“Sui diritti delle donne” di Wollstonecraft e la denuncia dell’ideologia del possesso maschile emersa nel caso Facebook “Mia moglie”

L’ennesimo episodio di violenza digitale contro donne inconsapevoli impone una riflessione storica sulla persistenza della cultura patriarcale del possesso. Il gruppo Facebook “Mia moglie” dimostra come la logica del controllo maschile si sia trasformata grazie ai nuovi mezzi tecnologici.
La denuncia social del gruppo Facebook “Mia moglie”
Martedì scorso, la scrittrice e attivista femminista Carolina Capria (@lhascrittounafemmina su Instagram) ha denunciato sui suoi canali social l’esistenza di un gruppo Facebook intitolato “Mia moglie”, in cui più di 30mila iscritti si sono scambiati per anni le foto intime delle proprie mogli, il più delle volte senza il consenso delle dirette interessate. La vicenda ha suscitato un’ondata di indignazione generale, e molte attiviste e attivisti hanno dato eco alla notizia con l’intenzione di sensibilizzare sulla gravità dell’accaduto. Nei giorni immediatamente successivi, testate giornalistiche italiane e estere hanno riportato la notizia, e sempre più donne hanno rilasciato interviste e dichiarazioni sul mancato consenso di quegli scatti e condivisioni illegittime. Le reazioni sono state di sconcertante dolore.
La minimizzazione della gravità dell’accaduto: un gesto di dominio
Come da prassi, ormai, molti hanno voluto esprimere la propria opinione minimizzando la portata della vicenda: la più recente è l’intervista rilasciata dal regista di video hot Rocco Siffredi al Corriere della Sera, in occasione del Bergamo Sex, in cui definisce il fatto “una goliardata maschilista”. Sottovalutare la portata del danno psicologico e morale apportato alle vittime ignare di essere riprese e condivise in atteggiamenti intimi è senza dubbio il retaggio di una cultura patriarcale del possesso legato, in questo caso, all’unione matrimoniale fra uomo e donna. A questo proposito, Claudia Fauzia, fra le attiviste che hanno seguito Carolina Capria nella denuncia dell’accaduto, ha analizzato la questione in un video postato sul proprio canale Instagram dal titolo “Dal consenso cancellato al possesso delle mogli”. Afferma Fauzia:
“Le immagini non sono sexy di per sé, ma funzionano come ideogrammi collettivi, ci dicono che è possibile possedere, è possibile esporre, è possibile violare”
e continua:
“Lo scatto rappresenta un gesto di dominio”.
L’attivista invita a riflettere su quanto il consenso delle donne, e soprattutto delle mogli, sia considerato implicito, e dunque, proprio questo sottotesto suggerirebbe la possibilità di trattare con superficialità l’indignazione delle donne che si sono scoperte mercificate ed esposte online senza il proprio consenso.

Mary Wollstonecraft e il suo “Sui diritti delle donne”
Questo triste evento di cronaca attuale ci ricorda l’importanza e l’urgenza della lotta e della riflessione femminista. Seppur ormai lontano nel tempo, un ruolo di estrema importanza è ricoperto dal breve manifesto “Sui diritti delle donne” scritto nel 1792 da Mary Wollstonecraft, filosofa e scrittrice britannica vissuta nel XVIII secolo. Considerata la fondatrice del femminismo liberale, in questo breve saggio, la scrittrice offre una lucida e brillante critica della cultura patriarcale del suo tempo, nella quale è possibile riconoscere la radice di certi comportamenti e attitudini attuali.
La cultura patriarcale del possesso trova nelle sue parole una schietta e franca denuncia, senza mezzi termini, a muso duro. È chiaro che l’opera di Wollstonecraft deve essere contestualizzata nel tempo in cui è nata e che sarebbe anacronistico attualizzare parole provenienti da una riflessione sulla cultura matrimoniale del XVIII secolo, soprattutto alla luce delle conquiste femministe del XXI secolo. Quello che colpisce è, tuttavia, il fatto che – come sottolinea anche Claudia Fauzia – il legame matrimoniale tra la vittima e il carnefice contribuisce a minimizzare la portata dell’accaduto perché la moglie è considerata un possesso del marito.
Wollstonecraft, infatti, scrive che mentre per gli uomini il matrimonio non viene percepito come il principale scopo della propria esistenza, per le donne
“[…] l’unico modo per nobilitarsi è trovare un buon partito. A questo scopo sacrificano il loro tempo prostituendo legalmente il loro corpo”.
La donna del XVIII secolo era costretta a sottomettersi, perché questa era l’unica opzione a lei concessa. Oggi, in gran parte del mondo, le lotte femministe hanno portato ad una realtà diversa, in cui il matrimonio è una deliberata scelta di entrambe le parti coinvolte, ma è importante sottolineare che la denuncia di Wollstonecraft rimane un atto rivoluzionario alla base di tale cambiamento storico-sociale.
Leggendo Wollstonecraft, appare chiarissima che le usanze patriarcali radicate nei secoli nella nostra cultura si ripresentano nei contesti comunicativi digitali, giustificando atti di violenza che, no, non sono uno scherzo. È necessario prenderne atto subito, intervenendo nell’educazione delle nuove generazioni al rispetto e al consenso reciproco, in ogni ambito della vita relazionale.