fbpx
La disinformazione dilaga sui social: quanto si conoscono davvero i vaccini?

Informarsi su avvenimenti recenti è diventato semplice ed istantaneo, ma allo stesso modo è facile imbattersi in notizie errate.

https://www.thompsoncoburn.com/

 

Uno studio americano mette in evidenza quanto possano essere influenti le notizie presenti sui social, nonostante non sempre provengano da fonti affidabili. Certamente i media tradizionali riportano, nella maggior parte dei casi, notizie approvate dalla comunità scientifica, ritenute quindi, corrette. Nonostante ciò, non tutti scelgono di informarsi da fonti attendibili.

Elvis Presley testimonial per il vaccino anti-polio.
https://www.elvispresleymusic.com.au/

La percezione dei vaccini in America

Lo studio in questione è pubblicato sulla Harvard Kennedy School Misinformation Review da ricercatori del Anneberg Public Policy Center dell’Università della Pennsylvania ed è stato condotto tramite sondaggi su un campione di 2500 cittadini nel 2019. Lo studio suggerisce che chi si informa tramite i media tradizionali, ha minor probabilità di essere male informato sui vaccini rispetto a chi si informa tramite social. Dalla analisi delle risposte è risultato che il 18% degli intervistati riteneva corretto affermare che i vaccini causano autismo, il 15% affermava che sono pieni di tossine ed il 19% era d’accordo con il fatto secondo cui è meglio sviluppare l’immunità ammalandosi piuttosto che col vaccino. “Chi ha assunto informazioni dai social ha avuto più possibilità di essere in accordo con affermazioni errate ed antiscientifiche” ha dichiarato Dominik Stecula, autore dello studio

La situazione in Europa

I dati emersi dall’Eurobarometro della scorsa primavera sulla fiducia degli europei nei confronti dei vaccini, dimostrano che il 48% dei cittadini europei considera reale, la frequente probabilità di gravi effetti collaterali derivanti da vaccinazione. Per quanto riguarda l’Italia, la situazione è altrettanto preoccupante dal momento che circa un terzo degli italiani (32%) ritiene che i vaccini indeboliscano il sistema immunitario o che possano causare la malattia da cui proteggono (34%). Il 25% degli italiani ritiene inoltre che non sia importante ricevere le vaccinazioni raccomandate (il dato complessivo europeo è 15%)

I vaccini: cosa sono e come funzionano

I vaccini sono preparati biologici che possono essere costituiti da microorganismi uccisi o attenuati, oppure da alcuni loro antigeni, o da sostanze prodotte dai microorganismi e rese sicure, oppure, ancora, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica. Generalmente i vaccini contengono anche acqua sterile e alcuni possono contenere piccole quantità di conservante (o un antibiotico) per prevenire la contaminazione del vaccino da parte di batteri e qualche stabilizzante per mantenere inalterate le proprietà del vaccino durante lo stoccaggio. Esistono vari tipi di vaccino:

  • vaccini vivi attenuati: prodotti a partire da agenti infettivi resi non patogeni
  • vaccini inattivati: prodotti utilizzando virus o batteri uccisi tramite sostanze chimiche o esposizione al calore
  • vaccini ad antigeni purificati: prodotti attraverso tecniche di purificazione delle componenti batteriche o virali
  • vaccini ad anatossine: prodotti utilizzando molecole provenienti dall’agente infettivo, non in grado di provocare la malattia ma sufficienti ad attivare le difese immunitarie dell’organismo
  • vaccini a DNA ricombinante: prodotti clonando e producendo una grande quantità di un determinato antigene.

Una volta somministrati, i vaccini evocano una risposta immunologica (immunità umorale e cellulare) simile a quella causata dall’infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze. Alla base di questo processo c’è la cosiddetta memoria immunologica, meccanismo grazie al quale il nostro sistema immunitario è in grado di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato in modo da poter rispondere velocemente. Senza le vaccinazioni il nostro organismo può impiegare anche due settimane per produrre una quantità di anticorpi sufficiente a contrastare un microrganismo estraneo, tempo sufficientemente lungo per riportare danni causati dall’invasore. Generalmente la vaccinazione è indicata come intervento preventivo che va effettuato prima dell’eventuale esposizione all’agente infettivo. Vi sono alcuni casi in cui può essere somministrato ad esposizione avvenuta e prende il nome di “profilassi postesposizione“. Un esempio è il vaccino contro la rabbia in cui il virus necessita di un certo tempo per arrivare al sistema nervoso e causare i sintomi, tempo durante il quale il vaccino è in grado di stimolare una risposta immunitaria che elimina il virus.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: