La discografia ha un nuovo “black mirror”? Ecco Smother, il centone grunge

Quando il confine tra fake media e opera artistica si assottiglia.

La voce di Kurt Cobain torna in vita sul web grazie a un algoritmo, come in un episodio di Black Mirror, ma non c’è da allarmarsi, la soluzione al curioso caso di Funk Turkey è gentilmente offerta da Virgilio

 

Un nuovo brano dei Nirvana viene composto da un’intelligenza artificiale

Negli ultimi mesi abbiamo sperimentato le potenzialità della tecnologia, adattando i mezzi informatici alle nostre esigenze. Abbiamo lavorato, studiato, acquistato beni e servizi, assistito a spettacoli teatrali e a concerti registrati sui social, rimpiangendo le esibizioni dal vivo. L’intelligenza artificiale per noi è un semplice mezzo, privo di sentimenti o velleità artistiche. Ebbene, dovremmo ricrederci sull’ultimo punto.

“Lyrics.rip” è il nome dell’algoritmo utilizzato dal proprietario del popolare canale Youtube “Funk Turkey”, per scrivere e realizzare “Smother”, il nuovo singolo dei Nirvana.
Si, avete letto correttamente. “Smother”, a un primo e sbalordito ascolto, non ha nulla da invidiare in stile, composizione, arrangiamento e testo, ai capolavori del mitico complesso rock.

Com’è possibile? In realtà è più semplice di quanto possa sembrare, gli ingredienti necessari sono: una chitarra elettrica, un datato programma di video editing e un’intelligenza artificiale che lavori sull’arrangiamento. Et voilà, ecco che Kurt Cobain e la sua voce tornano ad affascinare i curiosi e a far inorridire i fans. Ad un ascolto attento, infatti, i fans più affezionati alla band non potranno non riconoscere interi fraseggi, versi, strofi e sound dei grandi successi dei Nirvana. L’arrangiamento offerto dall’algoritmo è tutt’atro che complesso, perché segue una tecnica tanto antica quanto banale, quella del centone.

 

Kurt Cobain è un artista “centonato”, come Virgilio

Per centone si intende un componimento, in cui confluiscono diverse citazioni dello stesso autore o di autori diversi, al fine di creare un’opera effettivamente inedita nel suo insieme. Il termine deriva dal latino centō che in origine indicava un panno formato da pezze di tessuti vari. Si conoscono numerosi esempi di centoni, fin dall’antichità, e quello del poeta latino Virgilio è stato il caso più famoso, al punto da costituire un vero e proprio genere.

Il centone virgiliano più conosciuto è quello di Faltonia Betizia, una nobile e poetessa romana, conosciuta anche come Petronia Proba, autrice del Cento Vergilianus de laudibus Christi, in cui i versi del poeta pagano formano un poema epico sulla figura di Gesù. Descritto per quello che è, ovvero un centone musicale in formato digitale, questo innocente divertissement di quel burlone di Funk Turkey potrebbe perdere il suo fascino, ma, a pensarci bene, acquista una piega tutt’altro che divertente.

 

Quando Black Mirror diventa realtà

Ci pensate? A portata di un click è possibile riportare in vita la voce di Kurt Cobain e creare qualcosa di commercialmente valido sul web. Charlie Brooker potrebbe scriverci la sceneggiatura di un episodio di Black Mirror… a pensarci bene, lo ha già fatto!

Miley Cyrus in una scena della puntata “Rachel, Jack e Ashley Too”

L’ultima puntata della quinta stagione la ricorderemo tutti per la conturbante interpretazione di Miley Cyrus, nei panni di una cantautrice di successo. L’episodio consiste in una sottile e beffarda satira dello show business, e in particolare di quel business legato alle opere degli artisti diffuse dopo la loro scomparsa.  La Cyrus, infatti, costretta a letto, apparentemente moribonda e priva di sensi, viene collegata a una intelligenza artificiale in grado, tra le altre cose, di creare canzoni, riprodurre la voce della cantante e farla esibire, sotto forma di avatar, davanti a un pubblico in delirio.

A differenza delle avanzate tecnologie mostrate di consueto nella fortunata serie firmata Netflix, quelle di “Rachel, Jack e Ashley Too” sono state utilizzate per la creazione di Smother, con un editing completamente casalingo.
La voce può essere ancora considerata un tratto distintivo della nostra personalità se un semplice algoritmo può prendere il nostro posto e cantare per noi? Aspettiamo la risposta di Charlie Brooker.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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