La crisi del Movimento 5 Stelle ci ricorda il ruolo del populismo politico

Vento di crisi nella compagine politica pentastellata: lo scontro fra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte ha causato una frattura ormai insanabile.Uno dei protagonisti indiscussi dell’Italia terzo-repubblicana conosce, in questi giorni, una delle sue crisi più evidenti di sempre. Il Movimento 5 Stelle, infatti, si è spaccato tra ieri e oggi; il colpevole è Luigi Di Maio, ministro degli Esteri dell’attuale governo Draghi. Dopo settimane di scontri verbali, a volte impliciti, a volte espliciti, con l’ex premier, nonché capo politico del Movimento, Giuseppe Conte, la scissione per mano di Di Maio è realtà: nasce Insieme per l’Italia.

La nascita delle rivalità

Era nell’aria, il sentore c’era già da diverso tempo. Si è solamente concretizzato quello che doveva succedere da settimane, se non da mesi. Le prime avvisaglie c’erano dalla crisi del governo Conte II, quando l’ex premier non ha incassato tutti i voti che doveva avere dai suoi compagni di partito. La rivalità fra Di Maio, già ministro degli Esteri e del Lavoro, e Conte, nuova personalità principale e capo politico del Movimento 5 Stelle, diventano evidenti alla mancata rielezione del secondo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un partito spaccato, che ha preferito dare la fiducia a un esecutivo con a capo Mario Draghi, ossia la personificazione di ciò contro cui si è sempre scagliato: l’establishment, le banche, l’Europa. Fra incongruenze e divisioni interne, il Movimento ha resistito fino ad ora. Ma è il punto di scoppio.

L’addio e le sue ragioni

Dalle dichiarazioni rilasciate da Luigi Di Maio in queste ultime ore, pare chiaro che la decisione dell’addio non sia stata presa alla leggera, né all’ultimo minuto. Le ragioni dei dissidi riguardano principalmente le discussioni parlamentari sugli aiuti all’Ucraina. Secondo il ministro degli Esteri, infatti, è necessario “scegliere da che parte stare della storia“: è una chiara frecciatina alla condotta ambigua del Movimento per quanto concerne l’invio delle armi in Ucraina. Gli esponenti della compagine pentastellata, Giuseppe Conte in primis, si sono sempre spaccati sulla questione e non hanno mai preso una posizione univoca. Tanto che qualcuno ha tacciato Conte stesso di filo-putinismo. E Di Maio non c’è stato più.

Come costruire il consenso sul populismo: M5S docet

Si sa, il populismo non è sicuramente una tendenza politica nuova, anzi. Ma costruire l’esistenza intero di un partito politico su questo e, soprattutto, il suo ampissimo consenso (tanto da renderlo fra le forze più importanti del Paese), non è impresa da tutti. Se vogliamo trovare un merito al Movimento 5 Stelle, sicuramente uno è questo. Nato nel 2009 da un’idea del comico Beppe Grillo e dall’imprenditore del web Gianroberto Casaleggio, questa compagine fa la sua prima apparizione politica ufficiale alle elezioni politiche del 2013. Da allora, è andato tutto in salita, fino alle punte gloriose del 2018, anno in cui è salito al governo con la Lega, con l’esecutivo Conte I. I suoi punti di forza? Indubbiamente il populismo palese: da sempre, si scaglia contro tutto quello che è istituzionalizzato e burocratizzato. Contro l’establishment, contro le grandi personalità della finanza e della politica. Contro un “loro” generico, troppo lontano da “noi”, cittadini comuni, che possiamo solo subire le angherie di chi sta sopra di noi. E, con queste premesse, vincere le elezioni del 2013, in un’Italia provata dalla crisi economica più pensante dal 1929, così difficile non è stato.

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