La parola non rende l’uomo più intelligente, lo dimostrano le api con danze e feromoni

Le api hanno un olfatto migliore di quello dei cani, e lo sfruttano anche per comunicare tra loro!

(jw.org)

Chi crede che siano i cani gli esseri viventi con l’olfatto più sviluppato del pianeta si sbaglia di grosso: il primato, in realtà, spetta alle api! Eh già il fiuto di questi piccoli insetti è tanto fenomenale da rendere superflua ogni forma di comunicazione verbale (o con versi). Persino quella che sembrava essere una caratteristica unica dell’uomo, il linguaggio, è sminuita dinanzi alla genialità delle api che, come le persone, sfruttano anche la danza per comunicare qualcosa agli altri esemplari. Se considerassimo poi anche la capacità di memorizzare le coordinate magnetiche della posizione dei singoli fiori, ci renderemmo subito conto di quanto straordinario sia il piccolo cervello di questi insetti.

Cosa sono i feromoni?

Si tratta di sostanze biochimiche prodotte da ghiandole esocrine ed emesse dagli organismi viventi per inviare segnali ad altri individui della stessa specie. In altre parole, a seconda del feromone, gli animali sono in grado di emettere particolari fragranze, una per ogni tipo di messaggio. I predatori, ad esempio, li usano per marcare il territorio, moltissime specie li adoperano per attrarre gli esemplari del sesso opposto. Le api, invece, come veri e propri sostituti delle parole.

Come sappiamo, quando uno di questi insetti ci punge muore. Ciò accade perché l’ago rimane conficcato nella pelle nel momento in cui si strappa dal corpo dell’animale. Tuttavia, se ci si fa caso, al pungiglione rimane attaccata una sostanza gelatinosa: si tratta in parte dei feromoni che avvisano lo sciame di un imminente pericolo. Un altro tipo di odore, immancabile in un alveare, è quello dell’ape regina, unico in tutta la colonia. Il bello è che se ce lo spruzzassimo addosso l’intero sciame ci riconoscerebbe come la sua sovrana!

1500 modi per comunicare ballando

Passiamo ora alla danza. Sappiamo che da secoli l’uomo la utilizza come forma d’arte per esprimere il proprio io attraverso il corpo. Ecco, le api fanno più o meno lo stesso, anche se con meno profondità e vestiti di scena.

Questo tipo di movimenti è utilizzato per comunicare informazioni specifiche come ad esempio dove e quando svoltare, indicazioni di volo, o la distanza dalla fonte di polline più vicina. Persino le informazioni riguardo la “pregiatezza” del polline sono incluse nei 1.528 diversi movimenti, evidenziando un sistema di comunicazione complesso e sfumato.

Ad esempio, più intensa è la vibrazione del corpo dell’ape, minore è la distanza della fonte di cibo individuata. Come spiegato nel video sottostante, inoltre, alche la direzionalità del movimento è correlata alla posizione dei fiori, sia essa uguale o opposta a quella del Sole.

Quando danze e odori non bastano l’alternativa sono i campi magnetici

Eh già, a quanto pare le api comunicano anche attraverso i campi magnetici, ma questa volta non tra di loro, bensì con le piante. Il professor Daniel Robert ha coordinato lo studio dell’Università di Bristol, pubblicato poi su Science, secondo il quale le api sarebbero in grado di distinguere i diversi campi magnetici dei fiori, con la stessa facilità con la quale vedono i colori dei petali. E grazie a questi segnali elettrici le api sarebbero anche in grado di capire se un altro esemplare abbia già visitato il fiore.
I campi elettrostatici agirebbero dunque sulle setole delle api come accade ai capelli in prossimità di un vecchio televisore. In sostanza i campi magnetici sarebbero uno strumento di comunicazione ancor più profondo: le piante emettono deboli campi elettrici a carica negativa, le api, al contrario, cariche positive fino a 200 volt. Quando uno di questi insetti si avvicina a un fiore la differenza di potenziale elettrico viene percepita dall’animale.

Inoltre, dopo che un’ape è atterrata su di un fiore, il potenziale del medesimo risulta alterato per alcuni minuti. Ed ecco che questa alterazione diventa un messaggio per le altre api: meglio volare da un’altra parte perché lì il “serbatoio” di nettare è già stato svuotato.

(pnas.org)

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