno di Nanni, giovane del suo villaggio, che vuole invece sposare Maricchia, la figlia della donna, che ha in sebo per sua figlia una ricca dote. Uniti in matrimonio i due ragazzi, la lupa chiede però di continuare a vivere con loro. Passato del tempo e nati anche i figli dei due sposini, la lupa si sente ancora attratta da Nanni, che in una faticosa giornata di lavoro, non riesce a resistere alle avances della suocera. Condannata l’unione peccaminosa fra i due, sia per la differenza d’età sia per il rapporto di parentela, Nanni intima alla donna di sparire dalla sua vita.

La lupa, innamorata del genero, per lei ‘bello come il sole e dolce come il miele’, preferisce morire piuttosto che vivere senza l’amore del ragazzo. Così Nanni, accecato dalla vergogna e dall’ira, un giorno uccide, vestita di nero e con un mazzo di papaveri rossi in mano, la lupa.

Giovanni Verga

Bocca di rosa

Bocca di rosa è un brano scritto da Fabrizio De André e pubblicato nell’album Vol.1 del 1967. Il testo della canzone ha per protagonista una prostituta, al cui fascino nessun uomo non può resistere.

La donna viene esclusa dalla comunità a causa dei suoi ‘facili costumi’, ma in realtà tutti gli uomini del paese, compresi il prete e i carabinieri (che dovrebbero essere rispettosi della legge e tutori della moralità pubblica) sono stregati dalla sua bellezza. Le altre donne, invece, maligne, sono invidiose della sua avvenenza e gelose dei propri mariti, tanto da essere definite ‘cagnette’ dal cantautore. Perfino quando si trasferisce in un altro paese, Bocca di rosa viene percepita come un pericolo, come un affronto ai buoni costumi della comunità e per questo allontanata di nuovo. Tuttavia, come canta il Faber, Bocca di rosa ‘metteva l’amore’. Il suo volere non era quello di seminare odio, rancore e invidia, ma quello di diffondere una forma di amore nuova e libera da convenzioni e pregiudizi.

Fabrizio De André

La femme fatale

Vista la ricorrenza di questo tema, bisogna notare come il fascino femminile abbia ispirato poeti, cantautori, scrittori e artisti. In Bocca di rosa e La lupa, tuttavia, non abbiamo solo due esempi di donne affascinanti, ma in primo luogo libere e caratterizzate da una forte personalità. Senza curarsi delle convenzioni sociali e delle regole imposte dalla moralità pubblica e dal credo religioso, le due donne seguono la loro strada verso l’autonomia, nonostante la gogna sociale che le relegano ai confini della comunità a causa del loro fascino e della loro indipendenza.

Sarebbe utile riflettere su tale argomento per capire quanto la figura femminile sia soggetta a facili critiche, non soltanto a causa del loro atteggiamento, ma anche a causa dell’ aspetto fisico. Qualsiasi deviazione rispetto alla norma, sia per quanto riguarda il canone estetico che quello morale, è suscettibile di condanna ed esclusione, senza possibilità di inclusione o redenzione. La letteratura, la musica e l’arte, però, possono servire ad eliminare inutili pregiudizi.

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