La diversitá culturale ai tempi di Rembrandt: l’arte che decolonizza

Durante il 17esimo secolo la comunitá africana visse amichevolmente con la comunitá bianca nel quartiere in cui si trovava proprio la casa di Rembrandt. La stessa localitá dove si trova il Museo Het Rembrandthuis, che ospita la mostra dal titolo QUI: Il nero ai tempi di Rembrandt. 

Questa mostra è una delle increspature nel flusso continuo di decolonizzazione, proprio come la serie Mining the Museum di Fred Wilson dei primi anni ’90. La recensione rivela alcune teorie per comprendere il processo di decolonizzazione di Rembrandthuis.

QUI: Il nero ai tempi di Rembrandt

Nella mostra l’artista riconosce i dipinti storici trascurati. L’esposizione é curata da Stephanie Archangel ed Elmer Kolfin, che mettono in risalto ogni particolare dalle opere d’arti agli archivi provenienti da tutta Europa. La mostra presenta dei dipinti che danno prova del tesoro egualitario che non hanno traccia degli stereotipi sulle persone di colore o di altre etnie. Presentano una cronologia dal 1620 al 1660, in riferimento alla posizione di Jodenbreestaart, nei Paesi Bassi. 

“Per anni ho cercato ritratti di persone di colore come me. Sicuramente dovevano esserci più delle immagini stereotipate di servi, schiavi o caricature? Ho trovato l’alternativa ai tempi di Rembrandt: una galleria di ritratti di neri raffigurati con rispetto e dignità “.

– Stephanie Archangel –

Le opere d’arte sono organizzate secondo gli strumenti con cui venivano realizzate, come inchiostro, gesso o argilla, acquaforte e olio. Ogni opera raffigurante un uomo africano in piedi di Rembrandt, era solo un altro uomo libero per Amsterdam, non ci sono molte altre informazioni sulle figure nei dipinti, ma ad oggi proprio questa differenza rende le opere del passato moralmente vincenti rispetto al presente. La seconda galleria di ritratti di persone africane presenta raffigurazioni non solo umanoidi ma anche di storie mitologiche bibliche come l’Adorazione dei Maghi e il Battesimo. In molti dicono che del materiale ufficiale che si trova nell’Archivio Municipale di Amsterdam, narra in dettaglio l’orrendo destino dell’umanitá africana dopo quel 17esimo secolo. Oggi molte delle opere di Rembrandt sono collegate a molti altri artisti esposti con lui, piú contemporanei ma che esprimono ancora la libertá e la dignitá di questa gente. 

Il contesto della mostra Mining the Museum di Fred Wilson é un collegamento, un atto di diniego ai pregiudizi che supportano il movimento #blacklivesmatter. 

Fred Wilson e Mining the Museum 

“L’estrazione del Museo ha reso leggibile il razzismo implicito nella visione della popolazione della Maryland Historical Society. In questo modo, l’installazione ha risposto a una delle principali preoccupazioni per coloro che si trovano dentro e intorno alla città di Baltimora, le cui relazioni razziali fortemente divisive sono state rese più dure negli ultimi decenni da un numero crescente di neri, nativi americani e americani asiatici gravemente privati dei diritti civili. “ 

– Darby English – 

Fred Wilson ha ristabilito la sua carriera come artista di critica radicale dopo aver lavorato in un museo come curatore e guardiano. Mining the Museum è una serie che indaga l’archivio e la collezione non esposti della Maryland Historical Society. Wilson ha riformulato gli oggetti d’arte, contrapponendo simboli di schiavitù, come catene, con oggetti d’antiquariato esotici e popolari, come argenteria e calchi, con l’obiettivo di ricordarci il disastro coloniale. Aveva decolonizzato l’istituto ricollegando concettualmente la collezione.Il materiale principale conservato nel museo é l’argento. É stata creata una vetrina di argento con l’etichetta, Metalwork 1793-1880. Ma anche il  metallo compone molte opere,  nascoste peró in profondità nei magazzini della società storica, che mantenevano le catene di schiavi. Quindi sono stati esposti insieme,  normalmente hai un museo per cose belle e un museo per cose orribili.  In realtà, avevano molto a che fare l’uno con l’altro; la produzione di uno era resa possibile dalla soggezione imposta dall’altro.

La decolonizzazione di Rembrandt 

Perché oggi rivelare dipinti di “neri” si pone come un atto di decolonizzazione?I processi di colonizzazione di oggetti culturali sono iniziati sotto imposizioni dispotiche. Nel suo lavoro Museums in the Colonial Horizon of Modernity (1992), Walter Mignolo spiega in modo variabile questo fenomeno storico, frammentando il concetto attraverso la colonizzazione di potere, conoscenza ed essere. Inoltre, la schiavitù dilagante, secondo Mignolo, era un atto autocratico di colonizzazione dell ‘”essere”, dotando in tal modo il potere e la conoscenza dei colonizzati.

Il museo, scoprendo la collezione, ha fatto un tentativo di diventare trasparente attraverso lo sforzo diligente dei curatori. Amsterdam non fu danneggiata dall’imperialismo autocoloniale. A causa del metodo di classificazione e valutazione, gli oggetti, che sono stati raccolti dalle colonie, sono stati quindi colonizzati nei musei europei. La mostra incarna la rettifica della tipologia inibita e generica. I curatori e il museo hanno tentato di eliminare la patina coloniale.

La mostra in questione è aperta fino a settembre 2020. 

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